>External linkFacebookFacebook MessengerFull ScreenGoogle+InstagramLinkedInNewsmostra di piùTwitterWhatsAppClose
News |

Import-export con la Cina: Irene Pivetti indagata per riciclaggio | VIDEO

Con Luigi Pelazza vi avevamo raccontato i numerosi affari con la Cina gestiti dalle società dell’ex presidente della Camera Irene Pivetti e le contestazioni che le muovevano diversi fornitori, su fatture e canoni di affitto non pagati. Ora a Milano è in corso un’indagine con l’accusa di riciclaggio, che ha portato la Finanza a perquisire casa e uffici dell’ex onorevole

Riciclaggio: è l’accusa mossa all’ex presidente della Camera, Irene Pivetti e ad altre cinque persone. L'inchiesta di Milano,  guidata dal pm Giovanni Tarzia, riguarda operazioni di import-export con la Cina fatte da alcune società riconducibili alla Pivetti, come vi avevamo raccontato in due servizi di Luigi Pelazza (il primo lo potete rivedere qui sopra). La Guardia di Finanza ha appena eseguito, all’interno di questa indagine, la perquisizione della sua casa milanese e degli uffici di alcune sue società.

Qualche giorno fa invece era stata la procura di Roma a mandare a Milano le carte dell’indagine sulla sua società Only Logistics Italia, aperta con l’ipotesi di frode nelle pubbliche forniture, per una partita di presunte mascherine irregolari legata all’emergenza Covid-19, come vi avevamo detto anche con Luigi Pelazza.

In questo articolo, qualche giorno fa,  vi avevamo raccontato che, dopo i due servizi di Luigi Pelazza, erano intanto arrivati altri guai per l’ex presidente della Camera, con la società di autotrasporti Metella Logistics di Parma che l’aveva accusata di truffa per presunte fatture non pagate e consulenze false e di diffamazione a mezzo stampa per quanto lei aveva dichiarato durante il primo dei nostri due servizi.

La denuncia era arrivata tramite lo studio Pagliani-Tarquin come legale legale rappresentante della Only Italia Tech and Trade Sp.Zoo con sede in Polonia. Una denuncia che chiede di indagare, sempre secondo quanto riporta l'Ansa, per reati che vanno dalla truffa aggravata all'insolvenza fraudolenta e viene ipotizzata anche la diffamazione a mezzo stampa, "realizzata durante la puntata del 5 maggio nella trasmissione tv 'Le Iene'" nel servizio che potete vedere qui sopra, verso l'amministratore unico della Metella Logistics, l’azienda di Andrea di cui parliamo nel servizio.

La Metella Logistics, parla di presunti "evidenti falsificazioni e raggiri condotti dalla signora Pivetti" nel rapporto commerciale tra Only Italia Tech e Metella Logistics, "regolato da un apposito contratto" che avrebbe portato l'azienda Metella "a subire un rilevante danno economico". Il danno sarebbe "consistito nel mancato pagamento di fatture per 20.700 euro” e nel “ricevere dalla stessa Only Italia Tech una fattura per 50mila euro relativa a prestazioni di consulenza inesistenti", in quanto, "come dichiarato dalla stessa Pivetti a Le Iene emessa per prestazioni non dovute al solo scopo di 'rappresaglia'".

IL PRIMO SERVIZIO

In questo primo servizio di Luigi Pelazza del 5 maggio su Irene Pivetti abbiamo parlato appunto con Andrea della Metella Logistics. La sua azienda, come ci racconta si occupa da 50 anni di trasporti in tutto il mondo: “La Pivetti aveva acquisito una licenza per un treno dall’Italia per la Cina che non aveva nessuno, da Milano attraverso la Polonia e la Bielorussia”. Sembrava conveniente rispetto ai 50 giorni che servono per trasportare container via nave. Siamo nel settembre 2018. Andrea racconta di aver incontrato Irene Pivetti a Milano: firmano un contratto, gli viene suggerito di avvalersi di un operatore ferroviario austriaco. Vengono spediti 40 container con 400mila euro di piastrelle. L’affare però non sarebbe andato a buon fine per mancanza di acquirenti. Andrea, dopo più solleciti, le fattura circa 20mila euro. Gli arriva una “contro fattura” da 50mila. La Only Italia di Irene Pivetti ha sedi anche in Polonia e a San Marino, società che visitate dall’inviato sembrano essere, a oggi, senza personale.

Andrea telefona ora di nuovo, davanti al nostro Luigi Pelazza, a Irene Pivetti. Concordano un appuntamento a Milano: Andrea chiede il pagamento delle spese sostenute. “Ciascuno si tiene le sue perdite” gli replica l’imprenditrice e il contratto tra le parti, effettivamente, è molto ambiguo. Intanto altri affari in Cina, puntando sul Made in Italy per Irene Pivetti invece andrebbero bene. Arriva la proposta: “Se lei resta interessato al treno, io adesso le dico con un certo cinismo che volevo sfruttare il coronavirus anche per questo perché adesso han chiusi i voli. Io ho già scritto: ‘Caro distretto di Qingbaijiang, visto che i voli non vengono, ti mando treni di mascherine e di materiale sanitario…’ Se lei ha piacere di tornare in gioco, io sono contenta”.

