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Omicidio Bruna Bovina, annullata assoluzione dell'amante: nuovo processo | VIDEO

Lo ha deciso la Cassazione, dopo che la Corte d’Appello di Bari aveva assolto Antonio Colamonico “per non aver commesso il fatto”: ora si dovrà celebrare un nuovo processo. Noi de Le Iene ci siamo occupati di questa brutta storia con Nina Palmieri

Il processo ad Antonio Colamonico è da rifare: lo ha deciso la Cassazione che ha annullato l’assoluzione dell’ex amante di Bruna Bovino. La donna era stata brutalmente uccisa il 12 dicembre 2013 e poi trovata semicarbonizzata dentro al suo centro estetico incendiato.

Nel 2014 Antonio Colamonico viene arrestato, e successivamente condannato in primo grado a 25 anni di carcere per quel terribile omicidio. Nel 2018 però il colpo di scena: la Corte d’Appello lo assolve “per non aver commesso il fatto” e Colamonico torna a essere un uomo libero.  Adesso, però, ancora uno stravolgimento in questo intricato caso di cronaca: la Cassazione annulla con rinvio il processo d’Appello, che dovrà dunque essere nuovamente celebrato.

Sono ormai passati oltre 6 anni da quel 12 dicembre del 2013, e attualmente nessuno per la giustizia italiana è responsabile di quella morte. Noi de Le Iene abbiamo seguito questo caso con Nina Palmieri, che era riuscita a parlare brevemente con Colamonico dopo la sua scarcerazione. Le prove contro di lui fino a quel momento erano state considerate schiaccianti, ma a seguito dell’assoluzione in Appello era tornato un uomo libero.

Questa terribile vicenda ha luogo a Mola di Bari dove Bruna, una donna forte e indipendente, a un certo punto decide di aprire un centro estetico a Mola di Bari. Il 12 dicembre 2013 però Bruna muore. “Era un giorno freddissimo”, racconta Lilian, la mamma, a Nina Palmieri. “Ci hanno chiamato dicendo che prendeva fuoco il centro estetico”. La donna inizia a chiamare Bruna, ma il telefono è spento e Lilian si precipita lì. “Quando siamo arrivati dicevano che c’era un corpo bruciato”.

Poco prima sul posto sembra fosse arrivato Colamonico. “Gli raccontano che il corpo che era stato trovato senza vita era quello di Bruna”, ci dice Antonio Procacci, giornalista che si è occupato del caso.  “Lui si dispera, inizia a sbattere pugni per terra, contro il muro. In quel momento viene notato dagli inquirenti che lo ascoltano per diverse ore”. “Sono sposato da tre anni”, dice Colamonico agli inquirenti, a cui riferisce anche di avere una relazione extraconiugale con Bruna.

Quando chi indaga analizza la scena in cui è morta Bruna, l’ipotesi di un banale incendio viene presto superata. Parte la fase investigativa in cui tantissime persone vengono interrogate. Il movente viene inizialmente individuato in un altro centro estetico dove aveva lavorato Bruna. “Era stato chiuso per un sospetto di un giro di prostituzione”, ci spiega Procacci. Insomma, Bruna poteva essere vittima di una ritorsione.

La pista però non porta a nulla e prende piede l’ipotesi di un delitto passionale. Gli esiti dell’autopsia sul corpo di Bruna sembrano andare in questa direzione. “Sotto le unghie della vittima c’era il dna di Colamonico”, prosegue il giornalista. Nella stessa direzione vanno i risultati della perizia sulle mani dell’uomo, che erano piene di graffi: “Nel bagno del centro viene trovata una traccia biologica mista di Colamonico e di Bruna”.

Delle altre impronte vengono trovate sempre sulle mani di Colamonico. “Sono delle bruciature”, spiega il giornalista Procacci. Secondo gli inquirenti si tratterebbe di un omicidio passionale non premeditato. Tutto sarebbe avvenuto intorno alle ore 17 e secondo le prime ricostruzioni sembra che in quell’orario nel centro ci fosse Colamonico, che invece dichiara di essere uscito alle 16.45. “Vidi una discussione un po’ animata”, ci ha raccontato un testimone: la discussione animata tra due sagome sarebbe avvenuta proprio attorno alle 16.45. Un vicino racconta inoltre di aver sentito odore di bruciato e di essere andato al centro di Bruna. Così chiama i vigili del fuoco: sono le 18.25. Quando alle 18.46 arrivano i vigili, l’incendio è già alla fase finale.

Colamonico, come abbiamo raccontato in precedenza, viene arrestato e inizia il processo, durante il quale l’uomo rimane in carcere per 4 anni fino alla sentenza di primo grado: viene giudicato colpevole e condannato a 25 anni di carcere. Pochi mesi dopo però la Corte d’Appello ribalta la sentenza e lo assolve per non aver commesso il fatto: Colamonico è di nuovo un uomo libero.

Questo capovolgimento sembra basarsi su una testimonianza giudicata inattendibile in primo grado per un errore tecnico. È quella di Luca Caragiulo, un tatuatore che ha lo studio nella strada di fronte a quello di Bruna. “L’ho incontrata ieri sera alle 18.20 e ci siamo salutati”, racconta in un’intervista Caragiulo. Le sue dichiarazioni vengono sposate dai giudici di secondo grado. Ma se Bruna era viva alle 18.20, è possibile che non si sia accorta che il centro bruciava, cosa di cui i vicini dicono di essersi accorti attorno alle 18?

Nina Palmieri ha cercato di parlare proprio con il tatuatore. “La prossima volta: omertà, mi faccio i cazzi miei”, dice il tatuatore. Questa testimonianza ribalta anche altri elementi. Secondo una consulenza di parte presa in considerazione in secondo grado, infatti, le ferite sulle mani di Colamonico vengono considerate banali ulcere e eritemi. Noi abbiamo sottoposto le foto delle ferite a ben sette medici legali, che ci hanno risposto all’unanimità che si tratta di ulcere da azione da calore, cioè di ustioni.

I segni sull’avambracico invece in secondo grado vengono valutati come escoriazioni. Le abbiamo fatte vedere sempre a sette medici legali, che le hanno considerate escoriazioni provocate da unghiate. Ma le stranezze non finiscono qui: sul perché ci fosse il suo dna sotto le unghie di Bruna, Colamonico sostiene che durante una pratica erotica gli avrebbe fatto un massaggio anale col dito e lui aveva le emorroidi. Cosa che però non aveva riportato nella prima deposizione.

Io sono innocente, lo sono sempre stato. Di conseguenza non ho paura di nulla”, aveva detto Colamonico a Nina Palmieri dopo l’assoluzione in secondo grado. Adesso dopo la sentenza di Cassazione dovrà tornare a processo. Chissà se, a oltre sei anni di distanza da quel brutale omicidio, sarà mai fatta chiarezza sulla morte di Bruna Bovina.

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