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News | di Matteo Gamba |

Gli Usa hanno evitato il lockdown per salvare il Pil. Ma questa scelta lo fa crollare: -32,9%

Evitare quarantena e restrizioni per lasciare aperte le aziende e non danneggiare l’economia si è rivelata una scelta drammaticamente sbagliata e ha portato al risultato contrario oltre che alla diffusione del Covid più grande del mondo. Ecco come Trump ha portato gli Stati Uniti in mezzo alla tempesta perfetta e perché pagheremo tutti le sue scelte

L’economia americana crolla sotto il peso della pandemia senza aver mai fatto nemmeno un vero lockdown, con numeri mai visti dal Dopoguerra. Il Pil, il Prodotto interno lordo, ha segnato nel secondo trimestre 2020 un -32,9%, drammatico record dal 1947. Il dato da solo, appena reso noto, è stato in grado di far crollare le Borse di tutto il mondo: in quelle europee sono stati persi 172 miliardi di capitalizzazione, anche per il dato del Pil tedesco a -10,1% e peggiore delle previsioni. Il crollo Usa ha e avrà in genere conseguenze pesantissime per tutta l’economia globale, Italia compresa. Negli Stati Uniti collassano infatti consumi, export e investimenti mentre le richieste di sussidi disoccupazione sono aumentate di un milione e mezzo (in totale in questo momento lo ricevono 30 milioni di persone, un americano su 10).

Perché tra aprile e giugno il coronavirus si è mangiato un terzo dell’economia americana, l’equivalente della ricchezza che producono insieme California, Texas e stato di New York, nonostante il presidente Donald Trump abbia fatto di tutto per evitare quarantene che danneggiassero proprio l’economia? L’effetto ricorda molto l’esempio della Svezia, che non mai deciso lockdown né restrizioni anti-Covid troppo forti per arrivare a un avvicinamento lento alla famosa “immunità digregge” e per non danneggiare appunto l’economia: il Pil è calato comunque con le stesse percentuali delle confinanti Norvegia e Finalandia ma registrando inevitabilmente un numero molto più alto di morti e di contagi da Covid rispetto ai vicini. Solo ora in Svezia si vedrebbero alcuni segnali di miglioramento  livello economico.

Un’interpretazione del crollo dell’economia americana è proprio su questa linea, accentuata. Evitando le quarantene gli Stati Uniti hanno continuato a tenere aperte le aziende e non hanno vietato gli spostamenti, ma con questo hanno favorito, e molto, il diffondersi del coronavirus. I dati hanno toccato livelli impensabili in altri paesi colpiti da un’epidemia che pure li aveva raggiunti più tardi, in aprile. Quasi un contagiato su quattro nel mondo è americano, mentre come demografia i 329 milioni di cittadini Usa sono il 5% della popolazione globale, in pratica c’è uno statunitense ogni venti persone. Non solo: con 4.494.601 contagiati e 152.055 morti gli Stati Uniti sono di gran lunga in testa alla triste classifica delle vittime del Covid doppiando come casi il secondo, il Brasile, e quadruplicando il terzo, l’India, che ha 4 volte la sua popolazione con un miliardo e 329mila abitanti. Tutti gli altri paesi del mondo hanno meno di un milione di contagiati.

In pratica Trump, che ieri ha parlato per la prima volta di un possibile rinvio delle elezioni presidenziali d’autunno, avrebbe visto la sua “arma” ritorcersi contro di lui. Ha sempre osteggiato lockdown e misure stringenti di distanziamento sociale, anche simbolicamente: solo di recente lo si è visto, come nella foto sopra, indossare una mascherina. Ma facendo così non ha permesso all’economia di andare avanti tranquillamente. Anzi, come dicono gli ultimi dati. L’epidemia è solo esplosa più feroce che altrove. E i consumi interni sono crollati perché la gente ha iniziato comunque a uscire e comprare molto meno. Per la precisione sono calati più del Pil negli ultimi tre mesi, del 34,6%. Ancora più alta la diminuzione di un altro indicatore importante come gli investimenti in case che segnano un -38,7%.