Questo incontro avviene il 28 febbraio 2020, quando l’infezione stava per partire per tutti. Pivetti dice: “Sì, sì, stiamo correndo come matti perché questa emergenza del virus ci ha fatto cambiare mestiere in un certo senso. Ci siamo dovuti buttare tutti su questa faccenda qui che per carità, devo dire, è anche molto interessante dal punto di vista economico”. “Per le cose che servono per l’emergenza?”, chiede Andrea. “Sì, esattamente. Non è male visto che tutto il resto dell’attività è ovviamente sospeso fino a nuovo ordine”, gli risponde Irene Pivetti.

Queste frasi sembrano stridere con quello che dice in tv: “Noi stiamo facendo in forma volontaria, con le persone attorno alla nostra azienda, un supporto alla Protezione civile esattamente per acquisire mascherine sui mercati internazionali”. Insomma: si tratta di un business, seppur legittimo, o di volontariato? “Questa parte medica è stata un po’ una scoperta” dice Irene Pivetti ad Andrea. “Penso di mantenerlo come un settore permanente così da poter rifornire l’Europa… Credo che sarà ‘un mondo’ perché quello che mi aspetto dopo questo virus è che ci sia una crescita proprio in questi settori…”. “…Deve essere anche un bel business insomma…”, interviene Andrea. “Esattamente, sì”, risponde Pivetti.

Nessuna condanna, è il lavoro di un imprenditore. “La Protezione civile italiana ci ha chiesto delle cose… vediamo un po’”, prosegue l’imprenditrice con Andrea, “se le prendono io sono molto contenta…”. “Io aggiungo… non so… 15 centesimi per prodotto, giusto per avere un margine”. Moltiplicandolo per le 15 milioni di mascherine richieste a Irene Pivetti dalla Protezione civile verrebbe un guadagno di 2 milioni e 250 mila euro. Una cifra difficile da accompagnare alla parola “volontariato”.

E Andrea? “Trovo estremamente scorretto aver mischiato una vicenda di business che nulla c’entra con l’emergenza del coronavirus”, ci dice Irene Pivetti, che dà la propria versione di quanto accaduto con il treno delle piastrelle. E lo scandalo mascherine? “Abbiamo ricevuto un prodotto sulla carta molto buono. Dentro alcuni di questi cartoni c’erano delle confezioni non conformi. Quando mi hanno contestato dicendo che questo marchio non è regolare. Dico, ma queste non sono mica mie… erano le mie… Qualcuno là le ha scambiate. Io infatti ho contestato la partita”. Le indagini chiariranno se ha ragione o meno. A noi rimane una domanda: ci ha guadagnato oppure no? “Sulla Protezione civile io non guadagno, copro i costi”. E quando ha detto ad Andrea? “Io aggiungo non so 15 centesimi per prodotto, giusto per avere un margine” o “io adesso le dico con un certo cinismo che volevo sfruttare il coronavirus anche per questo”.

IL SECONDO SERVIZIO

Nel secondo servizio del 19 maggio siamo tornati a parlare degli affari tra Italia e Cina dell’ex onorevole.  In questo nuovo servizio, Luigi Pelazza incontra altri imprenditori che avrebbero avuto a che fare con Irene Pivetti. "Ogni 15 giorni andava in Cina dove aveva agganci con politici locali che le davano l'opportunità di fare tante cose in tutti i settori", racconta un imprenditore. La Pivetti, stando alle testimonianze raccolte, avrebbe avuto un gruppo di clienti cinesi desiderosi di comprare il made in Italy.

Dopo la messa in onda del primo servizio, abbiamo scoperto una cosa molto particolare. Dalla sede faraonica a Milano, dove l’ex onorevole aveva incontrato Andrea, uno degli imprenditori con cui avevamo parlato, la società sarebbe stata sfrattata. L’edificio su cui erano cadute le mire della Pivetti dal 2017, come racconta un agente immobiliare, doveva diventare “uno showroom di esposizione, dove incontrare imprenditori cinesi, uno spazio importante per un canone di circa 40mila euro. Al mese”. L’agente racconta di essere stato estromesso dall’affare, che gli avrebbe fruttato una provvigione di 48mila euro. E spiega: “Contattano direttamente la proprietà e poi ci dicono che della nostra presenza non ritengono di doverci nulla. Per legge avrebbe dovuto corrispondere le provvigioni. Era amichevole, mai ci saremmo aspettati un comportamento del genere”.

