Italiani malati di tatuaggi: sono a rischio cancro? | VIDEO
I Carabinieri controllano 117 aziende tra tatuatori e produttori di inchiostri: su 100 campioni prelevati 22 sono potenzialmente cancerogeni. L'allarme non spaventa Daniele Di Bella, che ha un kalashnikov tatuato in fronte
Tatuaggi a rischio cancro. I carabinieri dei Nas hanno trovato 22 campioni di inchiostri e tinture per tatuaggi potenzialmente tossici e dannosi per la salute su 100 controlli effettuati.
Questa operazione, che ha riguardato 117 aziende tra tatuatori e produttori, ha spinto il ministero della Salute ha vietare la vendita di alcuni prodotti a rischio cancerogeno e ad avvertire i clienti che si sono sottoposti a tatuaggi con quei prodotti.I carabinieri hanno poi contestato oltre 30 infrazioni per carenze igienico-sanitarie e hanno sequestrato 248 confezioni di tinture e pigmenti.
È l’ennesima operazione che accende i fari sulla pericolosità potenziale dei tatuaggi, che in Italia sono diffusissimi. È l’ultima ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità a dare i numeri di una “mania” che ha contagiato tutte le fasce d’età e tutti i ceti sociali.
Sono quasi sette milioni gli italiani che hanno un tatuaggio, il 7,7% sono minorenni. Una moda che piace più alle donne che agli uomini e che generalmente si inizia attorno ai 25 anni.
Non ha paura per l’allarme Daniele Di Bella, il 27enne milanese che è divenuto celebre per il suo volto completamente coperto dai tattoo, compreso quello di un kalashnikov. Proprio quest’ultimo tattoo gli ha impedito di trovare un lavoro. Ed è per questo motivo che si era rivolto a Le Iene con l’intervista che vedete qui sopra.
“Io sono sempre andato da amici di cui mi fidavo”, dice Daniele a Ine.it. “Non ho mai avuto paura, non ho mai pensato al rischio per la mia salute. Per i miei quasi 100 tatuaggi, sono sempre andato nei posti certificati, da gente fidata. Comunque quando andavo, l’occhio lo facevo sempre ballare…”.
Daniele insomma dice di aver fatto attenzione a chi lo tatuava e a come faceva il suo lavoro. Intanto però quei tatuaggi hanno “spaventato” ogni datore di lavoro.
“Ho solo dei tatuaggi in faccia ma sono un bravo ragazzo”. Certo, con un mitra tatuato in fronte, "un AK-47", precisa, ovvero un kalashnikov, non trasmette proprio fiducia. “Sì, magari ho voluto dare un po’ l’immagine del cattivo ragazzo, ma non lo sono e chi mi conosce lo sa. Posso sembrare addirittura un ex galeotto ma sono incensurato”.
E proprio quel kalashnikov adesso è la sua prima preoccupazione, da quando ha iniziato un ciclo di sedute per rimuoverlo. Ma le cose, racconta poi Daniele a Iene.it, vanno a rilento: “Sono alla seconda seduta: mi danno appuntamenti ogni due mesi, di questo passo si toglierà tra un anno! A dire il vero poi fino a ora non si è cancellato per nulla, anzi è ancora più scuro: non capisco”.
“Quando ho fatto i tatuaggi non ci ho pensato”, ci aveva spiegato . “Lavoravo nel laboratorio di una pasticceria e non avevo troppi problemi. Per quanto riguarda la possibilità di trovare lavoro ho fatto una cazzata”.
“Secondo me non è che se ho i tatuaggi non posso lavorare a contatto con le persone. Anzi, in un negozio di abbigliamento un po’ particolare, potrei anche fare figura come commesso”.
Daniele si dice pronto a ogni lavoro: “Barista, commesso, ma anche magazziniere alla fine va bene, mi piace stare a contatto con le persone”. Insomma, basta che ci sia uno stipendio a fine mese. Cosa sa fare? "Ho fatto il barista per un po' e mi piacciono i lavori manuali".
E allora noi de Le Iene lo avevamo messo alla prova proprio con un lavoro manuale, portandolo a spalare letame in un allevamento di maiali: clicca qui per il video.
“C’è da pulire la cacca dei maiali”, spiega Graziano, il padrone di casa. Armato di paletta e secchiello Daniele, tra uno sbuffo e l’altro, non si tira indietro. Non è finita qui, perché una delle scrofe ha appena partorito. “C’è da rimuovere la placenta”. Un bel battesimo per Daniele. Nemmeno la vista dei piccoli maialini appena nati riesce a tirarlo su: “Basta così!”.
“Questo lavoro non fa per me” dice a fine colloquio. Anche se su un punto rimane fermo: “Meglio qui che pulire all’ospedale”. Perché? “Perché comunque loro sono animali, ce li mangiamo anche. Adesso perché sono sporchi ma una volta che poi vanno al macello poi finiscono nei nostri piatti”. Motivazione poco comprensibile, ma su una cosa ci troviamo tutti d’accordo: non è il lavoro per lui.
E il vero lavoro che farebbe per lui, almeno così ci dice lo stesso Daniele, ci sarebbe già: “Voglio andare al Grande Fratello!”.