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Babbo e mamma Renzi ai domiciliari: cooperative fallite per intascare i soldi?

La Guardia di Finanza, che ha arrestato i due per “bancarotta fraudolenta” e “false fatturazioni”, pensa a un metodo collaudato. L’ennesima tegola per Tiziano Renzi, già più volte “pizzicato” da Le Iene sul caso dei lavoratori al nero e non pagati

Tiziano Renzi e Laura Bovoli, il papà e la mamma dell'ex premier Matteo Renzi, agli arresti domiciliari. La bomba giudiziaria è piombata su Firenze da poche ore e ancora non si parla che di questo.

A eseguire il provvedimento di cattura la Guardia di Finanza, che sta indagando per i reati (pesantissimi) di “bancarotta fraudolenta” e “false fatturazioni”.

L’accusa sarebbe circostanziata e non lascerebbe dubbi: i due avrebbero lavorato per provocare dolosamente il fallimento di tre cooperative, dopo aver distratto i fondi in esse contenuti (a quanto pare diversi milioni di euro).

Un’indagine partita dall’analisi delle società connesse alla “Eventi 6”, che era già sotto inchiesta per presunta sparizione di fondi (insomma potrebbe non trattarsi di un episodio ma di un vero e proprio sistema consolidato).

Le tre cooperative ora sotto indagine sono: la “Marmodiv”, la “Delivery” e la “Europe service Srl”.

Era stata la procura di Cuneo la prima ad indagare su questa modalità “predatoria”, sottoponendo ad indagine la società “Direkta Srl” che si era scoperto essere in rapporti proprio con la “Eventi 6” dei genitori di Matteo Renzi. La richiesta, clamorosa, degli arresti (con assegnazione della misura domiciliare) è arrivata a seguito di valutazioni sul rischio (a quanto pare elevato) di reiterazione del reato e soprattutto di possibile occultamento delle prove.

Tra gli indagati, altra pesante tegola per Matteo Renzi, figura anche Roberto Bargilli, ex autista del famosissimo camper con cui l’ex Premier aveva girato l’Italia nel 2012 per portare a compimento la campagna elettorale che lo aveva eletto leader del Pd.

Noi de Le Iene vi abbiamo parlato più volte della gestione di Tiziano Renzi, e del trattamento “particolare” riservato ad alcuni lavoratori delle sue cooperative, raccontandovi la vicenda del nigeriano Omoigui Evans (che secondo una sentenza dovrebbe avere 90mila euro da una sua società).

Ed eravamo andati a trovarlo proprio in compagnia dello stesso lavoratore a seguito di un suo invito, quando Tiziano Renzi ci aveva detto: “Tutti quelli che hanno ancora da avere da Arturo srl, vengano da noi, si facciano vedere, ne rispondo io”.

Così siamo andati davvero, nella sua azienda di Rignano sull’Arno (Firenze), dal padre dell’ex premier Matteo Renzi portando con noi anche Omoigui Evans, un ex lavoratore nigeriano di una società di Babbo Renzi che distribuiva giornali a Genova, l’Arturo srl, appunto, di cui Tiziano è stato anche amministratore unico e liquidatore e non solo proprietario.

L’ex strillone nigeriano sostiene di essere stato licenziato ingiustamente e di dover avere ancora 90mila euro di risarcimento dal 2011, stabiliti da una sentenza. Ma nonostante non abbia ancora visto nemmeno un euro Evans non si è perso d’animo, e ha anche composto una canzone che continua a cantare accompagnato dal suo tamburello durante tutto l’incontro: “Io ballerò finché Renzi non mi pagherà, io ballerò…”.

Tiziano Renzi non prende benissimo la nostra vista, anzi, diciamolo, la prende proprio male. “Lei è un ballista!” è il suo esordio con Filippo Roma. Va peggio, poco dopo, a Omogui Evans: “Ci vediamo in Tribunale, faccia di merda!”. Basta guardare le immagini per capire come è andata a finire, ovvero che Evans dovrà ballare ancora per molto.
 

Un altro nigeriano di cui vi avevamo parlato, senza permesso di soggiorno e impiegato al nero, ha fatto causa e ha vinto ma la società di Tiziano Renzi non gli ha pagato, dice, i 15mila euro di risarcimento. Altra storia ancora per Andrea Santoni, oggi chef a Londra che dichiara di aver lavorato senza contratto. Per questa storia degli strilloni pagati “cash”, Tiziano Renzi ha annunciato querela perché sostiene che non si trattasse di lavoro nero.

Tiziano Renzi aveva risposto punto su punto. Prima condanna per contributi non pagati all’Inps? “Non mi risulta”, poi corregge un po’ il tiro. E le sentenze di condanna per gli strilloni nigeriani? “Della gestione non rispondevo io, ero solo il proprietario”. Ma dalla carte emergerebbe che è stato di quella società anche amministratore e liquidatore. 

Ci sarebbe poi anche una storia di abusivismo per sei strutture. “Abbiamo fatto ricorso e c’hanno dato ragione”, dice. Al sindaco di Rignano (Firenze) Daniele Lorenzini risulta invece che quelle strutture erano abusive e che sono state rimosse. Ci sarebbe stata anche una tensostruttura autorizzata nel 2017 per tre mesi e ancora lì dopo tempo, quindi abusiva. (ma poi rimossa a seguito del nostro servizio).

E Matteo Renzi che ne dice delle condanne ricevute non da Tiziano Renzi ma dalle sue società? Eravamo andati anche da lui e ci aveva risposto:  “Se mio padre è colpevole deve pagare, mio padre però non ha confessato colpe come il padre di Di Maio, ha querelato, e non si ritiene colpevole. Le sentenze comunque vanno tutte rispettate: chi deve pagare, pagherà”.

E le strutture abusive? “Vanno abbattute”. E due giorni dopo l’intervista ai Renzi, come detto, la tensostruttura sparisce.

Ora questa nuova pesantissima tegola per i genitori di Matteo Renzi, Tiziano in primis, che dopo i nostri servizi aveva postato più volte messaggi sui social, parlando di “capro espiatorio” e lasciandoci con una metafora davvero illuminante: “Sto ingoiando tanti di quei rospi che cagherò principi azzurri per i prossimi anni”.

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