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Letizia Moratti, la sua proposta sui vaccini in base al Pil è già realtà nel mondo | I DATI

Una proposta della neo vicepresidente della Lombardia ha acceso le polemiche: “Distribuire i vaccini tra le regioni anche in base al contributo che danno al Pil”. Un’idea che ha causato più di una polemica, ma che purtroppo nel mondo sta già avvenendo: se continueremo su questa strada però non ci libereremo mai della pandemia

“Distribuire i vaccini per il coronavirus tra le regioni anche in base al contributo che danno al Pil”: la proposta della neo vicepresidente della Lombardia Letizia Moratti ha sollevato un’enorme polemica politica. In molti hanno reagito in maniera sdegnata, a partire dal ministro della Salute Roberto Speranza: “Tutti hanno diritto al vaccino indipendentemente dalla ricchezza del territorio in cui vivono”, ha scritto su Twitter.

Ma è davvero così? Oppure quello che ha proposto Letizia Moratti per le regioni italiane in realtà sta già avvenendo in tutto il pianeta? Nella lunga corsa alla vaccinazione contro il coronavirus infatti ci sono paesi che vanno più veloci, altri più lenti, altri ancora che zoppicano. Ve ne abbiamo parlato solo ieri qui, analizzando le cause di questi diversi ritmi. Però ci sono paesi che a questa corsa non sono nemmeno stati invitati, e sono proprio i più poveri del mondo.

L’allarme lo ha lanciato ieri - in una strana coincidenza temporale con le dichiarazioni di Letizia Moratti - l’Organizzazione mondiale della sanità: “Nei paesi poveri del mondo sono state somministrate solamente 25 dosi di vaccino”. Venticinque, tra l’altro tutti distribuiti in Guinea, tutti provenienti dalla Russia. Una delle persone vaccinate è il presidente del paese. Per dare meglio l’idea del contrasto, nei paesi del mondo ad alto reddito sono state somministrate più di 40 milioni di dosi. 

Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom, ha usato parole durissime per condannare questo scempio: “Il mondo è sull’orlo di un catastrofico fallimento morale, e il prezzo di questo fallimento sarà pagato con le vite dei cittadini più poveri del mondo. Non è giusto che i giovani in salute nei paesi poveri siano vaccinati prima dei medici e degli anziani dei paesi poveri”, ha aggiunto Adhanom.

La ragione di questo scempio purtroppo è semplice: i paesi ricchi hanno stretto accordi economici importanti con le case farmaceutiche attualmente autorizzate a commercializzare i loro vaccini, e la penuria di dosi in tutto il mondo ne ha causato l’indirizzamento solamente verso chi può fare la migliore offerta.

L’allarme per la distribuzione dei vaccini è stato lanciato già a dicembre da Oxfam e da Amnesty International: secondo un report delle due associazioni, il 90% degli abitanti di 67 paesi a reddito medio o basso non avranno accesso al vaccino contro il coronavirus. I motivi sono due: i vaccini costano troppo e i paesi ricchi del mondo ne hanno comprato quasi interamente la disponibilità per tutto il 2021.

I paesi ricchi del mondo, ricorda Amnesty, rappresentano il 14% della popolazione e hanno già comprato il 53% delle dosi di vaccino che dovrebbero essere disponibili nel 2021. Guardando solo i prodotti di Pfizer e Moderna, gli unici due già approvati dalla maggior parte dei paesi ricchi, il dato sale al 95%.

E così mentre i ricchi potranno vaccinarsi varie volte (il Canada ha già opzionato dosi sufficienti a vaccinare cinque volte la popolazione), ci sono miliardi di persone che per adesso sono rimaste fuori e potrebbero morire a decine di migliaia.

Tra i paesi esclusi ce ne sono cinque dove si sono registrati oltre due milioni di casi: Kenya, Nigeria, Ucraina, Pakistan, Myanmar. E con loro altri 64 paesi che nel 2021 potrebbero non vedere nemmeno una singola dose di vaccino. Cosa rischiamo però se il sistema continuasse così, e i vaccini fossero davvero distribuiti in base al Pil dei singoli paesi? Semplice: non ci libereremmo mai della pandemia di coronavirus. 

Se il virus continuasse a circolare liberamente in questi paesi, che sono abitati da miliardi di persone, continuerebbe a trovare un modo per entrare anche nei paesi ricchi: gli stretti rapporti commerciali e i movimenti di persone sarebbero veicoli perfetti per il Covid-19 per girare indisturbato per tutto il pianeta. Esattamente come accaduto all’inizio della pandemia.

Inoltre è plausibile pensare, date le conoscenze attuali sui virus, che il contatto tra persone non vaccinate e vaccinate spingerebbe il Covid-19 a mutare per poter contagiare di nuovo chi è protetto. E nel mondo globalizzato contemporaneo è impossibile immaginare di chiudersi completamente al contatto con i paesi dove la campagna vaccinale rischia di non partire mai.

Nel caso italiano, il dato è ancora più chiaro guardando ai numeri degli immigrati regolarmente residenti sul nostro territorio: soltanto da Ucraina, Pakistan e Nigeria - tre dei cinque paesi citati sopra - sono 485mila. Negli ultimi dieci anni, sono arrivate 197mila persone da questi tre paesi. Un calcolo che prende in considerazione solo tre paesi e solo gli immigrati regolari: allargando lo sguardo agli altri stati e anche ai migranti irregolari, il numero cresce di molto.

Insomma, i rischi nell’escludere i paesi poveri del mondo dalla vaccinazione contro il coronavirus sono enormi per tutti, non solo per loro. Non c’è un minuto da perdere nel distribuire equamente le dosi in tutto il pianeta, non solo perché la salute è un diritto umano che non dovrebbe essere messo a rischio a causa del reddito, ma anche perché è nell’interesse di tutti noi.
 

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