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Polveri sottili: primato italiano di morti. A cosa siamo disposti a rinunciare per fermare la strage?

L’esposizione alle polveri sottili pm2,5 ha causato nel 2016 la morte di 45mila persone in Italia, con un danno economico per oltre 20 milioni di euro. Siamo il paese peggiore d’Europa, l’undicesimo al mondo. Ognuno di noi a cosa è pronto a rinunciare per fermare questa vergognosa strage?

Quarantacinquemila morti per polveri sottili in un anno. Provate a immaginare se una città come Ercolano, oppure come Rovigo, sparisse all’improvviso insieme ai suoi abitanti. Saremmo tutti pronti a impedirlo, giusto? Eppure in Italia, nel 2016, 45mila persone hanno perso la vita a causa dell’esposizione alle polveri sottili pm2,5. Nel silenzio generale e soprattutto delle nostre coscienze.

L’aria inquinata uccide decine di migliaia di persone ogni anno nel nostro Paese. A dirlo è un nuovo rapporto di The Lancet presentato presso l’Istituto superiore di sanità, che certifica come l’Italia sia il peggior paese d’Europa e l’undicesimo al mondo. A correre i rischi maggiori sono i neonati e i bambini: e noi cosa siamo disposti a fare per evitare che i nostri figli perdano la vita? Siamo pronti a rinunciare a mezzo grado in più in casa, oppure a prendere la macchina anziché andare a piedi o con la metro? Siamo pronti a informarci di più sui prodotti che acquistiamo ogni giorno, così da scegliere quelli che provocano un impatto ambientale minore? Siamo disposti a cambiare qualcosa nel nostro stile di vita per respirare aria migliore?

La colpa di questa drammatica crisi climatica, intendiamoci, non è solo nostra. È soprattutto di chi ha il potere di prendere decisioni importanti e investire denaro che dovrebbe attivarsi per contrastare il grande dramma del nostro tempo. La verità però è che ogni nostra singola azione ha un impatto importante sull’aria che respiriamo, e la somma di tante piccole scelte può fare una differenza enorme tra l’inquinamento e l’aria pulita: in definitiva, tra la vita e la morte di decine di migliaia di persone.

Il report presentato all’Iss, intanto, ha già fornito alcune proposte per contrastare questa terribile deriva che ha portato l’Italia a essere fanalino di coda in Europa e nel mondo. Sono quattro le direttrici su cui l’istituto chiede di muoversi: stop all’energia a carbone, finanziamenti per gli investimenti “green”, migliori sistemi di trasporto pubblico e a piedi o in bicicletta, grandi investimenti sanitari.

Noi de Le Iene lottiamo da tempo per sensibilizzare quanto più possibile le persone sulla crisi climatica e l’impatto che ha nella vita di tutti i giorni. Solo pochi giorni fa abbiamo intervistato Giovanni Mori, ingegnere, esperto di lotta all’inquinamento e coordinatore del Fridays for Future di Brescia. Con lui abbiamo affrontato la specificità della pianura padana, una delle zone più inquinate del mondo. “La pianura padana purtroppo è in una situazione critica a livello mondiale, è tra le aree più inquinate e il tasso di morti per inquinamento atmosferico è tra i più alti al mondo”, ci ha detto.

E a Milano in particolare la situazione è drammatica, tanto che per il 2 febbraio il sindaco Sala ha predisposto lo stop alla circolazione di tutte le auto. “Servono interventi strutturali, ma adesso devo agire”, ha detto il primo cittadino. “Manca una programmazione a lungo termine per affrontare il problema”, ci ha confermato Giovanni Mori. Quali sono questi interventi a lungo termine? “Uno degli aspetti più importanti è il riscaldamento dei palazzi, che contribuisce in modo importante all’inquinamento: non è un caso che questi momenti di massima emergenza avvengano quasi sempre d’inverno quando fa più freddo. L’obiettivo dovrebbe essere quello dell’efficientamento energetico e dell'isolamento termico, che è ancora più efficace”. E tenere banalmente più bassa la temperatura delle case è una responsabilità che ricade su ognuno di noi.

“Le misure emergenziali come lo stop alla circolazione sono ben accette ma non risolvono il problema”, ci ha detto Mori. “Il traffico contribuisce in modo innegabile all’inquinamento locale, ma d’altra parte se non ho un sistema in grado di accogliere chi vuole entrare in città senza poter usare la macchina rischio di generare ulteriori problemi”. In attesa di questi interventi strutturali, siamo noi a poter usare di meno la macchina e di più la bici oppure andare a piedi.

In conclusione, resta una sola cosa da chiedersi: noi cosa siamo disposti a fare per ripulire l’aria che ogni giorno, in ogni momento, i nostri figli respirano? Il loro e nostro futuro passa anche da questo.

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