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Palermo, bare accatastate al cimitero: arrestato l'ex direttore | VIDEO

Vi avevamo mostrato i video girati da alcuni familiari di persone in attesa di sepoltura nel cimitero dei Rotoli. “Ci sono oltre 500 bare accatastate nei depositi e all’aperto, nella sporcizia e nel fango: non sono solo corpi sono persone, non meritano questo”. L’ex direttore De Roberto, ora ai domiciliari, avrebbe chiesto mazzette per garantire sepolture scavalcando la lista d’attesa

Mazzette per fare avere un loculo al cimitero, mentre centinaia di bare restano in attesa nella sporcizia e nel fango? Diciamo che non mi stupisce affatto, è una voce che qui in città è sempre girata”. Il giorno dopo l’arresto dell’ex direttore del cimitero palermitano dei Rotoli Cosimo De Roberto, che stando alle accuse avrebbe preteso mazzette fino a 800 euro per dare priorità nelle sepolture, abbiamo sentito Vincenza Micale.

Avevamo conosciuto questa vedova quando ci aveva contattato per denunciare la vergognosa situazione del cimitero palermitano, nei cui depositi erano accatastate oltre 500 bare in attesa di sepoltura.

Ieri è scattato l’arresto per De Roberto, che dopo avere ricevuto un avviso di garanzia si era dimesso dall’incarico di direttore.

“Mio marito è stato sepolto due mesi dopo e con lui anche tutti quelli che erano in attesa da giugno”, ci racconta Vincenza. “Al di là delle singole eventuali responsabilità, penso sia tutta una catena, a partire da chi amministra e fino a chi deve controllare. Quando vado a trovare mio marito Mimmo devo prendere una scala per raggiungere il loculo e a volte non c’è neanche, la scala. Poi però incrocio alcuni familiari di persone i cui corpi sono ancora in attesa nei depositi… Saranno centinaia, ancora”.

Avevamo sentito anche Valentina, una donna che al cimitero dei Rotoli andava a trovare la madre, e che ci aveva raccontato la drammatica situazione in cui versava la struttura, dopo un violento nubifragio che aveva colpito Palermo: “Non era un bello spettacolo: fango, bare bagnate, puzza. L’acqua è entrata nelle bare, è arrivata fino a metà. Ora il legno comincerà a gonfiarsi”.

Anche lei aveva filmato quella situazione così vergognosa: “Non si possono trattare così i morti, non si può pensare che siccome sono dentro una bara allora non sono più niente. Sto pensando di raccogliere un po’ di soldi per far cremare mia madre, ma il forno crematorio ancora non funziona e bisognerebbe andare a Messina e la spesa diventerebbe insostenibile”.

Secondo l’accusa, De Roberto, finito ai domiciliari, avrebbe chiesto ai familiari dei defunti fino a 800 euro per scavalcare la lista d'attesa delle inumazioni, basata sulla data di morte, dividendo poi l'incasso con alcuni addetti al servizio comunale di seppellitura. 

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