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Giornata mondiale per la sensibilizzazione sull'endometriosi, Nancy Brilli: “C'è tanta vergogna, bisogna parlarne” | VIDEO

Sabato 27 marzo è la Giornata mondiale dedicata alla sensibilizzazione e alla conoscenza dell’endometriosi, una patologia femminile ancora troppo poco conosciuta, nonostante colpisca tre milioni di donne in Italia. Con Roberta Rei, che si era già occupata del tema, abbiamo sentito due donne che hanno conosciuto da vicino questa patologia: Vania e l’attrice Nancy Brilli

Sabato 27 marzo è la Giornata mondiale dedicata alla sensibilizzazione sull’endometriosi, una malattia ancora troppo poco conosciuta nonostante riguardi tre milioni di donne in Italia e 200 milioni nei paesi occidentali. Tutto il mese di marzo, come vi abbiamo raccontato, è dedicato alla sensibilizzazione e alla conoscenza di questa patologia, di cui vi abbiamo parlato in un servizio di Roberta Rei. Proprio in quel servizio abbiamo conosciuto Vania e l’attrice Nancy Brilli, due donne che hanno conosciuto da vicino questa patologia e che abbiamo invitato a parlare in una diretta Instagram in occasione della Giornata mondiale. Qui sopra potete vederne un estratto.

In questa patologia, le cellule endometriali che solitamente rivestono e proteggono la parete dell’utero, si formano anche al di fuori dell’utero andando ad attaccare e ad avvolgere altri organi. Oltre ai danni fisici e psicologici, il dolore che prova chi soffre di endometriosi è davvero insopportabile. Non solo, a oggi sulla diagnosi della patologia grava un ritardo medio di 8-9 anni. “In questi anni la malattia avanza e compromette sia gli organi che la vita di ogni giorno”, dice Vania.  “Bisogna parlarne”, continua. “Non vergogniamoci di parlare di una malattia che colpisce, all’inizio, gli organi genitali. Forse il tabù nei confronti dell’endometriosi è anche questo: prima di tutto perché è una malattia femminile e poi perché appunto colpisce una sfera così intima”.

“Io ho scoperto di avere l’endometriosi a 30 anni, quando mi hanno operato per la prima volta”, racconta Nancy Brilli. “Io come tutte le donne che ne soffrono ho sempre avuto dolori mostruosi, ma non mi era stata diagnosticata. Mi dicevano: ‘vabbè che sarà mai, tutte le donne hanno dolori mestruali’. Ma erano dolori che non erano per niente normali. A 30 anni sto veramente malissimo, mi fanno una visita e avevo una cisti gigantesca che mi aveva riempito un ovaio e aveva un setto tumorale”. Così Nancy, racconta, si sottopone al primo intervento, al quale ne seguiranno altri: “Dopo il primo ne ho subiti otto”.

Nel suo caso “con una cartella clinica con scritto ‘sterile’, comunque sono riuscita con mezzo ovaio funzionante ad avere un bambino”. Ma spesso l’endometriosi porta all’infertilità: il 40% delle donne con endometriosi ha problemi nell’avere figli. Poi per Nancy arriva l'ultimo intervento: “È stato sei anni fa, con l’asportazione totale dell’utero e dell’ovaio rimasto”.

“Bisogna fare ricerca”, continua Nancy Brilli, “perché per la diagnosi ci vuole ancora veramente troppo tempo. Bisogna fare in modo di mettere al sicuro tutte, ma soprattutto le giovani generazioni”. “Si deve raccontare, le donne devono avere la possibilità di dire cosa sentono. C’è tanta vergogna del proprio corpo. Ditelo, parlate!”.  “Noi ci rivolgiamo soprattutto alle nuove generazioni”, conclude Vania, “le donne di domani devono essere educate e tutelate”. 

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