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Foggia nelle mani della mafia: nuove bombe dopo il nostro servizio | VIDEO

Venerdì una bomba è esplosa davanti a un negozio per bambini a Lucera, sabato l’auto di un sindacalista è stata data alle fiamme. Sono solo gli ultimi attacchi della mafia che sta stritolando Foggia di cui noi de Le Iene vi abbiamo parlato con Gaetano Pecoraro

Non c’è pace per Foggia: la “quarta mafia” continua a stringere i suoi tentacoli sul tessuto sociale della zona, soffocando la libertà e la sicurezza dei cittadini. Venerdì notte una bomba è stata fatta esplodere davanti al negozio “Baby Fashion” di via Porta Foggia a Lucera, nel Foggiano. E nemmeno 24 ore dopo l’auto di Michele Longo, membro della segreteria Fim Cisl, è stata data alle fiamme: si tratta del secondo attacco in una settimana a un sindacalista.

A far ancora più impressione è il fatto che i due attacchi siano avvenuti poche ore prima che Luciana Lamorgese, il ministro dell’Interno, inaugurasse proprio a Foggia la nuova sede della Divisione investigativa antimafia. “Il problema di questo territorio sono sempre le denunce che sono troppo poche“, ha detto la Lamorgese. “Foggia e i suoi cittadini hanno il diritto di esercitare i propri diritti di libertà“, che sono costantemente messi in pericolo dall’aggressiva presenza della mafia.

La situazione a Foggia intanto continua a peggiorare: il primo omicidio di questo nuovo decennio è stato compiuto qui, in pieno centro, dove un uomo di 53 anni è stato crivellato di colpi sotto gli occhi sgomenti dei passanti. E da inizio anno sono diventati sette i negozi ed esercizi commerciali vittime di intimidazioni esplosive. Noi de Le Iene ci siamo occupati di questa situazione terribile con Gaetano Pecoraro, nel servizio che potete vedere qui sopra.

La Iena ci ha portato alla scoperta della quarta mafia d’Italia, la “società foggiana”, un’organizzazione criminale senza scrupoli. Giuseppe Gatti, sostituto procuratore antimafia di Bari, ci ha detto che si tratta di una “emergenza nazionale, ci troviamo di fronte a una mafia particolarmente pericolosa”. Direzione antimafia di Bari e procura di Foggia, nei mesi scorsi, hanno arrestato un gran numero di affiliati a questa organizzazione criminale, mettendo in galera una parte dei boss della “società”. Società che però è più viva che mai e prospera ai danni della parte sana della città.

Insieme a Francesco Pesante, un giornalista locale, siamo andati in giro per Foggia alla scoperta dei boss della società foggiana e dei luoghi testimoni degli ultimi agguati e degli attentati dinamitardi: “Ci sono tre gruppi principali, chiamati batterie. Il clan Moretti-Pellegrino-Lanza, i Sinesi-Francavilla e i Trisciuoglio. Nel primo omicidio del 2020 hanno ammazzato una persona estranea ai clan, che vendeva auto. Tre revolverate tra faccia e gola."

La vittima era un uomo che qualche anno fa si era ribellato alle richieste dei suoi estorsori, legati alla Società foggiana. “Era stato pestato da uomini del clan Moretti, perché si era messo a difesa del nipote, vittima di estorsione”, ha raccontato a Gaetano Pecoraro Francesco Pesante. È un business estremamente importante quello delle estorsioni, con veri e propri prezzari che indicano le cifre da versare per la “protezione” dei boss, una media che va dai 500 ai 3.000 euro al mese. “Ue bastardone, tu ti devi sbrigare, sennò gli facciamo la festa a tuo figlio”, dice un affiliato a una vittima in una conversazione intercettata dai carabinieri. 

“Hanno buttato la benzina sotto alla saracinesca, danni per diecimila euro”, ha raccontato un negoziante che si è rifiutato di pagare. Abbiamo incontriamo anche Cristian Vigilante, il titolare di una casa di cura più volte oggetto di attentati incendiari e intimidazioni. “Sappiamo solamente che stiamo vivendo un momento assurdo e ne vogliamo uscire quanto prima”.

