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Le parole di Fiorello sugli adolescenti e il rischio della “sindrome della capanna” | VIDEO

Lo showman e co-conduttore del Festival di Sanremo ha condiviso con commozione un racconto sulla figlia adolescente, provata come tutti dal perdurare delle limitazioni per il coronavirus: “Non posso vedere una ragazzina adolescente chiusa in casa dalla mattina alla sera”. Noi de Le Iene vi abbiamo raccontato uno dei rischi di questa situazione: la sindrome della capanna

“Non posso vedere una ragazzina adolescente chiusa in casa dalla mattina alla sera. Soffro per lei”. Si è commosso e ha commosso tutti il racconto di Rosario Fiorello, lo showman e co-conduttore del Festival di Sanremo che ha parlato della figlia adolescente e dei suoi coetanei. I ragazzi stanno pagando un prezzo salato per le restrizioni dovute al coronavirus.

“Per me il momento più bello della vita era la ricreazione, era andare al cinema il pomeriggio con gli amichetti, era aspettare la più bella della terza C per poterla vedere quando usciva da scuola”, ha raccontato Fiorello con la voce rotta. “Sapere che a mia figlia, appena diventata adolescente, tutto questo è negato, mi fa dolore. Perché in lei vedo tutti gli adolescenti. E il brutto è che si stanno abituando”.

Un’abitudine che purtroppo riguarda tantissimi ragazzi e non solo, dopo un lungo anno scandito dalle restrizioni per il contenimento del coronavirus. Un tema che noi de Le Iene abbiamo affrontato con Roberto Ferri, presidente della Società italiana di psicologia dell’emergenza, che ci ha parlato di uno dei rischi di questa situazione: la sindrome della capanna.

“Chi ha questa sindrome ha paura del contagio, ma anche di trovare fuori un mondo diverso e le persone che fanno più fatica ad adattarsi al cambiamento si chiudono nel bozzolo”, ci ha spiegato Ferri. “Ogni volta che cambiamo certe abitudini di vita, poi riprenderle, soprattutto in una situazione traumatica come quella che abbiamo vissuto collettivamente con il coronavirus, può generare delle difficoltà di adattamento”.

Secondo le stime della Società italiana di psichiatria la sindrome della capanna potrebbe interessare un milione di italiani, e questo dopo il primo lockdown. Dopo un intero anno, la situazione potrebbe essere ancora peggiore. Per fortuna però c’è anche il modo di risolvere questa situazione, come ci ha raccontato Roberto Ferri: “Si possono fare i primi passi all’esterno con qualcuno di cui ci si fida, come un familiare. E poi all’inizio magari è meglio rimanere nei pressi di casa”.

Il nostro Nicolò De Devitiis ci ha raccontato la storia un ragazzo italiano di 18 anni che per due anni ha vissuto rinchiuso in casa. Di giorno dormiva, di notte giocava ai videogame. Con l’aiuto di Nicolò De Devitiis, Luca ha fatto grandi passi avanti: potete rivedere il suo percorso nel video qui sopra.

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