Test sierologici in Lombardia, il Tar sospende l'accordo tra il San Matteo e Diasorin
I giudici amministrativi danno ragione alla Technogenetics: l'accordo tra il San Matteo di Pavia e la Diasorin ha forzato le legge della concorrenza e dei contratti pubblici. E le carte sono state inviate anche alla procura della Corte dei conti. Di questo caso dei test sierologici in Lombardia noi de Le Iene ce ne siamo occupati con Gaetano Pecoraro
Il Tar della Lombardia dà ragione alla Technogenetics: l’accordo tra la fondazione del Policlinico San Matteo di Pavia e la Diasorin sui test sierologici è stato sospeso. Per i giudici amministrativi la scelta del San Matteo di Pavia di affidarsi alla sola società Diasorin ha forzato le regole della concorrenza e dei contratti pubblici. “La Diasorin ha acquisito un illegittimo vantaggio competitivo rispetto agli operatori del medesimo settore”, scrive il Tar nella sentenza che si può consultare integralmente cliccando qui
E non solo: i giudici scrivono anche che “mediante l’accordo in questione e l’approvazione della proposta avanzata da Diasorin, la Fondazione San Matteo ha impegnato risorse pubbliche, materiali ed immateriali, con modalità illegittime”. E per questo gli atti sono rimandati alla procura della Corte dei conti. Intanto prosegue l’indagine aperta dalla procura della Repubblica
Di questo caso dei test rapidi sierologici in Lombardia ne abbiamo parlato Gaetano Pecoraro, nel servizio che potete rivedere qui sopra. Eravamo partiti dal raccontarvi come, avviata la “Fase 2”, fosse necessario acquisire più dati epidemiologici possibili. Vi avevamo raccontato che questo sarebbe stato possibile, in modo veloce ed economico, attraverso i cosiddetti test rapidi sierologici “pungidito”, ovvero quelli per cui basta una sola goccia di sangue prelevata con l’aiuto di un aghetto. Una scelta seguita dalla maggior parte delle regioni italiane, tranne la Lombardia: giudicava inadeguati tali test e aveva spinto per portare avanti quelli a prelievo, più lunghi e costosi, su cui stavano lavorando Diasorin e San Matteo di Pavia.
Sui test pungidito era intervenuto anche il Prof. Galli, virologo del Sacco di Milano, che aveva spiegato:” "L’attendibilità, sulle persone con l’infezione, è decisamente sopra il 93-94-95%. Questi test servono per scremare chi ancora butta fuori virus e chi non lo butta fuori più, s scusate se è poco... Tra i 10 e i 12 minuti si ha la risposta e questo è l’altro grande punto di forza. E poi il costo di un test pungidito è dieci volte inferiore a quello di un test con la puntura del braccio”.
Ma allora perché regione Lombardia non ne aveva fatto scorta preferendo puntare sui test della Diasorin? Salvatore De Rosa, dirigente della Technogenetics, che ha presentato l’esposto in Procura, aveva detto alla Iena: “Lo studio di Regione Lombardia, che segnalava un’attendibilità sotto il 20%, partiva da un presupposto non corretto, perché andava a valutare i pazienti non al decimo, al 12esimo, al 14esimo giorno, ma lo faceva immediatamente, all’arrivo in pronto soccorso. La scienza insegna che per fare avere validità a un test sierologico devono essere passati almeno 7-8 giorni dal contagio. È una cosa che sanno tutti”.
Gaetano Pecoraro ha scoperto che lo studio che ha di fatto bocciato i test “pungidito” è stato firmato dal professor Fausto Baldanti, membro del comitato che decide come si fanno le diagnosi in Lombardia. Ma Baldanti, è questa la cosa assai particolare, è anche a capo dell’équipe che al San Matteo di Pavia che - fino ad oggi - stava sviluppando il test alternativo in collaborazione con l’azienda farmaceutica Diasorin.
E c’è di più: sul contratto che regola il rapporto tra il San Matteo e la Diasorin, l’azienda farmaceutica che è titolare del test a prelievo, è scritto che la Diasorin corrisponderà alla fondazione dell’Ospedale, a partire dalla prima vendita e per i successivi 10 anni, una rojalty al tasso dell’1% sul prezzo netto di ciascun kit venduto.
Quello che sappiamo è che poco dopo la validazione di quel test i titoli della Diasorin hanno guadagnato in borsa molto e regione Lombardia ne ha comprati 500mila kit, per un valore di 2 milioni di euro. Dopo che quell’accordo è stato reso pubblico, Baldanti si è dimesso dal comitato scientifico della Lombardia.
Sul fatto che Regione Lombardia abbia comprato quei kit con affidamento diretto, senza gara, abbiamo sentito Renato Bonaita, presidente di Confindustria Assodiagnostici: "Ho rilasciato un’intervista, dopo la quale io mi sono dimesso dal mio ruolo” dopo le polemiche che sono seguite. “Diciamo che se il 99% delle aziende erano contente del fatto che ci fosse qualcuno che diceva come stavano le cose, un 1% si è incazzato molto. E ha minacciato molte cose… Io però non contestavo un’azienda ma il metodo”.
Il professor Baldanti, raggiunto telefonicamente da Gaetano Pecoraro, non aveva voluto rilasciare nessuna intervista, limitandosi a dire: “È una storia nella quale io non c’entro niente”. Adesso, con la decisione del Tar, questo accordo tra il San Matteo di Pavia e la Diasorin è stato sospeso. E i magistrati contabili sono chiamati a verificare la legittimità dell’utilizzo delle risorse pubbliche.