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Strada dei Parchi a pezzi e il gruppo Toto finanzia Matteo Renzi? | VIDEO

Filippo Roma ci ha raccontato le condizioni pietose in cui versano strade e viadotti in Abruzzo, gestiti dal gruppo Toto. Ora, nell’inchiesta sui finanziamenti illeciti alla campagna elettorale di Matteo Renzi, sarebbero stati trovati pagamenti dal Gruppo Toto alla Fondazione dell'ex premier. E i soldi per sistemare le strade?

Il gruppo Toto, quello delle autostrade abruzzesi che cadono letteralmente a pezzi e di cui ci ha parlato il nostro Filippo Roma, ha destinato parte delle proprie entrate per pagare la campagna elettorale di Matteo Renzi ai tempi della Leopolda?

E' un'ipotesi che emergerebbe dall'ordinanza del riesame nell’ambito dell’indagine sui finanziamenti alla Fondazione Open, di cui via abbiamo già parlato in questo articolo.

Le carte dell’indagine raccontano che l’avvocato Alberto Bianchi, storico finanziatore delle iniziative alla Leopolda di Firenze ed ex presidente della Fondazione Open (ora indagato per “traffico di influenze”),avrebbe ricevuto nel 2016 dal gruppo Toto Costruzioni un pagamento di oltre 800mila euro. Quei soldi, 200mila dei quali andarono pochi giorni dopo sui conti della Fondazione Open, sarebbero legati ufficialmente a una fattura emessa a favore di Bianchi, per prestazioni professionali.

Nello stesso anno, spiegano ancora le carte processuali, sempre lo studio di Alberto Bianchi avrebbe ricevuto dal gruppo Toto circa 2 milioni di euro, con la medesima causale.

Si tratterebbe di operazioni, hanno spiegato i magistrati, che "appaiono dissimulatorie di trasferimento diretto di denaro dal gruppo Toto Costruzioni Generali alla Fondazione Open".

Il gruppo Toto Costruzioni Generali fa parte della holding della famiglia Toto, all’interno della quale c’è anche il ramo d’azienda che gestisce le concessioni autostradali.

Proprio quelle di cui si è occupato Filippo Roma, che ha indagato sulle condizioni dei viadotti in Abruzzo.

Nel primo servizio (che potete rivedere sopra) Filippo Roma con il caschetto in testa è andato a vedere quei ponti da vicino accompagnato dall’ingegnere Tommaso Giambuzzi. Tra i primi che verifichiamo c’è il viadotto Macchia Maura, dove il ferro contenuto nel cemento armato si sgretola appena lo si tocca. “Non c’è niente che resiste”, dice l’esperto. Nello stesso stato è anche il ponte Santa Croce sulla A25, da cui si staccano i pezzi di calcestruzzo. 

“In questi frammenti c’è anche ferro che si spezza”, mostra Giambuzzi. E riesce persino a spezzarlo a mani nude. Il nostro tour procede sotto il viadotto di Cocullo. Ad attenderci c’è un pilone il cui lo scheletro di metallo è completamente visibile. “Il problema è capire quanto sia deteriorato al suo interno”, spiega l’ingegnere. 

Nel secondo servizio invece, un operaio addetto alla manutenzione dei viadotti rilancia l’allarme: “Ai miei amici dico: ‘Se ci passate sopra, accelerate! Io cerco di non passarci proprio”. “Se c’è un sisma nessuno dei viadotti regge”, sostiene Placido Migliorino, capo ispettore del ministero dei Trasporti. “C’è un deperimento dei viadotti molto accentuato”, denuncia Augusto De Sanctis, coordinatore di No Toto Autostrade. “La preoccupazione è alta, abbiamo fatto un esposto per chiedere al ministero lo stato di sicurezza”. 

La Iena, dopo aver documentato con alcuni testimoni come i pezzi di calcestruzzo si riescano a spezzare con le mani, neanche fossero dei biscotti, ne ha parlato con lo stesso ex ministro alle Infrastrutture, Danilo Toninelli.

E quando siamo andati proprio da Carlo Toto a chiedere spiegazioni sulle condizioni delle strade che gestisce, prima chiede di chiamare i carabinieri e poi dice a Filippo Roma: “Lei risponderà delle bugie che ha detto, io rispondo ala mia coscienza e alle leggi e ai regolamenti”. Il gruppo Toto, intanto, dovrà rispondere ai magistrati di quei soldi finiti in parte alla fondazione che ha finanziato Matteo Renzi.

E dopo i nostri servizi sono partite altre ispezioni e un’indagine, che ha messo sotto la lente sei viadotti nel territorio di Bussi, Popoli e Alanno. A certificare le loro condizioni di sicurezza e di staticità spetterà a Bernardino Chiaia, che è stato nominato come perito. Ai fascicoli aperti dalle procure di L’Aquila e Teramo, ora si somma quello depositato a Pescara che vede indagati i vertici di Strada dei Parchi. 

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