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Morto a 21 anni a San Vittore, il gip: nuove indagini dopo 9 anni | VIDEO

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Accolta la richiesta degli avvocati dei familiari. Alessandro Gallelli si sarebbe suicidato a 21 anni nel carcere milanese di San Vittore il 18 febbraio del 2012. “Per noi non è un suicidio ma un omicidio”, ha detto il fratello a Veronica Ruggeri in questo servizio in cui abbiamo ricostruito tutto quello che non sembra tornare

Servono nuove indagini dopo nove anni sulla morte di Alessandro Gallelli a 21 anni nel carcere milanese di San Vittore, archiviata come suicidio e di cui vi abbiamo parlato nel 2019 con il servizio di Veronica Ruggeri che vedete qui sopra. Lo ha deciso il gip, dopo che era stato aperto un nuovo fascicolo per "morte come conseguenza di altro delitto" e i pm avevano chiesto l'archiviazione. Per il giudice, che ha accolto le richieste degli avvocati della famiglia, servono "approfondimenti" sull'ipotesi "della natura preterintenziale (se non, a ben vedere, dolosa) dell'azione di terzi".

Noi de Le Iene eravamo partiti proprio dalle ipotesi della famiglia, che non ha mai creduto al suicidio. “Per noi non è un suicidio ma un omicidio”, dice il fratello. Alessandro Gallelli si sarebbe impiccato alla grata della sua cella. Veronica Ruggeri ha ricostruito così gli ultimi momenti della vita del ragazzo e tutto quello che sembra non tornare.

I buchi della grata a cui Alessandro avrebbe attaccato la felpa sembrano troppo piccoli per farci passare la stoffa spessa e annodarla per formare un cappio. Tutto questo in pochissimo tempo perché Alessandro si trova in isolamento nel reparto di osservazione neuropsichiatrica ed è sorvegliato a vista dalle guardie. Le guardie carcerarie si sarebbe allontanate solo 5 minuti, dopo che il detenuto aveva parlato con un agente, prima di tornare e trovarlo morto.

Alessandro era in carcere perché, come ci racconta il fratello, “quando non stava bene usciva di casa e faceva danni”. Purtroppo è fuori controllo, ruba motorini, infastidisce le ragazze e dà una testata a un poliziotto che gli aveva chiesto il biglietto del treno. Così viene portato a San Vittore. “Per due volte due avvocati ci hanno detto di stare tranquilli che in due settimane sarebbe uscito”, prosegue il fratello.

Invece Alessandro da quel carcere non è mai uscito. Le settimane diventano mesi e Alessandro è sempre più agitato, inizia a litigare con gli agenti e viene spostato nel centro di osservazione neuropsichiatrica del carcere. “Era da solo, nella cella in fondo”. Lo mettono in isolamento con una sorveglianza continua. Dopo qualche giorno arriva la telefonata: “Suo figlio è morto”.

Nel servizio di Veronica Ruggeri del 2019, qui sopra, trovate il racconto dei familiari, la ricostruzione completa, anche materialmente di quanto sarebbe successo nelle condizioni in cui si trovava il ragazzo, le parole che abbiamo raccolto dell’allora direttrice del carcere e dell’agente che ha ritrovato Alessandro.

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