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Coronavirus, le elezioni sono sicure? In due seggi scrutatori in attesa dell'esito del tampone: sono positivi

A Potenza e a Calendasco, nel Piacentino, due componenti dei seggi elettorali si sono insediati anche se in attesa dell’esito del tampone. Entrambi sono risultati positivi e sono stati sostituiti. E anche a Genova, Sassari e nel Lecchese sono stati chiusi dei seggi per sospetti casi di coronavirus: le elezioni si stanno davvero tenendo in sicurezza?

Il voto al tempo della pandemia è davvero sicuro? E’ una domanda che noi come tanti altri ci stiamo ponendo da tempo, e mentre scorrono le ultime ore di apertura dei seggi la domanda si fa sempre più pressante. Da ieri mattina infatti sono stati molte le sezioni elettorali chiuse per casi sospetti o confermati di positività al coronavirus: a Missaglia in provincia di Lecco, a Sassari, a Genova, a Potenza, a Calendasco in provincia di Piacenza.

A fare scalpore però sono soprattutto gli ultimi due casi: a Calendasco ieri un seggio è stato chiuso fino alle 13.30 perché uno degli scrutatori è risultato positivo al coronavirus. Le autorità hanno applicato il protocollo previsto in queste situazioni, cambiando tutti gli scrutatori e sanificando i locali. Ma c’è un ma: lo scrutatore risultato positivo al coronavirus aveva fatto il tampone il giorno 18, e l’indomani aveva potuto comunque insediarsi regolarmente pur essendo un caso a rischio noto alle autorità sanitarie (gli scrutatori infatti si riuniscono il giorno prima delle elezioni per insediare il seggio).

In questo caso l’esito del tampone è arrivato in tempo per evitare che lo scrutatore positivo entrasse a contatto con gli elettori, ma cosa sarebbe accaduto se quel risultato fosse arrivato anche solo poche ore dopo? 

Una domanda a cui per fortuna non dobbiamo dare risposta, ma lascia stupiti sapere che la stessa identica cosa è successa anche a Potenza: la presidente di uno dei seggi, anche lei in attesa dell’esito del tampone, si è insediata regolarmente e ha scoperto di essere positiva a poche ore dall’apertura delle urne. Anche in questo caso, scrutatori sostituiti e locali sanificati, quindi nessun pericolo per gli elettori. Ma di nuovo, se il risultato fosse arrivato qualche ora dopo, cosa sarebbe successo?

A impressionare, in queste due storie, è soprattutto un fatto: possibile che nessuno abbia pensato che non fosse una buona idea permettere a scrutatori in attesa dell’esito del tampone di insediarsi nei seggi? In effetti da nessuna parte risulta un divieto esplicito su questo punto, ma sembra difficile sostenere che le elezioni si stiano svolgendo davvero in modo sicuro se emergono questi casi di positività. C’è però chi si è attrezzato per controllare il più possibile la situazione: a Verona il comune ha reso disponibili i tamponi rapidi per tutti i membri del seggio elettorale, per verificare l’eventuale positività al coronavirus.

Che qualche caso tra gli scrutatori ci fosse, a ogni modo, c’era da aspettarselo: in un periodo in cui registriamo oltre 1.500 nuovi casi al giorno, era davvero impossibile pensare che nessuno dei componenti dei seggi elettorali fosse almeno un caso sospetto. Eppure il ministro della Salute Roberto Speranza era sicuro: “Si può andare a votare in sicurezza, basta rispettare le regole fondamentali”. Tra le quali però purtroppo non ce n’era una di buonsenso: non si può fare gli scrutatori se si è in attesa dell’esito del tampone.

E dire che i pericoli erano stati denunciati chiaramente da vari esponenti del mondo scientifico: il professor Massimo Galli, primario di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano, ha definito una “follia” il voto in questo momento: “Ma come si fa a fare le elezioni in uno stato di emergenza sanitaria? Abbiamo più di mille casi al giorno. Le elezioni si fanno portando teoricamente le vecchine a votare, e potendo garantire zero quelli che sono gli addetti ai seggi. E poi, o fai code infinte (per garantire il distanziamento, ndr), o sennò è un incentivo a non andare a votare”.

Un’opinione, quella del professor Galli, che sembra condivisa anche da Andrea Crisanti: “Bisogna garantire la salute degli scrutatori che saranno sottoposti alla possibilità di essere infettati, verificando che non siano infetti e non sono stati infettati dopo. Ci sono anche i rappresentanti di lista, poi gli elettori. Bisogna assicurare percorsi, minimizzare la possibilità di contagio. Ci sono problematiche inedite".

La paura del possibile contagio ha portato qualcuno a non recarsi alle urne? Può darsi, perché i dati di affluenza finora non sono così esaltanti: nella prima giornata di votazioni non si è raggiunto il 40% di elettori che si sono recati alle urne, nonostante il “traino” delle concomitanti elezioni regionali. Ma per fare un vero paragone con l’ultimo referendum costituzionale, quello del dicembre 2016 in cui si erano recati alle urne il 65,4% degli aventi diritto, bisognerà attendere ancora qualche ora.

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