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Che fine ha fatto Share'ngo? Un testimone afferma: “Ormai è fallita e i dipendenti sono stati abbandonati”

L’ultima comunicazione sui social risale a quasi due mesi fa, il sito risulta inaccessibile e il numero di telefono indicato online irraggiungibile: cosa è successo alla società di sharing ecologica delle macchine elettriche? “Ormai è fallita e i dipendenti abbandonati“, racconta a Iene.it un testimone ben informato sulla situazione di Share’ngo. E chi ha pagato dei pacchetti con il servizio?

Sito irraggiungibile, numero di telefono staccato, social aggiornati due mesi fa: che fine ha fatto Share’ngo, l’azienda di mobilità ecologica elettrica che dal 2016 aveva portato in alcune grandi città italiane le ormai famose macchine gialle? “Ormai è fallita e i dipendenti sono stati abbandonati“, racconta a Iene.it una persona ben informata su quanto è accaduto negli ultimi anni alla società. E nel frattempo ci sono molti utenti della società che si chiedono cosa sarà dei pacchetti di servizi acquistati.

Quello che state per leggere è il racconto che ci ha fatto Giovanni (il nome è di fantasia, ndr), una persona ben informata su quanto avvenuto a Share’ngo fin dalla sua nascita e che ci ha contattato per denunciare la situazione in cui si troverebbe la società: “Share’ngo è nata cinque anni fa”, ci racconta. “La proprietà era cinese, la società faceva capo alla CS Group di Livorno”. E in breve tempo le macchine gialle fanno capolino in varie città italiane, tra cui Milano e Roma. “Due anni fa la società viene ceduta - con i conti a posto - con l’impegno di vendere l’azienda a chi potesse sostenerla economicamente: le trattative però stentano e la società inizia a perdere molto. Così si decide di venderla a un imprenditore olandese, Majd Yousif”.

Siamo a novembre del 2019, e l’imprenditore olandese acquisisce Share’ngo: “I dipendenti cominciano a essere pagati con ritardi”. In breve tempo la società sospende il servizio a Milano, con la motivazione che le macchine venivano danneggiate. Questo prima del coronavirus, e poco dopo chiude anche Roma. Ma lo stop era davvero dovuto agli atti vandalici, o c’era qualcos’altro dietro? “Le macchine venivano davvero danneggiate, però era una scusa: in realtà c’erano già un mucchio di debiti con la logistica a Roma e a Milano, e non sapevano più come andare avanti”, sostiene il testimone. Debiti che, stando ai documenti che Iene.it ha potuto visionare, avevano iniziato ad accumularsi ben prima dell’arrivo di Majd Yousif e che avevano portato persino allo sfratto della sede di Roma della società.

E così, racconta il nostro testimone, il servizio si ferma: “Intanto i dipendenti non venivano pagati. A maggio, Majd Yousif viene arrestato”. E in effetti la notizia viene riportata da molti media italiani e olandesi, tra cui il De Telegraaf: per l’accusa l’imprenditore avrebbe utilizzato il car sharing in Olanda per riciclare denaro. Società che però, è importante precisare, non ha legami con quelle italiane. E proprio su questa vicenda è l’ultimo post su Facebook di Share’ngo in Italia: “Sharengo Italia e i suoi dipendenti intendono ribadire la loro completa estraneità alla vicenda: l’inchiesta riguarda le l'attività olandesi di Majd Yousif”. Da quel momento, silenzio. 

La notizia dell’arresto di Majd Yousif, come dicevamo, arriva anche in Italia: sotto i riflettori però non finisce la proprietà di Share’ngo, ma la trattativa per l’acquisto della squadra di calcio di Livorno. L’imprenditore, infatti, era sul punto di rilevare la società ma la trattativa è saltata proprio dopo l’arresto: “Sono basito”, ha commentato il sindaco a il Fatto Quotidiano, “Livorno merita persone trasparenti e libere da ogni coinvolgimento giudiziario”.

Durante il lockdown, intanto, “alcuni dipendenti sono finiti in cassa integrazione in deroga, quella per il coronavirus”, ci racconta ancora il nostro testimone. “Quando a maggio esce la notizia dell’arresto di Majd Yousif, tanto personale degli uffici amministrativi e legali si sono dimessi per giusta causa così da avere la disoccupazione”. E chi invece è in cassa integrazione in deroga? “Chi è in cassa non può essere licenziato per il coronavirus, non si può licenziare per giusta causa, e resta così prigioniero”. Tanto più che in questo caso, come in tanti altri che vi abbiamo raccontato, la cassa tarda ad arrivare. “Nel frattempo dagli uffici di Livorno non risponde più nessuno. Non si sa nemmeno se la cassa integrazione sia stata richiesta davvero”.

Dunque, stando al nostro testimone, la società sembrerebbe essere ormai allo sbando, con dipendenti che non verrebbero pagati e un servizio che non sembrerebbe essere vicino a ripartire: “Nel frattempo è successa anche un’altra cosa. All’interporto di Livorno erano depositate 250 macchine per un valore di circa un milione e mezzo di euro. Queste macchine sono state comprate da un’altra società di Majd Yousif e imbarcate verso il Belgio. Quei soldi però non sono mai arrivati alla società italiana, con le macchine sono ferme in dogana”. E così la società sarebbe stata svuotata e i soldi per pagare i dipendenti sfumati. 

Intanto il servizio a Roma e Milano, così come nelle altre città, non è più ripreso: “A Roma addirittura alcune macchine sono in strada e la polizia le porta nei depositi perché non sono più assicurate”. Share’ngo ha ancora un futuro, a questo punto? “Ormai la società è fallita, non c’è più niente. Ci sono solo persone ancora prigioniere di questa situazione”.

“Si sta aspettando che il tribunale nomini un amministratore per la società, ma non dovrebbe avvenire prima di settembre”, ci racconta ancora il nostro testimone. Ma quindi sono stati portati i libri in tribunale? “Qualcuno ha fatto ingiunzione di pagamento e il Presidente del collegio della società ha portato l’accordo di cessione delle macchine da Livorno al Belgio in tribunale. La situazione è terribile”.

E cosa ne sarà adesso dei tanti iscritti al servizio di Share’ngo che ancora hanno dei pacchetti aperti con l’azienda?Non si sa che fine faranno”. E, controllando sui social network della società, in effetti c’è chi comincia a lamentarsi: “Si diceva di interventi di riorganizzazione della flotta, ma mancano completamente comunicazioni ufficiali, dopo mesi ormai…”, si chiede un utente. Un altro chiede “A quale numero siete reperibili?”, e a rispondere non è Share’ngo ma un altro utente: “Sono spariti”.

Noi di Iene.it abbiamo cercato di contattare Share’ngo per avere una loro risposta su questo racconto che ci è stato fatto, ma non siamo riusciti a farlo: il sito ufficiale è irraggiungibile, il numero di telefono indicato sui social network risulta scollegato e gli stessi account social non sono aggiornati da quasi due mesi. E dunque l’appello lo lanciamo da qua: se qualcuno della società volesse fornirci la sua versione su quanto sta accadendo, ci contatti a tvleiene@gmail.com  e noi saremo felici di raccontarvi anche la loro posizione

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