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“Vietato parlare di coronavirus”: il bar di Roma fa il giro del mondo | FOTO

C’è un bar a Roma dove la titolare ha deciso che non si può parlare del coronavirus: “Il clima è diventato troppo pesante”, ha detto. E della sua iniziativa adesso parla tutto il mondo, dalla Polonia alla Francia fino al Regno Unito

Tutto, tranne il coronavirus. C’è un bar molto particolare a Roma dove vige una ferma regola, appesa proprio sopra la macchinetta del caffè: “E’ vietato parlare di coronavirus”. Temi concessi? L’attualità, come chi abbia vinto il Grande Fratello Vip, oppure il gossip, la storia e la cultura generale. Insomma di tutto, basta non concentrarsi sulla pandemia.

Una storia curiosa, un tentativo di alleggerire il clima pesante di questi mesi, di cui si sta parlando in tutto il mondo: la titolare Cristina Mattioli è stata prima intervistata da un sito olandese in cui parla dell’Italia, poi da una televisione polacca, e ancora da un’agenzia di stampa francese. Infine, la sua storia è arrivata perfino sul prestigioso quotidiano inglese The Guardian, ed è diventato uno degli articoli più letti di oggi.

Ed è proprio all’Observer - settimanale del gruppo del Guardian - che Mattioli ha spiegato le ragioni della sua scelta: “Il clima è diventato troppo pesante”, ha detto. “Tutti hanno le loro teorie su cosa accadrà in futuro, ma non siamo né virologi né politici che devono prendere importanti decisioni”.

La scelta è dovuto soprattutto al benessere dei clienti: “E’ importante seguire le regole ed essere prudenti”, ha detto, “ma non dobbiamo dimenticarci l’impatto psicologico della pandemia, quindi questo è un modo giocoso per continuare a discutere anche di tutto il resto”. Un’iniziativa che sembra apprezzata di clienti: “L’hanno trovato divertente, alcuni mi hanno detto che finalmente possono prendere un caffè in pace”.

Insomma, un modo come un altro di strappare un sorriso in una situazione che sta mettendo tutti a dura prova

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Sara Matuozzo, 22 anni, ci ha contattato per lanciare un appello e per raccontarci in tempi di lockdown il suo, quello che vivono tantissimi ragazzi e adulti malati psichiatrici. Spesso soli, in casa, ridotti al silenzio: tutti i giorni, tutto l’anno. “Il dolore dentro mi ha portato all'autolesionismo, a non capire se intorno a me c’è la realtà o un sogno terribile”. Il suo incubo è iniziato a scuola, tra bulli e notti insonni al computer

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