Ci siamo poi finti imprenditori venuti da fuori regione, interessati ad aprire un’attività e con le camere nascoste chiediamo consiglio ad alcuni esercenti della città. Accanto a chi nega categoricamente che Foggia abbia questi problemi, altri danno risposte assolutamente inequivocabili: “Devi fare attenzione, ti chiedono il pizzo”.

Gaetano Pecoraro è poi andato in un agriturismo che, stando a un documento trovato dagli inquirenti, avrebbe pagato il pizzo alle batterie della società foggiana. Il titolare non solo avrebbe negato la circostanza davanti agli inquirenti ma una volta uscito dall’interrogatorio avrebbe addirittura avvertito i suoi aguzzini. A telecamera nascosta ci ha detto: “Io non ho mai avuto questi problemi. Queste persone mi hanno aiutato a trovare dei pezzi per la macchina, perché sono amici. Ho pagato 1.500 euro ma hanno pensato che fosse un’estorsione. Io non ho mai pagato una lira. Non è gente cattiva. Vengono a mangiare, gli faccio lo sconto… Se tu stessi al mio posto faresti la stessa cosa. “

Ha negato tutto anche un gommista della zona, che avrebbe pagato 5.000 euro una tantum e poi 500 euro al mese per la protezione dei clan. La moglie ha detto: “Qui non paghiamo, assolutamente, te lo posso assicurare. Non abbiamo pagato nulla, al mille per mille”. Una donna, che gestisce un’altra attività, ha invece tentato di giustificarsi, ammettendo tra le righe la situazione: “Foggia ha una brutta nomea, parliamoci chiaro, quelle poche persone che stanno o parlando o collaborando, stanno passando i guai… ragazzi, qua la pelle… se permetti devo pensare alla mia pelle…”.

Abbiamo quindi incontrato la figlia di Francesco Marcone, un dirigente del catasto che ha pagato con la vita la scelta di non assecondare le richieste dei boss, volte a favorire i propri lucrosissimi affari. L’uomo aveva notato comportamenti anomali nel suo ufficio. “C’erano persone che aspettavano gli utenti fuori dall’ufficio del registro e in cambio di denaro promettevano di aiutarli a sbrigare le pratiche. L’hanno ucciso con due colpi alle spalle”, ha ricordato visibilmente commossa la figlia.

La provincia di Foggia, 7mila chilometri quadrati di territorio, ha avuto finora una sola procura a occuparsi di questa potentissima mafia. “La Liguria ha un’estensione di 5.400 chilometri quadrati”, spiega Ludovico Vaccaro, procuratore capo di Foggia, “e ha ben 4 procure operative, 4 prefetture, 4 squadre mobili, 4 reparti operativi dei carabinieri. Perché a Foggia non viene dato altro che quello che hanno altri territori?”.

Infine siamo andati da alcuni dei familiari dei boss della società foggiana, attualmente in carcere. A cominciare dalla figlia del presunto boss Roberto Sinesi, che ci ha cacciato dal suo negozio senza rilasciare alcuna dichiarazione. In un’altra attività, sempre legata a quella famiglia, abbiamo incontrato un altro parente, con precedenti per spaccio: “Non c’è una spiegazione a questa violenza, la natura umana è fatta in questo modo”. Abbiamo parlato con Giuseppe, un uomo il cui suocero, uno storico componente delle batterie, è in carcere per omicidio: “Sono cose che non ci interessano non sappiamo niente. Se parliamo di calcio, possiamo parlare di tutto. Non ci interessano questi argomenti. “

In un altro bar abbiamo trovato un parente di alcuni affiliati alla batteria dei Francavilla, con precedenti penali per estorsione. “Non esiste nessuna batteria, la mia famiglia, i Francavilla, i Sinesi, sono famiglie come le altre. Che io sappia la società foggiana non esiste. La legge sai quanti sbagli ha fatto?”.

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