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Omicidio Willy Branchi, il paese: “Le Iene ci offendono”. Ecco la nostra risposta | VIDEO

Il consiglio comunale di Goro, in provincia di Ferrara, ha votato un documento per tutelare l’immagine della comunità, dopo l’inchiesta de Le Iene sulla morte di Willy Branchi, il ragazzo ucciso barbaramente nel 1988. A distanza di 30 anni ancora non ci sono i nomi dei responsabili. Antonino Monteleone, che insieme a Riccardo Spagnoli sta seguendo il caso per cercare la verità, risponde a questo atto

Nessuno offenda più il nostro paese”. A dirlo è il consiglio comunale di Goro, il paese in provincia di Ferrara, dove è stato barbaramente ucciso Willy Branchi. A distanza di oltre 30 anni dalla sua morte ancora non c’è il nome di un colpevole. Antonino Monteleone e Riccardo Spagnoli in questi mesi hanno raccolto nuove testimonianze inedite e clamorose che potrebbero segnare una svolta, come ci hanno raccontato nello speciale Iene che potete vedere qui sopra.

Spesso ci siamo interrogati sui segreti inconfessabili di questo paesino di 3.700 persone. Proprio per “tutelare l’immagine della comunità” dopo la riapertura del caso, il consiglio comunale all’unanimità ha votato un documento che diffida chiunque a usare aggettivi diffamatori. “Prendiamo le difese di tutti i cittadini che hanno mantenuto nella loro vita una condotta esemplare e sono estranei alla vicenda”, si legge nell’atto. “Per colpa di pochissimi non può e non deve pagare un intero paese”.

E il consiglio comunale tira in ballo esplicitamente Le Iene, e dice: “Nei confronti di stampa, televisione o qualsiasi altro mezzo di comunicazione si diffida a usare aggettivi o termini tesi a screditare la comunità gorese”. A rispondere ci pensa Antonino Monteleone, che insieme a Riccardo Spagnoli sta seguendo l’inchiesta sulla morte di Willy Branchi. “Gli esponenti del mondo politico arrivano in ritardo. Sorprende infatti che il Sindaco di Goro Diego Viviani dica che fino al 2014 tutti credevano Valeriano Forzati il colpevole dell’omicidio, visto che il suo proscioglimento è datato 1990”.

Forzati, lo ricordiamo, era un pluripregiudicato della zona che in un primo momento nel 1988 è stato accusato della morte del ragazzo. Dopo due anni, il giudice dichiara di non doversi procedere contro Forzati per non aver commesso il fatto. Così, sulla vicenda cala il sipario fino al 2013, quando il fratello di Willy lancia un appello per fare luce sul caso, perché in tanti sanno, ma nessuno vuole parlare.

Nessuno ha mai accusato l’intera comunità di Goro. E siccome c’era da aspettarsi che qualcuno, per distogliere l’attenzione dal problema, avrebbe brandito lo spauracchio del discredito lo abbiamo detto esplicitamente”, spiega Monteleone. “I comportamenti di pochi sono stati criticati perché sembra possano avere costituito la base per una sorta di patto del silenzio”.

Durante il consiglio comunale, noi de Le Iene siamo stati invitati a un confronto pubblico con il paese di Goro. “Se fosse necessario ribadire l’ovvio non ci sottraiamo: questa è una comunità fatta di lavoratori infaticabili”, conclude Monteleone. “Ma c’è una madre che da trent’anni piange un figlio innocente. Il consiglio comunale di Goro ha mai prodotto un solo documento a conforto di questa madre?”

Intanto c’è appena stata una svolta inaspettata che dopo 31 anni riaccende le speranze di Luca Branchi, fratello di Willy: “Una o più persone sono indagate per omicidio, siamo a un passo dalla verità”.

Torniamo sul caso furbetti della raccolta dei rifiuti di Roma sollevato dall’inchiesta di Filippo Roma e Marco Occhipinti. Lo facciamo perché la sindaca Virginia Raggi continua a dare versioni diverse, sia sull’utilità della nostra segnalazione sia sulla commissione di controllo di Ama che avrebbe dovuto vigilare sugli operatori della raccolta. E crediamo che adesso la capitale meriti risposte definitive

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