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11enne morto a Napoli, gli inquirenti indagano anche la sua Playstation

Contatti, sfide virtuali, interazioni. Non solo il cellulare e il tablet, ma anche la Playstation del bambino morto gettandosi da un balcone a Napoli sarà analizzata dagli investigatori per stabilire cosa potrebbe averlo spinto a questo terribile gesto. Noi vi abbiamo raccontato di adescamenti tramite videogiochi 

Non solo il cellulare e il tablet, ma anche la Playstation del bambino di 11 anni di Napoli che il 29 settembre è morto gettandosi dal balcone di casa sua verrà esaminata dagli investigatori. L'obiettivo sarebbe quello di capire se possa esserci traccia di qualcosa che avrebbe spinto il piccolo a compiere quel terribile gesto o lo avrebbe in qualche modo suggestionato. Le sfide interattive, i contatti, le applicazioni saranno esaminate per vagliare l’ipotesi di istigazione al suicidio. 

Il bambino avrebbe infatti lasciato ai genitori un terribile messaggio quella notte: “Mamma e papà, vi amo. Ora devo seguire l’uomo col cappuccio nero. Non ho più tempo. Perdonatemi”. Se dietro alla figura dell'uomo "con il cappuccio nero" ci sia l'immagine e il nome di "Jonathan Galindo", profilo social che secondo alcune ipotesi verrebbe usato per adescare bambini e adolescenti online e indurli a atti di autolesionismo, saranno gli inquirenti a stabilirlo, come vi abbiamo raccontato qui. Intanto l'attenzione è stata posta sulla Playstation del piccolo anche in seguito a quanto emerso dalle testimonianze di alcuni amici del ragazzino. I racconti avrebbero infatti confermato la passione del piccolo per la “Play”.

La Playstation, infatti, lungi dall’essere una “scatola chiusa” in cui si gioca da soli, è un luogo virtuale in cui si interagisce, gioca e chatta anche con utenti sconosciuti. E qui potrebbero insinuarsi malintenzionati il cui scopo non è solamente quello di giocare ai videogame.

Un tema, quello degli adescamenti tramite videogiochi, di cui ci siamo occupati su Iene.it tempo fa ascoltando la testimonianza di una mamma molto attenta. “L’altro giorno mentre mia figlia giocava in camera sua alla Playstation con i suoi amichetti, sono iniziati ad arrivare dei messaggi”, ci ha raccontato la madre, che aveva sul proprio telefono un’applicazione che consente di guardare in tempo reale quello che la bimba fa sullo schermo della consolle. “Sono andata subito in camera sua e ho continuato a parlare con questa persona”. La mamma, insomma, voleva andare in fondo a quegli strani messaggi. “Si è presentata come Amanda e mi ha detto che aveva 21 anni e io ho subito pensato che dall’altra parte ci fosse un uomo che magari per tentare un approccio più facile si fingeva donna”.

La mamma fingendo di essere la figlia continua a scrivere: “Gli ho subito detto che avevo 9 anni ma lei mi invogliava dicendo che era bello parlare con persone nuove. Poi ha inviato una foto, forse voleva invogliarmi a fare lo stesso. A quel punto mi ha detto che stava aggiustando la webcam, dicendomi di fare una web, indicandomi il sito dove andare”. La mamma a questo punto blocca l’utente. Non possiamo sapere se dietro a quel nickname ci fosse una persona reale o meno. Potrebbe infatti anche trattarsi di messaggi automatici pensati per spingere le persone a cliccare su determinati link con secondi fini, magari truffaldini. In ogni caso l’attenzione è d’obbligo, soprattutto quando si parla di bambini.

Il fenomeno del “grooming”, ovvero l’adescamento sessuale di minori attraverso la rete spingendoli a condividere loro foto e video, è infatti tristemente reale. È dell’agosto 2019 l’allarme della polizia postale sulle modalità di adescamento di minori online: “il Compartimento polizia postale e delle comunicazioni di Firenze ha registrato un crescente aumento dei reati di adescamento in danno di minori attraverso l’utilizzo di giochi on-line, su piattaforme che ad oggi contano milioni di utilizzatori. E' stato accertato che le modalità di adescamento avvengono solitamente attraverso le chat dei videogiochi, condotte inizialmente all’interno di gruppi allo scopo di garantirsi la fiducia dei minori partecipanti, per poi spostarsi su altre piattaforme di messaggistica privata connotate da espliciti contenuti sessuali”.

Intanto continuano le indagini sulla vicenda del bambino napoletano, i cui funerali si terranno sabato 3 ottobre.

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