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Coronavirus e la beffa dei medici di base non risarciti: “Mio padre è morto, anche il suo sacrificio deve essere riconosciuto”

Ilenia, figlia di Giovanni Tommasino, ci racconta gli ultimi giorni di suo padre, medico di base a Castellammare di Stabia morto per il coronavirus. Oltre al dolore, la beffa dell’ingiusta “classificazione tra medici”, di cui noi di Iene.it vi abbiamo parlato

“Non posso pensare che ci siano eroi di serie A e eroi di serie B. Mio padre ha fatto il suo dovere fino alla fine”. Il papà di Ilenia, Giovanni Tommasino, che vedete nella foto qui sopra assieme alle due figlie, è uno dei 171 operatori sanitari che hanno perso la vita a causa del coronavirus.

“Mio papà aveva 61 anni ed era un medico di base”, racconta Ilenia a Iene.it. La ragazza ci ha contattato dopo aver appreso che i medici ammalati o morti per il coronavirus in ospedale avranno diritto a un indennizzo, mentre i dottori di famiglia no: una notizia che noi di Iene.it vi abbiamo raccontato qui.

Giovanni lavorava a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli: “Agli inizi di marzo ha cominciato ad avere i primi sintomi”, racconta Ilenia. “Abbiamo subito chiesto il tampone ma nel frattempo la situazione è peggiorata. Mio padre è stato ricoverato in vari ospedali, fino a che il 4 aprile, mentre era in terapia intensiva, non ce l’ha fatta”.

Un dolore enorme, a cui si aggiunge la beffa del caso dei risarcimenti: “Io e la mia famiglia siamo consapevoli che nessuno potrà ridarcelo, ma a tre mesi dalla sua morte sentire che ci sono diverse classificazioni tra medici di base e medici ospedalieri fa davvero male. Li chiamano eroi e poi li classificano? Mio padre ha sacrificato se stesso, per lui il lavoro era un imperativo morale: ha combattuto in prima linea finché ha potuto, senza abbandonare i suoi pazienti. Per questo ha lasciato un vuoto non solo nella nostra famiglia, ma tra i suoi pazienti, in tutto Castellammare”.

“Noi non vogliamo nulla”, continua Ilenia. “Non è per il risarcimento che ho deciso di parlare di lui, è perché mio padre e tutti i medici di base devono essere messi sullo stesso piano di quelli che lavorano in ospedale. La medicina di base è il primo contatto con il paziente e mio padre per lavorare si è anche dovuto arrangiare quando è scoppiato tutto questo: solo dopo qualche giorno è riuscito a procurarsi una mascherina chirurgica. Chi è medico è medico sempre, perché fare distinzioni? Noi vogliamo che nostro padre, come tutti i medici di base, ricevano il giusto riconoscimento”.

Per questo, racconta Ilenia, un collega di Giovanni poco dopo la sua morte ha deciso di lanciare una petizione affinché sia riconosciuta una medaglia al merito a Giovanni Tommasino e a tutti gli operatori sanitari vittime del Covid19, senza distinzione. “Sono già state raccolte 30mila firme”, dice Ilenia. “Io ho deciso di parlare di mio padre perché il sacrificio che lui ha fatto non può restare senza un riconoscimento, per lui come per tutti gli altri medici”. Se volete contribuire anche voi a rendere omaggio a chi ha lottato e dato la propria vita per proteggere tutti noi, cliccate qui per firmare la petizione. 

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