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Jonathan Galindo, polizia postale indaga sul video della sfida al suicidio | VIDEO

Un papà separato ha contattato Giulia Innocenzi perché suo figlio di 7 anni aveva postato sul proprio account TikTok un video in cui parla di Jonathan Galindo e della sfida del suicidio. Ora la polizia postale di Frosinone apre un’indagine sul caso

La polizia postale indaga sulla vicenda del bambino di sette anni, di cui ci ha parlato Giulia Innocenzi nel servizio che potete rivedere qui sopra, che ha pubblicato il video su Jonathan Galindo e la sfida del suicidio su TikTok.

L’inquietante figura di Jonathan Galindo è emersa la prima volta qualche settimana fa, dopo che a Napoli un bambino si era gettato dalla finestra di casa lasciando questo messaggio ai genitori: “Mamma e papà, vi amo. Ora devo seguire l’uomo col cappuccio nero. Non ho più tempo. Perdonatemi”.

Un uomo che forse era proprio quello strano personaggio che circola sul web, Jonathan Galindo.

Un Pippo della Disney con sembianze umane dietro il quale si nasconderebbero malintenzionati interessati ad avvicinare sul web i ragazzini. Una figura che però potrebbe essere nata nel 2012 dalla fantasia di un videomaker americano, James Fazzaro, che aveva dato vita al personaggio come divertimento personale, senza alcuna brutta intenzione. Ma che sarebbe poi negli anni diventato famosissimo sul web, assumendo l’identità di Jonathan Galindo e nascondendo dietro di sé intenzioni molto pericolose.

Dopo i nostri primi servizi ci aveva scritto un padre, il cui bambino di 7 anni su TikTok aveva fatto un video in cui diceva: “Ciao raga, stiamo facendo una ricerca su Jonathan Galindo, voi lo conoscete. Rapisce le persone e ti dice 50 sfide da fare prima di suicidarti".

Il papà, che il 28 luglio aveva sporto denuncia presso il commissariato di Frosinone, prima di andare alla polizia aveva provato a far rimuovere quel video, come ha raccontato a Giulia Innocenzi: "Ho cercato subito di contattare la madre che non mi rispondeva. Ho contattato anche il compagno della mia ex moglie, gli ho mandato un messaggio su WhatsApp". Nel messaggio si legge: "I bambini hanno fatto un casino con i telefoni. Hanno aggiunto account pericolosi. Controlla i telefoni di XXX e XXX". E cioè di suo figlio e del fratellastro, di nove anni. Anche lui aveva pubblicato un video su questa terribile sfida: "Ciao raga, stavamo facendo delle ricerche su Jonathan Galindo. Forse è fake, forse è una donna o forse è un uomo, chi lo sa. Se sapete qualcosa scrivetelo nei commenti che stiamo facendo delle ricerche da un bel po’, lasciate like e scrivete commenti, davvero importante".

Il video del bambino di 7 anni è stato fatto lo stesso giorno del fratello, e sul tavolo ci sono gli stessi fogli dove c’è scritto "ULTIMA SFIDA SUICIDARSI". Il papà finalmente riesce a parlare con la ex, come spiega lui stesso: "La madre mi ha detto che è stata una bravata. Non ha cancellato immediatamente il video, oltretutto ha lasciato sull’account tutti questi contatti che mio figlio aveva aggiunto di Jonathan Galindo per più di una settimana".

Il padre prova a parlare direttamente con il piccolo, mettendolo in guardia da Jonathan Galindo, e poi finalmente riesce a convincere la mamma a farle chiudere l’account TikTok del figlio collegato ai profili di Jonathan Galindo. Ma è parlando col piccolo che scopre che ha aperto un nuovo profilo, e il paradosso è che a questo lui non può avere accesso, a causa delle restrizioni impostate dalla madre.

La mamma di quel bambino, dopo la messa in onda del servizio, ci ha contattato, chiedendo una replica.

"Eravamo in vacanza, i bambini stavano insieme e hanno fatto questa sorta di ricerca per curiosità. Quando sono stata contattata dal padre ho preso il telefono, ho visionato il video, l’ho rimosso, dopodiché ho parlato con mio figlio e gli ho spiegato i pericoli… I bambini sbagliano e sta a noi genitori correggerli. Se dare l'accesso ai propri figli sui social è un reato", ha spiegato, "la polizia postale dovrebbe arrestare milioni di persone, perché ci sono milioni di bambini su TikTok. Io da madre penso che con i bambini bisogna trovare dei compromessi e un equilibrio, cercando di non essere né troppo permissivi né troppo rigidi".

Ora la polizia postale, come scrive Frosinone Today, ha deciso di aprire un’indagine su questa vicenda. 

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