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Rogo Thyssen, i due manager tedeschi condannati faranno 5 anni di prigione in Germania

Lo ha deciso un tribunale di Hamm, che ha respinto il ricorso dei due: le loro pene, che in Italia erano di 9 e 6 anni, sono state ricalcolate sulla base dell’ordinamento tedesco. Adesso per loro si aprono le porte del carcere. È l’epilogo di una tragedia che ha visto la morte di 7 operai italiani a Torino nel 2007 e che noi de Le Iene abbiamo seguito con Alessandro Politi

I due manager condannati per il rogo della Thyssenkrupp a Torino, in cui morirono sette operai italiani, andranno in carcere in Germania. Lo ha stabilito la corte distrettuale di Hamm, respingendo i ricorsi di Herald Espenhahn e Gerald Priegnitz. I due, che finora erano rimasti in libertà in Germania, erano stati condannati in via definitiva in Italia per le loro responsabilità nell’incendio mortale del 2007 a 9 e 6 anni di carcere: la loro pena è stata ricalcolata sulla base del sistema penale tedesco e adesso verranno incarcerati per 5 anni, la pena massima per omicidio colposo.

Gli imputati nel procedimento italiano erano sei, e quattro di questi sono stati immediatamente incarcerati nel nostro Paese nel 2016, dopo la definitiva sentenza di Cassazione. Herald Espenhahn e Gerald Priegnitz, invece, erano riparati in Germania ma la loro mossa non è servita a risparmiare loro la galera: sebbene ad anni di distanza, e scontando una pena più bassa di quella che avrebbero servito in Italia, per loro si sono finalmente aperte le porte del carcere.

Si conclude così una tragica vicenda iniziata nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 a Torino, quando una esplosione all’interno dello stabilimento della Thyssenkrupp causò la morte di sette operai. Per quel disastro furono condannati in totale sei dirigenti, quattro italiani e due tedeschi, con sentenze passate in giudicato nel 2016. La decisione del tribunale tedesco di oggi pone così fine a un’incredibile vicenda, quella del ritardo nell’esecuzione della pena per i manager tedeschi, su cui era perfino intervenuta la Corte europea dei diritti dell’uomo.

Noi de Le Iene ci siamo occupati più volte del caso con Alessandro Politi. La Iena era riuscito a incontrare in Germania Espenhahn e Priegnitz mentre facevano jogging facendo a ognuno una semplice domanda: “Quando sconterà la sua pena?”. Da loro non abbiamo avuto nessun segnale  di pentimento. “La giustizia tedesca si farà viva”, aveva detto Gerald Priegnitz. Un profeta.

Nel servizio che potete vedere qui sopra siamo tornati in Germania per cercare di avere una risposta. A Bonn per incontrare il primo ministro della Renania – Vestalia, Armin Laschet, che fa tra l’altro dello spirito europeista uno dei suoi cavalli di battaglia. La Iena gli chiede quando verrà fatta giustizia. Lui sorride e se ne va, poi ci fa allontanare dal suo staff. Allora abbiamo incontrato Johannes Hidding, giudice del tribunale di Essen, informato del caso che ci rivela una notizia sconcertante: “Una mozione presentata dalla difesa dei due condannati ha richiesto l’archiviazione per dei difetti nelle indagini italiane”.

Adesso per fortuna questa vergogna è finita, e i colpevoli di quella assurda tragedia sconteranno la loro pena in carcere.

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Lo studio della Società italiana di medicina ambientale sul collegamento tra inquinamento e coronavirus, di cui noi vi abbiamo parlato già a marzo, è stato pubblicato sul British Medical Journal confermando le evidenze iniziali: le polveri sottili presenti nell’aria hanno “aperto un’autostrada al coronavirus”. Per prevenire una seconda ondata bisognerebbe usare la “mascherina anche all’esterno dove non fossero assicurate distanze di almeno 6-8 metri”

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