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Strage di Capaci, due nuovi indagati 27 anni dopo la morte di Falcone

Il 23 maggio sono 27 anni dalla strage di Capaci. In queste ore ci sono due nuovi indagati per la morte del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e di tre uomini della scorta. Cristiano Pasca ha intervistato uno dei sopravvissuti Giuseppe Costanza, l’autista di Falcone

Due nuovi indagati per la morte del giudice Giovanni Falcone. La notizia trapela dalla Procura di Caltanissetta nelle ore dell’anniversario della strage di Capaci (per non dimenticarla il 23 maggio è la Giornata della Legalità). Oltre a Falcone, morirono la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della sua scorta: Antonino Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. 

In queste ore ci sono due nuovi indagati. Si tratta di Maurizio Avola, sicario di Cosa nostra e pentito di Catania, e del boss Marcello D’Agata, uno dei luogotenenti di maggiore fiducia dello storico capomafia catanese Benedetto Santapaola. Il pentito Avola ha raccontato ai magistrati di aver conosciuto nel ’92 un artificiere esperto in esplosivi inviato dal boss della mafia americana John Gotti.

Cristiano Pasca, nel servizio che vedete qui sopra, ha ricostruito quei momenti attraverso la testimonianza di uno dei sopravvissuti. “Non mi sento miracolato, mi sento in colpa”, dice Giuseppe Costanza, l’autista di Falcone. Quel 23 maggio attendeva il giudice all’aeroporto di Punta Raisi insieme ad altre due auto della scorta.

La moglie di Falcone si siede al posto del passeggero, il marito quindi si mette alla guida e l’autista invece sul sedile posteriore. Le auto si immettono in autostrada in direzione di Palermo. In prossimità di Capaci sono stati posizionati 300 chili di tritolo, poco distante il boss Giovanni Brusca attende il passaggio delle auto per attivarlo.

Nell’abitacolo succede un imprevisto: “Falcone ha fatto un cambio di chiavi inserite nel cruscotto, l’auto ha così rallentato quel tanto da non finire sul baratro dell’esplosione”, racconta Costanza. Brusca attiva l’esplosivo che colpisce l’auto di testa, di scorta, mentre quella di Falcone impatta contro un muro di asfalto che si è alzato. Se ci fosse stato l’autista alla guida sarebbe morto lui. “Mi sono svegliato dieci giorni dopo in ospedale”, dice Costanza. A salvarsi, oltre a Costanza, furono anche gli agenti di scorta Paolo Capuzza, Gaspare Cervello e Angelo Corbo. 

Cristiano Pasca ha intervistato anche Giovanni Paparcuri, l’autista del giudice Rocco Chinnici: “Io non ho fatto e faccio il mio dovere per venire nominato ma per Falcone, Borsellino, Chinnici…”. Questo lo sfogo dell’unico sopravvissuto alla strage con un’autobomba davanti alla abitazione di Chinnici di via Pipitone Federico a Palermo, dove il 29 luglio 1983 persero la vita il giudice, gli uomini della scorta Mario Trapassi e Salvatore Bartolotta e il portiere dello stabile Stefano Li Sacchi.

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