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Mascherine, Arcuri indagato? A Le Iene le telefonate con Filippo Moroni | VIDEO

L’ex commissario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri sarebbe indagato per peculato nell’inchiesta sull’acquisto di 800 milioni di mascherine dalla Cina. Avrebbe ignorato offerte più vantaggiose di alcuni imprenditori e avvantaggiato altri, sprecando soldi pubblici. Lui sostiene di non sapere di indagini sul suo conto. Noi vi abbiamo raccontato di come un imprenditore, Filippo Moroni, poi ascoltato in procura, avrebbe offerto dispositivi medici alla metà del prezzo a cui sono stati poi acquistati da altri (e molti di questi ultimi non avrebbero avuto nemmeno le certificazioni necessarie)

Avrebbe ignorato offerte più vantaggiose di alcuni imprenditori per l’acquisto di mascherine e avvantaggiato altri, sprecando soldi pubblici. Per questo l’ex commissario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri risulterebbe indagato con l’ipotesi di reato di peculato, secondo quanto anticipato dal quotidiano La Verità e riportato oggi da altri organi di stampa. Noi de Le Iene vi abbiamo raccontato con Gaetano Pecoraro e Marco Occhipinti della proposta di dispositivi di protezione a prezzo più conveniente proprio da parte di uno di questi imprenditori, Filippo Moroni, facendovi sentire le telefonate tra Arcuri e Moroni. Moroni dopo il nostro servizio è stato convocato in procura e ha prodotto documentazione, email e registrazioni per supportare la sua versione. Sarebbe uno degli imprenditori che si reputa danneggiato dalle scelte nell’acquisto di dispositivi di protezione.

L’ex commissario straordinario per il Covid, poi sostituito in questo ruolo dal 1° marzo 2021 dal generale Francesco Paolo Figliuolo, fa sapere con una nota “di non avere alcuna notizia di indagini sul suo conto” e che “continua a collaborare con le autorità inquirenti e a fornire loro ogni informazione utile allo svolgimento delle indagini”.

L’inchiesta è quella della procura di Roma sull’acquisto nel marzo 2020 di 800 milioni di mascherine dalla Cina per 1,25 miliardi di euro, che sarebbero arrivate in parte senza la certificazione necessarie. Gli intermediari dell’operazione secondo gli inquirenti avrebbero intascato commissioni dalle aziende cinesi per circa 72 milioni di euro e sono indagati, dopo il blitz del 24 febbraio scorso, per una serie di reati tra i quali traffico d’influenze, riciclaggio e ricettazione. Tra questi ci sarebbe il giornalista Mario Benotti, che più volte ha ricoperto il ruolo di consigliere nei passati governi.

Con il servizio di Gaetano Pecoraro e Marco Occhipinti vi abbiamo fatto ascoltare in onda il 9 marzo alcune telefonate mai sentite prima. A parlare con Arcuri è l’imprenditore Filippo Moroni che avrebbe cercato inutilmente di fornire dispositivi regolari, a quanto racconta, alla metà del prezzo di quelle finite sotto la lente dei magistrati. Nella situazione di emergenza del marzo 2020 ci si trova di fronte a una miriade di imprenditori che si propongono come fornitori con un alto rischio di truffa e una necessaria prudenza da parte di chi doveva vagliare e poi autorizzare tali proposte. In quel momento c’è anche chi come l’imprenditore Moroni si sarebbe messo a disposizione per fornirle a prezzo più basso e con la certificazione CE richiesta, “senza volerci guadagnare e per aiutare il paese”. Il prezzo: 1,11 euro per ogni Ffp2, per esempio, contro i 2,20 di quelle non certificate finite ora sotto inchiesta.

Filippo Moroni ha da 4 anni un’azienda in Cina, a Shenzhen, e si occupa di forniture di apparecchi medicali. Arcuri, in particolare in una telefonata del 16 marzo 2020 di cui trovate qui sotto la trascrizione, prima sembrerebbe conoscere poco della possibilità che stava offrendo con preventivi, lettere e email, di una fornitura di due milioni di mascherine al giorno, poi richiedere un’autorizzazione dell'Iss che non sarebbe necessaria essendoci già la certificazione europea CE e in generale, secondo Moroni, “fare burocrazia” mentre centinaia di persone stanno morendo. Arcuri si negherà ai microfoni delle Iene, ma il suo ufficio stampa ha spiegato perché la proposta di Moroni fu scartata: qui potrete trovare la risposta. Ognuno può farsi la sua idea vedendo il servizio qui sopra o leggendo il testo della telefonata.

