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Reddito di cittadinanza: alla fine chi l'ha ottenuto?

Gaetano Pecoraro aveva conosciuto Patrizia, Rosaria e Alì, lavoratori in difficoltà che avevano i requisiti per ottenere il reddito di cittadinanza. A quattro mesi dall’entrata in vigore della legge l’hanno ottenuto?

Sono passati quattro mesi dall’entrata in vigore della legge sul reddito di cittadinanza e ben 674mila domande sono state accolte. Patrizia, Rosaria e Alì, le persone intervistate da Gaetano Pecoraro (nel servizio che potete vedere qui sopra) e che avevano i requisiti necessari per il sostegno al reddito, lo hanno ottenuto?

Patrizia, milanese, senza casa, costretta a mangiare in una mensa per poveri, quando è stata intercettata dalla Iena dormiva in un dormitorio e lavorava facendo pulizie su richiesta.  L’abbiamo raggiunta al telefono e ci spiega: “Non ho ancora un lavoro fisso né tantomeno una casa. Non ho fatto la domanda per il reddito di cittadinanza perché sto ancora valutando fino a che punto mi convenga. Ho fatto però la domanda per l’alloggio popolare, ma ancora non mi rispondono”. Patrizia non ha voluto fare domanda per la nuova forma di sostegno perché ha più urgenza di avere una casa popolare; il suo compagno, conosciuto in dormitorio, l’ha però ottenuto. “Lui è da tre mesi che percepisce questo famoso reddito di cittadinanza, sicuramente è un aiuto per fare la spesa, ma è vincolante perché può solo prelevare 100 euro al mese, tutto il resto dei pagamenti deve farlo obbligatoriamente con la carta”. Non è arrivata ancora nessuna proposta di lavoro? “Non l’ha ancora contatto nessuno e ora è entrato anche in fascia protetta”. Tra poco Patrizia e il compagno dovranno lasciare il dormitorio perché la stanza si può occupare solo per un anno. E la situazione è ai limiti: “Siamo 40 persone con un bagno solo, fuori il dormitorio c’è una colonia di topi e spesso entrano anche nella struttura. Almeno sono riuscita a farmi cambiare il materasso perché ero ricoperta da punture di acari”.

Gaetano Pecoraro aveva conosciuto anche Rosaria, che viveva con i due figli e il cane nella sua casa pignorata, percependo 630 euro di disoccupazione e che doveva fare i conti con il quotidiano dilemma se pagare il mutuo, le bollette, o garantire ai figli il diritto all’istruzione.

“La buona notizia è che ho trovato un lavoro a contratto a tempo determinato in una società di catering. Non è molto, ma è qualcosa”, ci fa sapere Rosaria, a distanza di quattro mesi da quando l’avevamo intervistata. Ma c’è anche una brutta notizia: “Nel frattempo mi hanno sfrattata, hanno cambiato la serratura e quello che mi resta è una foto del verbale. Al momento sono in attesa di una casa popolare”. E il reddito di cittadinanza? La richiesta di Rosaria, al momento, non ha avuto esito: “Probabilmente per un errore nella trascrizione del mio cognome”, ipotizza, “comunque ho rifatto nuovamente domanda e ora aspetto una risposta”.

Infine Alì, elettricista, che risiede in Italia da 21 anni, quando la Iena lo aveva conosciuto aveva perso il lavoro e viveva in una sola stanza con la moglie e i 4 figli. Finora Alì è l’unico dei nostri intervistati ad aver ottenuto il reddito di cittadinanza. “Mi danno 305 euro al mese e con questi ci pagavo l’affitto del monolocale”, ci dice al telefono. “Ma due settimane fa ci hanno sfrattati, perché l’affitto è aumentato e io non arrivo a pagarlo con i miei lavoretti saltuari. Al momento non sappiamo dove andare, ci serve un aiuto”.

L’importo medio del reddito di cittadinanza ricevuto dalle famiglie che l’hanno ottenuto è di circa 540 euro. Un’utile misura di sostentamento, quindi. Solo chi ha l’Isee pari a zero e vive in affitto ha ricevuto sulla carta del reddito 780 euro mensili. Il fondo totale messo a disposizione dallo Stato per il 2019 che è di 6 milioni 312 mila euro. Pochi, per far fronte ai bisogni di chi fa richiesta. E cioè quelli che si trovano nelle condizioni di Patrizia, Rosaria e Alì.

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