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Patrick Zaki deve rimanere in carcere in Egitto per altri 45 giorni | VIDEO

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Il nostro Gaston Zama torna a parlarci della storia di Patrick Zaki: l’attivista e studente dell’università di Bologna dovrà rimanere in carcere al Cairo per altri 45 giorni. E’ detenuto dal 7 febbraio, arrestato subito dopo esser tornato in Egitto per visitare la famiglia. La sua unica colpa è quella di pensarla in modo diverso dal governo di al-Sisi

Patrick Zaki ha 29 anni e dal 7 febbraio è detenuto in un carcere in Egitto perché colpevole di pensarla in modo diverso da chi governa il suo paese. Con il nostro Gaston Zama abbiamo cominciato a raccontarvi la sua storia la scorsa settimana, e in questi giorni c’è stata la speranza che il giovane attivista fosse finalmente scarcerato.

Una speranza malriposta: il tribunale del Cairo ha deciso di rinnovare per altri 45 giorni la sua detenzione. “Notizie pessime”, ci dice Riccardo Noury di Amnesty International. “Non c’è alcun senso e non c’è alcuna logica quando si parla di una dittatura”, aggiunge Amr, il caro amico di Patrick che abbiamo conosciuto la scorsa settimana.

Patrick Zaki è così costretto per altri 45 giorni a rimanere incarcerato a Tora, un luogo in cui le condizioni dei detenuti sono terribili. In quel carcere le guardie si sono rese responsabili di atti di violenza e perfino tortura nei confronti dei detenuti, come mostrato da Al Jazeera. Nell’ultimo incontro con il suo avvocato, Patrick ha ribadito di non aver nemmeno un letto nella sua cella.

Dorme per terra sin dal primo giorno in cui è stato arrestato”, ci racconta Amr. Sono ormai passati 10 mesi, e non può nemmeno parlare per far valere i suoi diritti. “In realtà lui stava serenamente studiando per fare gli esami all’università di Bologna”, dice Riccardo Noury.

La famiglia di Patrick a oggi non ha ricevuto risposte su come siano state condotte le indagini. “Il suo avvocato ha chiesto sin dal primo giorno due cose”, ci racconta Amr: “La polizia sostiene che Patrick sia stato arrestato l’8 febbraio a Mansura, a casa dei suoi genitori”, ma in realtà lì non è mai arrivato perché fermato subito appena sbarcato dall’aereo il giorno precedente. “L’avvocato ha chiesto di esaminare le telecamere dell’aeroporto” per verificare se la polizia abbia detto il vero, ma di quei video non c’è traccia.

“Secondo punto, bisogna indagare in modo chiaro per capire cosa sia successo tra il 7 e l’8 febbraio”, dice Amr. “Patrick sostiene di esser stato rapito all’aeroporto e poi di esser stato torturato, sottoposto all’elettroshock e picchiato. E non abbiamo risposte”. Un trattamento che, secondo quanto riportano le organizzazioni umanitarie, sarebbe abitudinario per le forze di polizia egiziane, come potete sentire nel servizio in testa a questo articolo.

In questi giorni anche l’attrice Scarlett Johanson ha parlato di Patrick e di altri attivisti detenuti: “Ha fatto più lei per loro che molti governi”, dice Riccardo Noury. Nel frattempo i giorni passano e non è chiaro quando sarà possibile chiedere di nuovo la scarcerazione di Patrick Zaki.

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lI nostro Gaston Zama ci racconta la storia di Patrick Zaki, uno studente egiziano all’università di Bologna arrestato al Cairo e portato in carcere senza alcuna ragione. Con l’aiuto di un suo amico fuggito in Europa dopo le torture del regime, e di Riccardo Noury di Amnesty International, ricostruiamo la sua vicenda e le condizioni dei diritti umani in Egitto

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