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Omicidio del poliziotto Nino Agostino: “Boss Gaetano Scotto a processo” | VIDEO

Gaetano Pecoraro aveva incontrato il potente boss dell’Arenella, imputato per la morte nel 1989 del giovane poliziotto Nino Agostino, che due mesi prima di essere ucciso aveva sventato un attentato ai danni del giudice Falcone. Ora il procuratore generale di Palermo ha chiesto per Scotto il rinvio a giudizio

Quando Gaetano Pecoraro lo aveva incontrato, a spasso per la città, il boss dell’Arenella Gaetano Scotto aveva negato di appartenere alla mafia e delle pesantissime ombre che gravano sulle sue spalle aveva detto: “Sono tutte fesserie, è tutto un processo che andrà in fumo, io non so niente”.

L’uomo, considerato trait d’union tra Cosa Nostra e i servizi segreti deviati, e accusato di avere partecipato alla strage di via d’Amelio dove hanno perso la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta, aveva anche parlato dell’omicidio del poliziotto Nino Agostino: “A me dispiace per il figlio di Vincenzo Agostino, io non ci posso pensare a quello che può sentire una persona quando gli muore un figlio, ma sono minchiate, sono tutte cose false”.

Ora per Gaetano Scotto, per l’omicidio del giovane poliziotto palermitano (una storia che ci ha raccontato Gaetano Pecoraro nel servizio che potete rivedere sopra) arriva la richiesta del procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato: vada a processo insieme al boss Nino Madonia e a Francesco Paolo Rizzuto, amico di Nino Agostino, ucciso il 5 agosto 1989 in circostanze ancora non chiarite.

Nino Agostino, poliziotto impegnato nella squadra volanti del commissariato San Lorenzo, sarebbe in realtà stato membro attivo di un’unità speciale, a caccia dei superlatitanti di Cosa Nostra.

La sera del 5 agosto 1989 Nino Agostino viene ucciso a colpi di pistola mentre entra nella villa di famiglia con la moglie a Villagrazia di Carini, incinta di cinque mesi. Un mese e mezzo prima Nino aveva sventato l’attentato all’Addaura, ai danni del giudice Giovanni Falcone.

Con Gaetano Pecoraro avevamo incontrato Vincenzo Agostino, il papà dell’agente di polizia barbaramente ucciso. Vincenzo Agostino aveva raccontato alle nostre telecamere durante l’intervista di Gaetano Pecoraro del 28 febbraio 2016 di quella sua barba lunghissima (che anche l’ex ministro degli interni Matteo Salvini aveva notato, durante una visita in città). Una barba fatta crescere, dal giorno dell’omicidio del figlio, in segno di protesta, chiedendo finalmente la verità sulla morte di Nino. L’anziano padre aveva confidato alla Iena la sua più grande paura: “Non arrivare a vedere chiuso questo processo, per vedere condannato chi ha ucciso mio figlio”. Ora forse, finalmente, qualcosa comincia a muoversi.

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