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Ddl Zan, Chiara Ferragni contro Renzi: “Politici fate schifo”. L'ex premier: “Banale e qualunquista” | VIDEO

Italia Viva ha presentato alcuni emendamenti al Ddl Zan, da tempo fermo in Senato a causa dell’ostruzione del relatore leghista Ostellari. Durissima la reazione di Chiara Ferragni, che ha ricondiviso su Instagram un post con la foto di Matteo Renzi aggiungendo la scritta: “Che schifo che fate politici”. L’ex premier ribatte: “Banale e qualunquista”, e interviene anche Fedez: “Matteo stai sereno”

“Che schifo che fate politici”; “banale e qualunquista”: lo scontro sul Ddl Zan, una legge di civiltà che finalmente punirebbe i reati di omotransfobia, si sposta dall’aula del Senato a Instagram. Chiara Ferragni, tra le influencer più note e seguite al mondo, si scaglia contro le proposte di modifica al testo di Italia Viva e Matteo Renzi risponde piccato.

Facciamo un passo indietro: il ddl Zan da mesi è fermo in Senato, dopo esser stato approvato alla Camera. Il presidente della commissione Giustizia di palazzo Madama, Andrea Ostellari della Lega, si è intestato il disegno di legge diventandone relatore. L’obiettivo, abbastanza evidente, è quello di rallentare il più possibile l’approvazione della legge, considerata anche l’opposizione che tutta la destra parlamentare ha sempre opposto al ddl Zan.

Dopo mesi di inconcludenti tira e molla Italia Viva, il partito di Matteo Renzi, ha aperto alla proposta di Matteo Salvini di concordare emendamenti bipartisan così da consentire l’approvazione del Ddl Zan. Il partito dell’ex premier ha proposto di tornare al testo presentato da Ivan Scalfarotto nel 2018, che all’epoca ricevette l’appoggio di tutto il mondo progressista - compreso il deputato Zan - ma che richiederebbe un nuovo passaggio alla Camera e l’ulteriore slittamento dei tempi.

Ad aumentare la tensione intorno al ddl Zan, il cui futuro sembra sempre più incerto dopo il passo di lato di Italia Viva, è arrivata oggi la proposta di modifica al testo del relatore Ostellari: l’identità di genere viene cancellata dalla legge. Proposta che ha suscitato lo sdegno del Partito democratico, che l’ha giudicata “irricevibile”. Sembra invece dalle ricostruzioni di stampa che ci sia stato il gradimento di Italia Viva.

E così, mentre una norma di civiltà rischia di non vedere mai la luce, arriva il duro intervento di Chiara Ferragni su Instagram: una storia con la faccia di Matteo Renzi e scritto “che schifo che fate politici”. E poi la spiegazione: “La triste verità è che nonostante una legge che tuteli donne, disabili e persone appartenenti alla categoria lgbtq+ serva nel nostro paese e sia attiva nel resto dell’Europa da decenni, in Italia non verrà mai approvata perché la nostra classe politica preferisce guardare sempre il proprio interesse personale”.

Arriva a stretto giro di posta la risposta di Matteo Renzi, affidata anch’essa ai social network: “Da lei mi aspettavo qualcosa in più di una frasina banale e qualunquista. Dire che i politici fanno schifo è il mediocre ritornello di chi vive di pregiudizi. Da una persona che stimo mi aspetterei un confronto nel merito”. L’ex premier ha poi rivendicato l’approvazione delle unioni civili durante il suo mandato, avvenuta a costo di stralciare la stepchild adoption dal testo: “La politica è serietà, passione, fatica: non è un like messo per far contenti gli amici”. Poi l’invito: “Sono pronto a un dibattito pubblico con la dottoressa Ferragni, dove vuole e come vuole. Sono sempre pronto a confrontarmi con chi ha il coraggio di difendere le proprie idee in un contraddittorio. Se ha questo coraggio, naturalmente”.

Nella polemica è quindi intervenuto Fedez, marito di Chiara Ferragni da tempo in prima linea a favore del ddl Zan: “Stai sereno Matteo, oggi c’è la partita. C’è tempo per spiegare quanto sei bravo a fare la pipì sulla testa degli italiani dicendo che è pioggia”. Una polemica durissima insomma, e intanto la calendarizzazione della discussione in Aula del ddl Zan rischia di slittare ancora.

Il tema della lotta contro le discriminazioni della comunità Lgbtq+ è da sempre caro a noi de Le Iene: abbiamo provato a raccontarvelo attraverso molte storie. Particolarmente forte è quella di don Giulio, prete che ha contestato una disposizione del Vaticano dicendo: “Se non posso benedire le coppie gay, non benedico nemmeno le palme”. Una vicenda ancora più significativa, dopo il clamoroso passo del Vaticano che ha invocato il Concordato per cercare di fermare il ddl Zan. Una serie di attacchi concentrici che, purtroppo, rischiano di avere successo.

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