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News | di MONTELEONE |

Strage di Erba, Rosa Bazzi contro il suo primo avvocato | VIDEO

Continua l’inchiesta di Antonino Monteleone e Marco Occhipinti sulla strage di Erba, concentrandosi sui dubbi di Rosa Bazzi sul primo avvocato difensore di lei e Olindo Romano, Pietro Troiano

Continua l’inchiesta di Antonino Monteleone e Marco Occhipinti sulla strage di Erba. In questo appuntamento ci concentriamo sui dubbi di Rosa Bazzi e dei nuovi difensori di fiducia Fabio Schembri e Luisa Bordeaux, subentrati a Troiano, dopo i primi 5 mesi di carcere.

La Iena è andata da Pietro Troiano, ex legale di Rosa Bazzi e Olindo Romano, condannati in via definitiva all’ergastolo per gli omicidi di Raffaella Castagna, del figlio Youssef Marzouk, della madre Paola Galli e della vicina di casa Valeria Cherubini avvenuti a Erba (Como) l’11 dicembre 2006.

Come avvocato d’ufficio per i due viene nominato Pietro Troiano. “Ha fatto proprio un bel po’ di danno”, dice Rosa Bazzi a Monteleone nel corso dell’intervista esclusiva che le abbiamo fatto nel carcere di Bollate (clicca qui per la prima parte dell’intervista, qui per la seconda, qui per la terza e qui per il nostro Speciale Iene).

Inizialmente Rosa e Olindo si dichiarano innocenti. Ma dopo aver trascorso due giorni nel carcere di Como, i due confessano in una maniera un po’ travagliata. Le versioni dei due coniugi, infatti, contengono tante cose che non tornano. Olindo, per esempio, compie “un errore ogni trenta secondi”, racconta l’attuale avvocato di Rosa e Olindo, Fabio Schembri. Non solo. “Le foto noi le abbiamo viste tutte”, ci dice Rosa riferendosi a quelle della strage, che durante la “confessione” dice di aver avuto davanti agli occhi.

Perché l’avvocato difensore di allora, Pietro Troiano, avrebbe consentito che i due confessassero con le foto della strage davanti? Perché avrebbe permesso che a Rosa fosse letta la confessione del marito Olindo?

“Quando noi siamo entrati in carcere Troiano non c’era”, sostiene Rosa Bazzi. “E nemmeno quando siamo stati interrogati. Lui dice che c’era ma non c’era mai”. Così Monteleone le chiede perché ai pm che le chiedono “signora Bazzi è qui presente il difensore” lei rispose di sì. “Ma non lo conoscevo neanche. C’era un casino quel girono lì”, dice Rosa.

È proprio questo il primo dubbio sollevato da Rosa e dai suoi attuali difensori, l’avvocato Fabio Schembri e l’avvocato Luisa Bordeaux: l’avvocato Troiano è stato sempre presente durante gli interrogatori di entrambi, avvenuti lo stesso giorno? “Dagli orari risultava una sovrapposizione tra ai due interrogatori e questo non è possibile”, dice il giornalista investigativo Edoardo Montolli. L’avvocato sarebbe dovuto essere presente a entrambi, come previsto dalla legge. Quindi uno dei due, dando retta agli orari riportato nei verbali, sarebbe stato sentito dai magistrati senza il proprio avvocato. La Corte d’Assise di Como, con una ordinanza, ha poi sostenuto che il dato di tempo presente negli atti sarebbe da ritenersi errato.

Ma a non tornare non sarebbero solo gli orari contenuti nei verbali, ma anche la durata delle registrazioni audio se confrontata con gli orari, perché mancano più di due ore.

C’è poi un altro punto che sembra non tornare e che riguarda i soldi sul conto unico che avevano Rosa e Olindo. “Noi veniamo a scoprire che il Tfr da 6mila euro dalla Eco Nord che Olindo avrebbe dovuto ricevere finisce sul conto corrente dell’avvocato Troiano, tanto che poi il conto di Troiano viene pignorato dalla parte civile tanto che poi il conto di Troiano viene pignorato dalla parte civile, cioè dalla famiglia Frigerio, marito e figli di Valeria Cherubini" (la vicina di casa del piano di sopra morta con più di 40 colpi, il cranio fracassato e la lingua tagliata), sostiene l’avvocato Schembri.

Quando Monteleone chiede a Rosa se sa quanto è venuto a costare l’avvocato Troiano, lei risponde che “Troiano ci ha fatto firmare dei fogli in bianco e ha detto che ci pensava lui a mettere la cifra, di non preoccuparsi”. Una cosa che se fosse vera sarebbe molto grave. Tanto che, racconta Rosa, “sono intervenuti gli agenti perché ha fatto una cosa che non era giusta”. La stessa cosa viene riferita da Olindo Romano ai suoi nuovi avvocati Fabio Schembri e Luisa Bordeaux.

C’è poi un altro dubbio sollevato dall’attuale difesa, che riguarda i video di Rosa e Olindo realizzati dallo psichiatra Massimo Picozzi che dovevano servire solamente per una perizia psichiatrica ce che facevano parte di una precisa strategia processuale della difesa dell’epoca. La strategia sarebbe stata quella di dichiarare Rosa e Olindo incapaci di intendere e di volere. Ma l’avvocato Troiano ha poi consegnato nelle mani dell’accusa il video in cui Rosa confessa i dettagli del massacro. Un video che finisce poi anche in una trasmissione televisiva e convince gli italiani della sua colpevolezza. Perché il collegio difensivo mette a disposizione dell’accusa questo filmato? In quel video Rosa racconta anche i particolari di un improbabile stupro subito da parte di Azouz Marzouk. Praticamente nessuno ha creduto allo stupro di Rosa, tranne l’avvocato Troiano e lo psichiatra Picozzi, che, ritenendo attendibili quelle dichiarazioni, le depositano alla Procura di Como proprio perché contenenti questa “notizia di reato”.

“Non c’è nulla che torna in questa storia”, sostiene l’avvocato Luisa Bordeaux. Inoltre contenuti del video di Olindo, mai depositato, diventano misteriosamente pubblici attraverso il libro dello scrittore Pino Corrias “Vicini da morire”.

Nel servizio precedente dedicato al caso, Antonino Monteleone è andato da Massimo Picozzi per fare alcune domande (clicca qui per vederlo). Ma non abbiamo ottenuto alcuna risposta dallo psichiatra.

Siamo andati allora dal difensore che lo aveva incaricato: l’avvocato Troiano. “Non posso rispondere nulla. Ho ancora il segreto professionale”, ci ha detto. “Non voglio entrare nelle mie scelte professionali assunte da parte dei miei assistiti. C’erano strategie ben definite. I miei clienti erano rei confessi”. La Iena contesta l'avvocato, punto per punto, tutti i dubbi sollevati da Rosa Bazzi e la sua nuova difesa e non sempre Pietro Troiano accetta di fare luce sui tanti nodi ancora irrisolti di questa scabrosa vicenda. 

E alla domanda su dove siano finiti i soldi del Tfr di Olindo risponde: “Non ricordo. Io non so queste cose qua”. 

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