Ricordate George W. Bush quando poco dopo l’11 settembre disse agli americani di uscire, non avere paura e riprendere a fare shopping? Molti nel mondo lo presero in giro: era comunque una precisa mossa economica. La domanda e i consumi interni sono una variabile fondamentale per l’economia americana. E il Covid l’ha fatta precipitare: gli americani potevano uscire sì, ma così si contagiavano di più fino a che l’epidemia ha raggiunto livelli esorbitanti. Ricordiamo che più di un americano su 100 è o è stato contagiato. Così, appunto, alla fine hanno smesso comunque di uscire e comprare, in una tempesta e un circolo vizioso perfetti.

Con i consumi crollati, le aziende hanno iniziato a chiudere e licenziare: anche l’occupazione e l’export stanno crollando. Si produce meno, con le aziende in difficoltà, ma soprattutto la domanda mondiale, la richiesta di prodotti americani è inevitabilmente andata a picco con tutto il mondo in crisi. Insomma l’export non ha compensato per niente. Una lezione questa imparata duramente proprio in Svezia, un paese che punta molto sulle esportazioni, che sono diminuite: se nessuno ha i soldi per comprare in una crisi planetaria, non si vende lo stesso anche se si lasciano le aziende aperte. L’economia è ormai davvero globale e nessuno può cavarsela da solo se tutto il resto del mondo è in questo momento in grave, gravissima recessione.

Ha pesato anche un’altra scommessa sbagliata dall’amministrazione Trump. In molti pensavano che la pandemia sarebbe calata con l’arrivare dell’estate un po’ come succede con l’influenza. L’Oms, come vi abbiamo appena raccontato, ha appena avvertito che “Il coronavirus non si comporta come l’influenza e non risente della stagionalità”. Triste prova ne sono i 72.238 nuovi casi e i 1.379 morti di ieri 30 luglio negli Stati Uniti e il record assoluto di contagi dall’inizio della pandemia toccato nel mondo una settimana fa, venerdì 24 luglio, con 284.196 nuovi infetti. Gli Usa non se la sono “cavata”, essendo stati colpiti dopo, con una veloce sparizione del virus con l'arrivo del caldo e di un vaccino poi in autunno, come aveva sperato il presidente americano. Altro elemento non prevedibile: l'esplosione del virus nel continente americano, a nord come a sud. L’epicentro dell’epidemia ora è qui

Un’altra incognita pesante è quella sulla politica economica. Se l’Europa sta scegliendo la strada di un forte intervento pubblico anche a livello di Ue, “recovery fund” compresi, questa sembra la scelta più lontana dagli orientamenti politici dei repubblicani e in particolare di un loro rappresentante anomalo come Trump. Un ultimo esempio è lo scontro al Congresso sui sussidi straordinari di disoccupazione: 600 dollari alla settimana in scadenza a fine luglio. I repubblicani vogliono ridurli a 200 dollari, mentre i democratici chiedono di rinnovarli per ora allo stesso livello. Il partito repubblicano ha presentato in generale un piano totale di investimenti anticrisi di mille miliardi di dollari, i democratici chiedono almeno altri tremila miliardi.

Cosa accadrà in Europa? Poco consola che si prevedeva ormai un crollo del Prodotto interno lordo americano anche più alto, del 34%. Gli Stati Uniti valgono da soli un quarto del Pil mondiale, il 25%, con il 5% appunto della popolazione: se crolla l’economia Usa, crolla ancora di più quella globale. E le conseguenze si fanno e si faranno sentire sempre più per tutti. Anche per l’Italia che esporta beni per 45.5 miliardi negli Stati Uniti: 8 sembrano già perduti.

Tutta l’economia europea segna intanto dati in profondo rosso per quanto riguarda il Pil del secondo trimestre, dopo quelli già gravi del primo con l’epidemia già esplosa nel nostro continente: -12,4% in Italia, -10,1% in Germania, -13,4 in Francia, -18,5% in Spagna.

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