Ma neanche lo stesso proprietario dell’immobile si dice contento: ”Abbiamo dovuto darle sfatto e siamo riusciti a mandarla via”. Il proprietario infatti, visto l’importo elevato dell’affitto, avrebbe chiesto una fidejussione, ovvero una garanzia economica esterna, per un importo di circa 480mila euro. La Pivetti, sostiene l’avvocato del proprietario, vista la fretta di entrare avrebbe intanto bonificato un deposito cauzionale corrispondente a tre mesi d’affitto, 120mila euro. Il giorno della consegna dell’immobile il proprietario dello spazio porta le chiavi ma l’ex onorevole avrebbe dimenticato di fare il bonifico e a quell’ora, viste le disposizioni della banca di San Marino, sarebbe stato impossibile inviare una richiesta formale.

I clienti, che di fronte si trovano l’ex presidente della Camera, si fidano, tanto si tratta solo di attendere il giorno dopo. Ma invece, giorno dopo giorno, raccontano, sarebbero continuate ad arrivare solo giustificazioni. “È stata morosa dall'1 luglio 2018 all'1 febbraio 2020, per una cifra di circa 200mila euro”, sostiene l’avvocato della proprietà immobiliare. Ma quando arriva la richiesta di sfratto, la Pivetti avrebbe risposto di voler mettere a disposizione il suo know how, il suo piano industriale, per compensazione della morosità maturata. Due mesi fa l’immobile viene riconsegnato e al suo interno vengono trovati beni di proprietà di altri imprenditori.

Bernardo avrebbe avuto in magazzino uno stock di abiti, da vendere in Cina, per un controvalore di 2 milioni di euro. “La merce andrebbe spostata in Cina", gli sarebbe stato detto dall’ex onorevole. "E qui mi viene proposta una garanzia cinese in base alla quale mi sarebbe stata pagata dopo essere stata venduta. La merce dovevo spostarla a spese mie, con dei container, in treno. Ho detto non se ne parla proprio”, racconta ancora l’uomo. L’ex onorevole, sostiene ancora Bernardo, si sarebbe poi interessata alle sue scarpe, volendo fare una linea dedicata con la sua firma. Bernardo ci mostra la scatola già pronta e griffata. Da li inizia una richiesta di campioni, che Bernardo affida a un giovane designer, che compra i materiali a sue spese. Qualcosa però sembra non tornargli, perché il numero di modelli richiesti, una trentina, gli sembra francamente elevato.

Spiega il designer, Lorenzo: ”Mi sembrava una cosa assurda, poi dopo mi chiedevano delle ciabatte dipinte a mano...”. Lorenzo è comunque pronto a mandare i primi campioni di scarpe griffate “Irene Pivetti” ma prima di spedirle chiede di rientrare di una parte dei suoi costi, circa 10mila euro. “Li si tirano indietro tutti, dicendo che loro non pagavano la collezione”. Intanto la collezione di scarpe di Bernardo è pronta e si va all’evento per celebrare, ma lì, racconta ancora l’uomo, nessuno sembra intenzionato a parlare di soldi. Bernardo racconta non solo di aver rimesso i soldi per le scatole e gli spostamenti, ma anche quelli per una collaboratrice della stessa Pivetti, che a suo dire non sarebbe stata da lei mai pagata. ”Oltre 15mila euro

Anche Gianluca, ex elettricista della mega sede della Only Italia, ha una storia da raccontare: “L’ex onorevole ci ha contattato il venerdì sera per fare un bar, pronto per sabato pomeriggio. Ho mandato un mio aiuto chiedendogli di farsi fare prima un preventivo, lui non ha mai preso una lira. Parliamo di 1.300 euro.“ Un’altra persona, un titolare di un call center a cui la Pivetti avrebbe subaffittato alcuni spazi di quella sua immensa sede, racconta di un giorno in cui una delegazione cinese, in sala riunioni, parlava al buio alla luce di candele. “Visto che devo garantire un servizio ai miei clienti il giorno dopo mi son fatto dare le bollette non pagate e ho pagato. E questo anche per il gas: circa 30mila euro”, racconta a Luigi Pelazza.

Chiediamo per telefono un nuovo incontro all’ex onorevole e lei, dopo una risata, spiega di non avere nessuna intenzione di parlarci. “Non ho voglia di comparire nel vostro programma mai più, non ritengo siate stati corretti la volta scorsa. Non ho intenzione di rilasciare altre interviste”. Riusciamo poi a intercettarla di persona, per strada, ma continua a negare le circostanze che ci sono state raccontate da tutti questi imprenditori e lavoratori. I proprietari dell’ex sede della sua azienda, intanto, come ci riferiscono, hanno deciso di intraprendere iniziative querelatorie contro di lei, ipotizzando la truffa e l’insolvenza fraudolenta.

Questo sito utilizza cookie tecnici, di profilazione e di marketing, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per saperne di più o negare il consento a tutti o alcuni cookie CLICCA QUI.
Continuando la navigazione acconsenti all'utilizzo dei cookie.