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Sfruttamento sul lavoro, dopo Le Iene indagato per estorsione il titolare Esso

Paolo Vasta, titolare di una stazione di benzina a Acireale, avrebbe preteso indietro parte dello stipendio che veniva versato in busta paga ai suoi dipendenti. Con Matteo Viviani abbiamo denunciato questa storia grazie al coraggio di Rosario, 26enne di Catania che ha deciso di ribellarsi e registrare tutto

“Si deve denunciare, altrimenti non andiamo da nessuna parte”. Rosario, 26enne di Catania, ha deciso di alzare la testa, in una terra complessa come la Sicilia. Ora, Paolo Vasta, titolare della stazione di benzina Esso di Acireale dove lavorava Rosario, è indagato per estorsione. Proprio noi, con il servizio di Matteo Viviani, abbiamo lanciato un appello alle autorità affinché indagassero sulle attività del titolare di Rosario e su come gestiva lo stipendio dei suoi dipendenti. Paolo Vasta, infatti, avrebbe preteso indietro dai suoi dipendenti parte dello stipendio che veniva versato in busta paga.

Tutto inizia quando Rosario trova un lavoro con contratto regolare presso un distributore di benzina. Lo stipendio è buono, ci racconta Rosario, che un mese vede arrivare in busta paga 1.500 euro, un altro 1.200 e un altro ancora 1.900 euro. Ma le cose non sono come sembrano. “Arrivato lo stipendio dovevo prenderne una parte e portarla in contanti al titolare, perché lui di stipendio mi dava 1.000 euro al mese”, racconta Rosario a Matteo Viviani.

Finché un giorno, stanco di piegare la testa, decide di andare a parlare con il titolare e di registrare tutto. “Non c’è nessuno che ti mette in regola”, esordisce Paolo Vasta. “Tu invece hai la fortuna che io ti metto in regola. Perché stai sicuro che se non ti mettevo in regola tu prendevi 750 euro”.

Ma le furbate del titolare non sarebbero finite qui. Infatti, sembra che nei 1.000 euro mensili di stipendio che rimanevano in tasca a Rosario dopo aver restituito a Paolo la differenza con la cifra (gonfiata) presente in busta paga, fossero compresi gli assegni familiari, che però non escono dalle tasche del titolare, ma dalle casse dello Stato. Quando Rosario lo fa notare al titolare, lui ammette il giochino: “È vero, gli assegni li paga l’Inps, ma li paga solo perché io ti ho messo in regola”. Insomma, con questo trucco Paolo avrebbe fatto pagare all’Inps parte dello stipendio dei suoi dipendenti.

E se la cosa non ti sta bene? Quella è la porta, naturalmente. “Se tu non ti trovi bene con me, stai tranquillo che non sono io a soffrire, sei tu”, dice Paolo a Rosario.

Quando la Iena è andata a parlare con il titolare del distributore, lui ha negato tutto. Al termine del servizio abbiamo rivolto un appello affinché le attività di Paolo Vasta fossero passate al setaccio. Il risultato, oggi, è non solo l’accusa di estorsione, ma la sospensione per un anno dall’attività di impresa e dal ricoprire uffici o incarichi direttivi in società di persone o capitali. La misura interdittiva prevede inoltre il sequestro preventivo delle quote e dell’intero patrimonio della società "Night&Day petrol srl" e di oltre 8.000 euro come equivalente del danno stimato.

Quattro dipendenti della società hanno denunciato di essere stati costretti a lavorare oltre l’orario senza poter usufruire dei gironi di riposo e di non aver ricevuto i loro buoni pasto. Tre di loro, come ci ha raccontato Rosario, sarebbero anche stati costretti a cedere i loro assegni familiari e parte dello stipendio, per un totale di 8mila euro.

Il coraggio di Rosario aveva commosso molte persone. Una donna siciliana di 41 anni ci aveva scritto dopo il servizio, raccontando in una lettera pubblicata sul nostro sito la sua storia “da laureata a segretaria” e di come abbia deciso di fare le valigie e abbandonare al sua amata terra perché “in Sicilia non ci è permesso di sognare”. 

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