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“Vitamina D e coronavirus: guardate i dati!”. Il prof. Isaia replica al ministero | VIDEO

Il ministero della Salute ribadisce in una circolare che non esiste dimostrazione scientifica dell’efficacia di integratori e vitamine nella lotta al coronavirus. Noi di Iene.it abbiamo sentito il professor Giancarlo Isaia dell’università di Torino che ci ha parlato degli studi che mettono in correlazione la carenza di vitamina D con la maggiore incidenza di coronavirus 

La vitamina D può aiutare nel contrasto al coronavirus? Il ministero della Salute nella circolare intitolata “Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2” ha appena dichiarato che: "Non esistono ad oggi evidenze solide e incontrovertibili (ovvero derivanti da studi clinici controllati) di efficacia di supplementi vitaminici e integratori alimentari (ad esempio vitamine, inclusa vitamina D, lattoferrina, quercetina), il cui utilizzo per questa indicazione non è quindi raccomandato".

Che non esistano studi clinici controllati sulla materia è incontrovertibile. Il governo inglese però, nel frattempo, ha deciso di distribuire gratuitamente la vitamina D a due milioni di persone fragili in funzione anti Covid. E in Italia si stanno registrando incrementi importanti nella vendita di integratori e vitamine, tra cui appunto quella D. Il dato è riportato da Uif-Avedisco, secondo la quale farmacie, parafarmacie e grande distribuzione organizzata hanno segnato un +11% nei volumi di vendita.

Dopo la circolare del ministero della Salute, abbiamo deciso di sentire ancora una volta il prof. Giancarlo Isaia, docente di Geriatria dell’università di Torino e presidente dell’Accademia di medicina del capoluogo piemontese, che Giulia Innocenzi ha intervistato nel servizio che potete rivedere qui sopra. Il professore ci aveva parlato dello studio da lui coordinato, assieme al ricercatore Henri Diémoz, secondo il quale le regioni italiane in cui si è meno esposti a raggi solari UV sono anche quelle dove il coronavirus ha causato più contagi e morti. Uno studio, pubblicato sulla rivista “Science of the total environment”, che potrebbe aggiungere un tassello ulteriore nella ricerca sul possibile ruolo nella lotta al coronavirus della vitamina D, la cui produzione nel nostro corpo è stimolata proprio dall’esposizione ai raggi UV.

“La circolare è discutibile perché un nostro nuovo documento riporta nuove evidenze su quanto andiamo dicendo”, ci dice al telefono il prof. Isaia. “Chi ha scritto il documento ha accumunato la vitamina D, che è cosa ben diversa, ad altre vitamine e integratori. Le nostre evidenze, che partono dall’inizio del 2020, possono essere discutibili ma meritano almeno un approfondimento”.

Il suo studio è partito dall’ipotesi che l’evoluzione dell’epidemia sia influenzata anche dall’intensità della radiazione ultravioletta solare. Le regioni del Nord Italia, meno esposte, sono state come noto più colpite dalla pandemia. Dallo studio emergerebbe come la differente esposizione ai raggi UV solari sia in grado di spiegare fino all’83,2% della variazione dei casi di coronavirus nella popolazione italiana.

Sebbene la coincidenza statistica non comporti necessariamente un rapporto di causa-effetto, i risultati sarebbero “coerenti con i possibili effetti benefici della radiazione UV solare sul contrasto alla diffusione del coronavirus e alle sue manifestazioni cliniche”. “Risulta che la radiazione UV è sia in grado di neutralizzare direttamente il virus, sia di favorire la sintesi della vitamina D che, per le sue proprietà immunomodulatorie, potrebbe svolgere un ruolo antagonista dell’infezione e delle sue manifestazioni cliniche”, sostiene Giancarlo Isaia. 

Tra i vari studi e pubblicazioni citate, particolarmente significativo sembra un lavoro del 2017: analizzando 25 studi clinici, emergerebbe che integrare i livelli di vitamina D nelle persone che ne hanno una carenza riduce di due terzi l’incidenza di infezioni respiratorie acute. I cibi utili per mantenere un adeguato livello di vitamina D non sono molto comuni nella dieta mediterranea. Tra questi, solo per citarne alcuni, ci sono aringa, sgombro, funghi shitake, uova e alici. Esistono anche i supplementi farmacologici di vitamina D, ovviamente da assumere esclusivamente sotto stretto controllo medico. 

E per sapere se effettivamente la vitamina D possa aiutare nel contrasto al coronavirus occorrerebbe uno studio clinico controllato, che per il momento non è stato ancora fatto.

 

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