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News | di Alessandro Barcella |

Coronavirus: “Il mio collega a contatto diretto col 38enne di Codogno, disperato senza tampone”

Raccogliamo la testimonianza di un uomo del lodigiano il cui collega è entrato in contatto con il 38enne da cui è partito il focolaio di coronavirus nel lodigiano, e che da tre giorni chiede disperatamente di essere sottoposto a tampone. “È chiuso in casa con moglie e due figlie, continua a chiamare l’emergenza ma nessuno viene a controllarlo”

“Coloro che riscontrano sintomi influenzali o problemi respiratori non devono andare in pronto soccorso, ma devono chiamare il numero 112 che valuterà ogni singola situazione e spiegherà che cosa fare. Per informazioni generali chiamare 1500, il numero di pubblica utilità attivato dal ministero della Salute”. Questa è l’indicazione che le autorità di stanno diramando da giorni, per evitare che il contagio da coronavirus dilaghi. Ma diverse testimonianze che stiamo raccogliendo in queste ore fanno pensare che la macchina dell’assistenza abbia diverse lacune.

Davide (nome di fantasia) è un uomo che vive nel lodigiano ed è testimone della vicenda che ci ha voluto raccontare per chiederci aiuto. Riguarda un suo collega, come lui impiegato in una grande azienda di Casalpusterlengo, uno dei comuni lodigiani in isolamento.

“Il mio collega ha uno zio che da qualche tempo è ricoverato all’ospedale di Codogno. Giovedì scorso è andato in visita dallo zio e a quanto ha scoperto in seguito, in quelle ore nello stesso reparto si trovava, ricoverato, il 38enne da cui sarebbe partito il focolaio di coronavirus del lodigiano. Il mio collega è rimasto nella stanza con lo zio e in quel reparto per almeno un’oretta . Sua cugina, la figlia dell’anziano ricoverato, aveva invece passato notti intere ad assistere il padre ed è risultata positiva al coronavirus: adesso è in quarantena a Pavia”.

Il collega, ci spiega ancora Davide, è stato classificato dalle autorità sanitarie come un “contatto diretto”, e dunque a rischio contagio. Ma al momento non è stato ancora sottoposto al tampone.

“È da venerdì all’ora di pranzo, dopo essere stato classificato come contatto diretto, che il mio collega cerca disperatamente di essere sottoposto a tampone. Ha chiamato più e più volte sia il numero unico dell’emergenza 112 che il 1500: gli hanno detto che sarebbero andati a casa da lui per eseguire il tampone, ma ancora nulla! Anche ieri alle 21 ha richiamato, hanno detto che sarebbero andati, ma nulla”.

“Ovviamente è molto preoccupato: a casa, che è in uno dei comuni in quarantena, ha moglie e due bimbe. E pensare che questa mattina hanno eseguito il tampone a sua madre, sorella dell’anziano ricoverato a Codogno. Lui intanto continua a chiamare, gli hanno detto di attendere ma nessuno ancora è arrivato a controllarlo a domicilio”.

La preoccupazione di Davide, oltre che ovviamente per il collega, è anche per se stesso e la sua famiglia: “Siamo tutti preoccupati, anche noi colleghi che abbiamo avuto contatti con lui, in azienda a Casalpusterlengo”. In questo articolo abbiamo anche raccontato la storia di Paolo, operaio nell'azienda dove lavorava il primo paziente che ha contratto il coronavirus in Italia e che a Iene.it ha rivolto un appello:"Nessuno mi ha ancora contattato per fare il tampone, ho un figlio di tre mesi". 

Vi terremo aggiornati su questa vicenda nelle prossime ore. Se avete testimonianze dai comuni isolati del coronavirus scriveteci a redazioneiene@mediaset.it.

 

 

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