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Riesplode il “mascherina gate” nel Lazio: la Regione ha sborsato altri 2,8 milioni per dispositivi mai ricevuti

La Regione ha revocato l’ordine di 850mila camici e 1 milione di tute protettive alla Internazionale Biolife: la consegna era in ritardo di oltre 4 mesi, e i camici già inviati sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza. Il Lazio però ha già sborsato 2,8 milioni di euro di anticipo, di cui ora chiede la restituzione insieme a 1,4 milioni di penale. Una storia che è solo l’ultima tappa del ‘mascherina gate’ che noi de Le Iene vi abbiamo raccontato con Antonino Monteleone e Marco Occhipinti. Sul 'caso Biolife' comunque la Regione ci ha fatto sapere che non ci sarebbe alcun 'buco', poiché l'ente "ha sospeso il pagamento, in favore di Biolife, delle spettanze dovute a fronte di un’altra fornitura regolarmente consegnata"

Un altro “mascherina gate” è pronto a esplodere nel Lazio: la Regione ha infatti determinato la revoca di un ordine da 1 milione di camici e 1 milione di tute protettive alla società Internazionale Biolife. Il motivo? A leggere la determinazione che abbiamo potuto visionare in esclusiva, sembra chiaro: di tutti i materiali ordinati, solo 150mila camici sarebbero stati effettivamente consegnati, e peraltro poi sequestrati dalla Guardia di finanza. Il resto non è arrivato, con oltre 4 mesi di ritardo sulle date pattuite. Così la Regione ha detto basta e revocato l’ordine. Ma c’è un problema: il Lazio ha già anticipato 2,8 milioni di euro alla società, che adesso chiede indietro, insieme a 1,4 milioni di penale.

Andiamo con ordine: il 30 marzo la Regione Lazio affida alla Internazionale Biolife, società con sede a Taranto, l’ordine di 1 milione di camici e 1 milione di tute protettive da fornire ai medici e al personale sanitario in prima linea nella lotta al coronavirus. La società, secondo quanto si legge nella delibera, “si impegna a consegnare la fornitura entro l’8 aprile, presso l’aeroporto di Fiumicino”. Il giorno successivo, il 31 marzo, la Regione paga alla società un acconto di 2,8 milioni di euro pari al 20% del costo totale della fornitura. È a questo punto che iniziano i problemi. 

A leggere l’atto di revoca dell’ordine, la Regione Lazio denuncia continui rinvii e ritardi da parte della Internazionale Biolife. La prima consegna viene registrata il 3 giugno, quasi due mesi dopo la data pattuita, e all’11 giugno sono arrivati solo poco meno di 150mila camici su un totale di un milione. Delle tute, nemmeno l’ombra. E si arriva così al 26 agosto, l’altro ieri, quando la Guardia di finanza notifica alla protezione civile regionale il sequestro di quei 150mila camici. Un sequestro “emesso dalla procura della repubblica presso il Tribunale di Taranto nell’ambito di un procedimento penale che vede indagati i responsabili della società Internazionale Biolife”.

La Regione a questo punto decide per la revoca dell’ordine, e lo fa usando parole molto dure contro la società: “La condotta contrattuale della Internazionale Biolife è chiaramente caratterizzata da inaffidabilità ed inattendibilità dei tempi di esecuzione”, scrive la Regione. E ancora: “In un contesto emergenziale caratterizzato da un pericolo grave per la salute pubblica, ha omesso di curare con la dovuta diligenza ed il necessario tempismo l’adempimento della propria obbligazione”. Insomma, parole di grande sfiducia verso una società che però è stata scelta proprio dalla Regione.

Regione che, in conclusione della revoca, chiede adesso alla Internazionale Biolife di restituire i 2,8 milioni di euro che ha ricevuto come acconto e di pagare le “penali previste dal contratto, nella misura di 10mila euro per ciascuno dei 140 giorni entro i quali avrebbe dovuto realizzarsi l’adempimento, per complessivi 1,4 milioni di euro”. Insomma, in questo momento nelle casse del Lazio ci sarebbe un nuovo buco di 2,8 milioni di euro sborsati per avere tute e camici che non si sono mai visti.

Una storia che prosegue il ‘mascherina gate’ che noi de Le Iene vi abbiamo raccontato con Antonino Monteleone e Marco Occhipinti: la Regione aveva tentato di comprare da EcoTech, azienda che vende lampadine a Led, mascherine per 35 milioni di euro. Le mascherine non arrivano, ma le casse dell’Ente sborsano 11 milioni di euro di anticipo. E quelle mascherine, si scopre poi, sarebbero anche state pagate quasi il doppio del prezzo di mercato. Clicca qui per leggere la ricostruzione della vicenda.

A segnalarci il caso della Internazionale Biolife è Roberta Angelilli di Fratelli d’Italia: “Purtroppo avevamo ragione, la Ecotech non era un caso isolato: grazie al lavoro della Guardia di Finanza e della Procura di Taranto, sono stati confermati tutti i nostri dubbi anche sulle forniture della Internazionale Biolife. Purtroppo non è finita, perché ci sono altre forniture in sospeso per le quali la Regione non ha ancora firmato le revoche. Sorprendente che il Direttore della protezione civile sia ancora al suo posto”.

La Regione Lazio, tramite il portavoce Emanuele Lanfranchi, tiene a sottolineare "che per quanto riguarda la fornitura c.d. 'Biolife' non ci sarebbe alcun buco in quanto la Regione ha sospeso il pagamento, in favore di Biolife, delle spettanze dovute a fronte di un’altra fornitura regolarmente consegnata, compensando così le inadempienze della fornitura in oggetto".

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