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La Corte dell'Aia: “Fermare le violenze sui Rohingya in Myanmar” | VIDEO

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La Corte dell’Aia emette una prima pronuncia nel procedimento aperto contro il governo del Myanmar per l’accusa di genocidio contro la minoranza musulmana dei Rohingya, chiedendo un intervento immediato perché i Rohingya sono ancora a rischio di violenze. Di questa terribile crisi umanitaria vi abbiamo parlato nel reportage di Gaston Zama

La Corte internazionale di giustizia dell’Aia ha infatti imposto misure provvisorie per impedire la commissione, ai danni dei Rohingya, di tutti gli atti condannati dalla convenzione sul genocidio del 1948. Il massacro della minoranza musulmana è stato definito da più parti come “un genocidio”. L’inchiesta è stata avviata dopo un rapporto presentato dal Gambia, uno stato dell’Africa occidentale che ha accusato la Birmania di aver violato la convenzione sul genocidio, emanata dopo l’Olocausto.

Il Gambia ha chiesto l’adozione di tali misure provvisorie poiché la definizione completa del procedimento potrebbe richiedere anche alcuni anni, mentre, come emerge dal medesimo provvedimento, i Rohingya sono ancora a rischio di ulteriori violenze e c’è bisogno di intervenire in modo immediato

Nella vicenda si segnala il ruolo svolto da Aung San Suu Kyi, Nobel per la Pace nel 1991 per la sua lotta al regime del Myanmar che ora, dopo aver assunto un ruolo di primo piano nel governo, ha difeso anche davanti alla Corte le operazioni dell'esercito.

Secondo Aung San Suu Kyi le forze di sicurezza stavano prendendo ogni misura necessarie per non colpire i “civili innocenti” ed evitare “danni collaterali”. Questa sua dichiarazione aveva portato l’Onu a scagliarsi proprio contro il Premio Nobel, per non aver usato in alcun modo la sua posizione “di capo del governo de facto, né la sua autorità morale, per contrastare o impedire gli eventi nello stato di Rakhine”. 

Sono 600mila i Rohingya che vivono in Birmania in condizioni igienico-sanitarie disastrose e circa 740mila quelli che sono riusciti a fuggire nel vicino Bangladesh dove Onu e ong cercano di salvaguardarli. Dietro queste cifre incredibili, c’è la disperazione di centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini perseguitati da esercito birmano ed estremisti buddisti.

Noi Le Iene vi hanno raccontato l’emergenza dei Rohingya nel reportage di Gaston Zama che potete vedere qui sopra. Siamo andati assieme a Suor Cristina (vincitrice nel 2014 del talent tv The Voice) nei campi profughi in Bangladesh, dove i Rohingya vivono in condizioni al limite della sopravvivenza per sfuggire alle persecuzioni.

“Ci stavano bruciando le case e siamo scappati qui”, ha raccontato un bambino nei campi profughi. “Sparavano, bruciavano tutto e ci picchiavano”, ricordano altri piccoli. “Siamo venuti via per le atrocità dei buddisti, ci uccidevano, e non eravamo liberi”, ha raccontato un altro Rohingya.

esclusiva web

Lo studio della Società italiana di medicina ambientale sul collegamento tra inquinamento e coronavirus, di cui noi vi abbiamo parlato già a marzo, è stato pubblicato sul British Medical Journal confermando le evidenze iniziali: le polveri sottili presenti nell’aria hanno “aperto un’autostrada al coronavirus”. Per prevenire una seconda ondata bisognerebbe usare la “mascherina anche all’esterno dove non fossero assicurate distanze di almeno 6-8 metri”

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