MORONI: “Allora io ho appena ricevuto la comunicazione, ve l’ho anche girata, noi abbiamo trovato le maschere CE, 2 milioni al giorno, le posso bloccare, la stessa azienda che è, che oggi ha montato le macchine, ha ottenuto la CE 5 giorni fa, ce l’avete, c’ha dato la possibilità di avere un milione e da domani due milioni di maschere al giorno, mi hanno appena chiamato, vi ho mandato il messaggio hanno un ordine di 200 milioni di maschere per il Brasile”.
ARCURI: “Aspetti aspetti aspetti, piano piano, dove stanno queste mascherine?”.
M.: “A Shenzhen in Cina”.
A.: “Ok quindi noi potremmo ordinarle, questi quante ne fanno?”.
M.: “2 milioni al giorno”.
A.: “Benissimo e quindi noi tra 5 giorni potremmo averne 10 milioni?”.
M.: “Fra 5 giorni ne potete avere 10 milioni certo”.
A.: “Perfetto e… cosa serve perché questo accada?”.
M.: “Mi dovete firmare immediatamente l’ordine e io devo bloccare l’ordine da… da questi signori perché…”.
A.: “Certo, io voglio…”.
M.: “Mi faccia parlare la prego mi scusi se la interrompo e… 2 minuti fa mi è arrivato il messaggio e ve l’ho mandato, ce l’ha Silvia davanti a lei, il messaggio è: ‘Abbiamo 200 milioni di maschere, richiesta di maschere per gli Stati Uniti e 250 milioni di maschere per il Brasile’. Questo significa che loro di fatto saturano la capacità produttiva della…”.
A.: “Dottore, la devo fermare, allora le devo chiedere un minuto di ascolto. Noi gestiamo l’emergenza più grave degli ultimi 60 anni in Italia, compresa la guerra”.
M.: “Saltiamo la retorica, mi dica quello che mi deve dire”.
A.: “Aspetti un secondo, aspetti sennò”.
M.: “Mi dica quello che mi deve dire perché il suo tempo è più prezioso del mio”.
A.: “Ecco allora se lei ci chiama ogni minuto non risolviamo niente, se noi facciamo un ordine risolviamo tutto. Siccome dobbiamo fare l’ordine, se siamo lineari e precisi capiamo che dobbiamo fare. Io mi sto occupando di lei con il quale ho piacere di parlare adesso da stamattina perché non sa quante telefonate hanno avuto questo argomento. Allora se queste telefonate conducono alle mascherine io… lei è un angelo e io ho risolto un problema. Se ne parliamo tra di noi non risolviamo niente, lei ha mandato un ordine una lettera di offerta?”.
M.: “Sì ve l’ho mandata ieri sera è nelle vostre mani da 20 ore”.
A.: “Ok, seconda domanda. Perché bisogna aspettare l’Istituto superiore di sanità?”.
M.: “Perché l’istituto superiore di sanità non sa leggere cosa vi ho mandato, io vi ho mandato un’offerta”.
A.: “Se l’istituto superiore di sanità non sa leggere io non ci posso fare niente, perché se non dice… Se non mi bolla quello che lei ha mandato io vado in galera, punto. Se non sa leggere… se vuole le do il telefono del professor Brusaferro e lei gli insegna a leggere, possiamo andare avanti perché se no dice che io spreco il tempo e lo faccio sprecare a lei”.
M.: “Lei mi ha fatto una domanda io le ho risposto commissario”.
A.: “Eh non mi può rispondere che non sa leggere capisce?”.
M.: “No, io le rispondo”.
A.: “Perché… l’Istituto superiore di Sanità esiste per legge. Per me quello che dice l’Istituto superiore di Sanità vale, e non… non mi è sufficiente per risolvere il problema sapere che non sa leggere. Che cosa deve fare l’Istituto superiore di sanità chiedo ai miei che sono qui davanti”.
M.: “Non deve fare nulla perché ha già legge. Io come privato le posso importare domani mattina queste maschere e non me lo potete nemmeno fermare, è legge”.
A.: “E quindi?”.
M.: “E quindi io le porto in Italia, la domanda è: ‘Le volete portare voi in Italia con un aereo militare e fare prima di quanto faccia io?’. E le diamo al sistema pubblico invece che infilarle nel sistema privato e le mandiamo a 60 euro l’uno? Che gioco vogliamo fare?”. 
A.: “Queste mascherine sono pronte o ho capito che ne fanno 2 milioni al giorno?”.
M.: “Ascolti… no lei non ha nemmeno forse capito che le mascherine appena sono pronte vengono vendute, via, partono via, non arrivano nemmeno allo stock di 10 milioni”.
A.: “E quindi?”.
M.: “Lo volete questo stock? C’è una capacità produttiva di 2 milioni al giorno…”.
A.: “Se l’Istituto superiore di sanità che è del governo italiano, che ha nominato me, mi scrive che le posso prendere è chiaro che io le prendo se lei mi risponde che l’Istituto superiore di sanità non sa leggere”.
M.: “Non sa leggere perché c’è scritto che le mascherine sono CE e è tutto bloccato perché questi hanno pensato che le mascherine che vi vorremmo mandare non sono CE”.
A.: “Perfetto, c’abbiamo la possibilità di fargli vedere che sono CE?”.
M.: “Ve l'ho mandato! Ve l'ho mandato!”.
A.: “Ok va beh senta dottore, facciamo così, io adesso le ripa…”
M.: “1800 morti ma cosa stiamo aspettando? Basta!”.
A.: “Da me ha tutta la rassicurazione, mi dispiace averle parlato perché questo diciamo non è il modo di interloquire, adesso le…”.
M.: “Ma chissenefrega di come interloquiamo! Ma chissenefrega! C’è la gente che muore e qui stiamo facendo burocrazia!”.
A.: “Va bene, le passo i miei, grazie”.
M.: “Mi dia qualcuno che sappia fare un bonifico, mi basta questo, vi voglio aiutare, vi voglio aiutare c***o! Datemi qualcuno capace a fare un bonifico…”.

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