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Malaria non diagnosticata all'ospedale, sette indagati per la morte di Loredana Guida

L’ipotesi di reato è di omicidio colposo, sono indagati sette tra medici e infermieri. La gravità dei sintomi di Loredana sarebbero stati inizialmente sottovalutati in Pronto soccorso, in una vicenda che ha sconvolto l’intera comunità di Agrigento: tra i tanti che hanno voluto ricordarla c’è anche il nostro Silvio Schembri

Sette persone sono indagate per la morte di Loredana Guida: la giornalista di Agrigento, 44 anni, è stata stroncata dalla malaria dopo un viaggio a Lagos, in Nigeria. È morta all’ospedale di Agrigento. L’iscrizione nel registro degli indagati di sette tra medici e infermieri – come atto dovuto – è avvenuta dopo l’interrogatorio dei familiari della donna. L'ipotesi di reato su cui sta indagando la procura è quella di omicidio colposo.

Loredana, al suo rientro in Sicilia, aveva infatti iniziato ad avvertire i primi malesseri e si era presentata in pronto soccorso: qui però non avrebbe ricevuto l’assistenza necessaria. Dopo 9 ore in attesa di un medico avrebbe quindi abbandonato la struttura sanitaria. Tornata a casa la situazione però si è aggravata: ha uno svenimento e viene quindi trasportata in ambulanza in ospedale.

Questa volta i medici capiscono che la situazione è grave e Loredana viene ricoverata nel reparto di Rianimazione. Vengono attivati anche i reparti di Malattie infettive degli ospedali siciliani e anche l’Istituto nazionale Malattie infettive di Roma. Per lei però era troppo tardi: Loredana è entrata in coma dopo 5 giorni dalla prima visita al pronto soccorso. Non è servito a salvarla neppure il tentativo di cura con un farmaco che sarebbe dovuto arrivare da Messina. Dopo 8 giorni è morta.

L’indagine servirà ad accertare, tra le altre cose, perché sembra che nessuno abbia inizialmente preso come campanello d’allarme quel viaggio in Africa. Loredana l’aveva detto subito al primo ingresso in pronto soccorso. La salma è stata sequestrata e verrà sottoposta ad autopsia. La sua prematura scomparsa ha sconvolto la comunità di Agrigento e non solo, gli amici e i colleghi incontrati in questi anni.

Tra loro c’è anche il nostro Silvio Schembri. “Ci ha lasciati una persona meravigliosa, una bravissima giornalista a cui ho voluto bene”, dice la Iena in un videomessaggio di ricordo. “È impossibile calcolare il tempo trascorso insieme, fianco a fianco, dentro e fuori la redazione. Ho iniziato a fare questo lavoro con te, quasi 13 anni fa. In questa giornata niente ha un senso, ho voglia di spaccare tutto. Nel 2020 non è accettabile morire così”. Speriamo che adesso questa inchiesta porti alla luce le eventuali responsabilità in questa assurda vicenda.

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