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Coronavirus, “in Svezia la vita è come sempre”. E il prezzo pagato è altissimo | I DATI

Alcuni video diventati virali mostrano la vita a Stoccolma, dove mascherine e distanziamento sociale sembrano solo un brutto sogno. Frutto della decisione del governo di non imporre restrizioni per contenere il coronavirus, ma la Svezia ha numeri da incubo rispetto ai vicini: Norvegia e Finlandia insieme hanno avuto finora un decimo dei morti. E il governo valuta l’introduzione di lockdown locali

Persone per strada senza mascherina, in coda per salire sul treno e al centro commerciale senza distanziamento né protezioni individuali. Le immagini che potete vedere qui sopra sono diventate virali dopo esser state pubblicare su Twitter dall’account SvitLana, e mostrano - secondo quanto sostiene l’autrice - come si vive a Stoccolma in Svezia in questi giorni. Una quotidianità in cui il fantasma del coronavirus sembra non esserci, e che su Twitter è stata ricondivisa più di 9mila volte e ha raggiunto quasi un milione di visualizzazioni e 20mila like.

Sappiamo ormai tutti che la Svezia, unico paese in Europa, ha adottato una strategia diversa da quella delle chiusure e dei divieti per contrastare la pandemia: niente chiusure, niente obblighi. Ci si è affidati alla responsabilità dei cittadini, invitati a mantenere comportamenti prudenti di fronte al pericolo del coronavirus. Un modello diverso, guardato con attenzione in questi mesi per caprine la validità. C’è chi lo ha criticato anche aspramente, chi invece lo ha lodato. 

Già un mese fa, di fronte al trionfalismo del “modello svedese” decantato dalla stampa italiana, vi avevamo mostrato i numeri davvero poco confortanti della Svezia. Ma all’epoca la pandemia era sotto controllo in tutta Europa, adesso invece il Vecchio continente è travolto da una seconda ondata che rischia di essere peggiore della prima. E la Svezia?

Le cose, purtroppo, non sono cambiate molto: la Svezia è arrivata a contare - al 18 ottobre - 103.200 contagi e 5.918 morti. Rispetto ai suoi vicini scandinavi, la Norvegia e la Finlandia che hanno invece adottato un sistema di chiusure simile a quello del resto del mondo, continua a mostrare numeri peggiori. Oslo ha registrato 16.369 casi e 278 morti, Helsinki 13.293 contagiati e 346 decessi. Considerando che Norvegia e Finlandia insieme hanno circa gli stessi abitanti della Svezia, significa che a Stoccolma hanno avuto più di tre volte più casi e quasi dieci volte più morti del resto della penisola.

E anche oggi, sebbene la seconda ondata non stia colpendo duramente come nell’Europa continentale, la Svezia continua a fare peggio: secondo i dati del Centro europeo di controllo delle malattie, al 17 ottobre Stoccolma ha registrato 85.3 casi ogni 100mila abitanti negli ultimi 14 giorni, contro i 37.3 della Norvegia e i 53.1 della Finlandia. Lo stesso vale per i decessi: nelle ultime due settimane la Svezia ha registrato 0.3 morti ogni 100mila abitanti, Norvegia e Finlandia 0.1.

Insomma, a un mese dal nostro primo articolo si conferma che il “modello svedese” finora non ha pagato. E rispetto all’Italia, invece? In rapporto alla popolazione, la Svezia ha registrato più casi di coronavirus: 103.200 su 10 milioni di abitanti, contro i 402.536 dell’Italia a fronte di una popolazione di 60milioni di persone. Sul fronte delle vittime, invece, i numeri sono pressoché identici. 

Bisogna comunque considerare che il nostro paese, purtroppo, registra il secondo tasso di letalità del coronavirus al mondo: il 9.3 dei contagiati sono morti. Peggio di noi solo il Messico, che registra una letalità del 10.2%. (Da questa classificazione escludiamo lo Yemen, i cui dati sono falsati dalla tragedia socio-sanitaria del concomitante conflitto bellico in corso). La Svezia a ogni modo si classifica decima, con una letalità del 5,7%: solo l’Italia e il Regno Unito in Europa registrano numeri peggiori.

L’evidenza del mancato funzionamento del sistema è chiara anche alla Svezia, che infatti ha annunciato la possibilità di introdurre di restrizioni nelle zone del paese maggiormente colpite in questo momento. “Una situazione di lockdown, ma limitato localmente”, lo ha descritto il direttore del Dipartimento di malattie infettive di Uppsala (la quarta città svedese per numero di abitanti) al Telegraph. Insomma, le immagini che vedete qui sopra mostrano una vita più “normale” di quella che condurremo noi nei prossimi mesi, in cui probabilmente dovremo rispettare restrizioni ancora maggiori di quelle attualmente in vigore. Una quotidianità che però in Svezia stanno pagando a caro prezzo.

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