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Mortalità in Italia in calo? Sì, ma per il contrario di quanto raccontano i negazionisti del coronavirus | I DATI

Una delle nuove tesi dei negazionisti del Covid sostiene che ormai di coronavirus non si muoia più, che la pandemia non sia così grave e che quindi le restrizioni e le mascherine non servano. La prova? La mortalità in Italia è oggi più bassa che negli ultimi cinque anni. Una bella storia, peccato che sia frutto di una manipolazione della realtà: se oggi ci sono meno morti è perché nei mesi scorsi ce ne sono stati infinitamente più del solito

Nella vita, si sa, ci sono poche certezze: le tasse, la morte e da qualche tempo pure i negazionisti di qualunque cosa. Un esiguo ma agguerrito gruppo di persone che ha come scopo nella vita quello di mettere in dubbio la “versione ufficiale”, che sarebbe stata manipolata ad arte per farci credere qualcosa non si capisce bene per quale interesse dei “poteri forti”.

E negli ultimi mesi la pandemia ha offerto il destro per portare alla ribalta molte teorie del complotto sul coronavirus: dal 5G a Bill Gates che vuole venderci i vaccini, i nostri amici complottari e negazionisti si sono scatenati. E tra le tante teorie che hanno tirato fuori, ce n’è una che ha dell’incredibile: per il coronavirus ormai non muore più nessuno, e a dimostrarlo ci sono i dati sulla mortalità degli ultimi mesi che non solo non mostrano nessun aumento, ma anzi una leggera diminuzione del numero di morti totali.

Proprio qui sta il trucco della teoria negazionista: il dato in sé, cioè la riduzione della mortalità negli ultimi mesi, è vero. Però è letto fuori contesto e con un significato del tutto diverso dalla realtà, che viene così falsificata. Ma andiamo con ordine: a marzo in Italia sono morte in totale 80.623 persone, con un aumento del 48,6% rispetto alla media dei cinque anni precedenti. Ad aprile invece sono morte in totale 64.693 persone, con un aumento del 33,6% rispetto alla media dei cinque anni precedenti.

La Lombardia, cioè la regione italiana più colpita dal coronavirus, ha fatto registrare a marzo un aumento della mortalità totale (cioè per tutte le cause, non solo il coronavirus) del 188,1%. Ad aprile invece ha segnato un +107,5%. Bergamo e Lodi, le due provincie maggiormente toccate dalla pandemia, a marzo hanno registrato un aumento della mortalità rispettivamente del 571 e del 377%. Segni evidenti di come il coronavirus abbia spazzato via un’intera generazione di anziani e persone che già soffrivano di altre patologie, lasciando un triste ricordo indelebile nella memoria di tutti noi.

Nell’ultimo periodo, come vi abbiamo raccontato qui, il numero di morti in Italia è prima tornato in linea con quello degli anni precedenti, e poi è leggermente sceso sotto la media a luglio: nelle prime due settimane di luglio la mortalità totale nel Nord Italia è stata inferiore del 4% rispetto alla media dei cinque anni precedenti. E a questo si attaccano i negazionisti per sostenere che ormai di coronavirus non si muore più e quindi tutte le restrizioni sono solo una privazione della libertà decisa dal governo per la motivazione non proprio chiarissima di volerci per forza tenere “in catene”.

Peccato però che la diminuzione della mortalità abbia una causa terribile, descritta negli studi del ministero della Salute così come da quelli indipendenti: l’“effetto mietitura”. Spiegato nei termini più crudi possibili, durante la primavera sono morte così tante persone in più che oggi ci sono letteralmente molte meno persone a rischio di morire a breve. Il coronavirus ha mietuto così tante vittime da aver lasciato un deserto davanti a se. E a confermarlo c’è il dato per cui la diminuzione più marcata della mortalità è nella fascia 65-74 anni, quella più duramente colpita dalla pandemia.

Insomma, è vero che la mortalità nell’ultimo periodo è leggermente inferiore alla media. E’ falso che questo dimostri che di coronavirus non si muore più, ma anzi è proprio una causa della durezza con cui il Covid ha colpito l’Italia. Ma basta leggere un dato fuori contesto per sostenere teorie magari d’impatto, ma che sono e restano false.

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