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Stalking, quando la violenza non si ferma davanti a niente | VIDEO

Sandra sarebbe solo l'ultima delle vittime di Berardino Di Crescenzo, che oggi si trova ai domiciliari per atti persecutori di ogni tipo. Veronica Ruggeri parla con altre donne e con i familiari dell'uomo. "Come una donna lo lascia lui diventa… o botte o minacce, tutte queste cose qua", ci racconta il figlio

“Mi ha scritto impiccati, ti devi solo vergognare. Io non mi devo vergognare perché non ho fatto niente, ho solo amato la persona sbagliata”. Sandra non ce la fa più e ha chiesto il nostro aiuto solo dopo essersi rivolta più volte alle forze dell’ordine per denunciare Berardino, il suo ex. Vi abbiamo raccontato la sua storia con Veronica Ruggeri e torniamo a parlarvene perché abbiamo scoperto che Sandra non sarebbe che l’ultima delle sue tante vittime.

Berardino Di Crescenzo ha 55 anni e abita a Casoli, in provincia di Chieti. L’unica cosa che ci resta da fare è fare un appello a tutte le donne: state attente a questa persona. Come vi abbiamo raccontato nel primo servizio, quando Sandra ha messo fine alla breve relazione con quest’uomo a causa della gelosia di lui, Berardino avrebbe iniziato con atti persecutori di ogni tipo. Alla fine Berardino, dopo aver violato ogni tipo di misura inflittagli, dal divieto di avvicinamento al braccialetto elettronico, è finito ai domiciliari. Ma ancora una volta, ci ha raccontato Sandra, non si sarebbe fermato.

E Sandra sarebbe solo l’ultima delle sue vittime. “Io ero l’avvocato di Berardino”, racconta alla Iena Tristana, che ha difeso l’uomo nella sua ultima causa per la quale è stato in carcere appena un anno fa “per stalking nei confronti della sua ex”, racconta l’avvocato, che non si riferisce a Sandra. “Un’altra finita nello stesso modo. Lei l’ha lasciato e lui non si è rassegnato”, continua Tristana. L’avvocato fa il suo lavoro e ottiene che Berardino finisca di scontare la pena ai domiciliari.

“Ha iniziato a telefonarmi in maniera proprio insistente, piangeva, si disperava, minacciava il suicidio”, racconta l’avvocato. “Poi ho trovato la gomma della mia macchina a terra, sistematicamente, per tre volte”. Non solo, i muri vicino casa di Tristana si riempiono di scritte simili per grafia e tenore a quelle su Sandra. “Tristana devi morire”, si legge su un muro. “Io decido di pubblicare sui social questa scritta”, racconta l’avvocato e da quel momento non succede più niente, forse anche perché Berardino aveva intanto conosciuto Sandra.

Veronica Ruggeri contatta anche una ex di Berardino che ha avuto una storia con lui 20 anni fa. Le chiediamo se anche a lei Berardino ha fatto chiamate, pedinamenti, appostamenti. “Sì, uguale”, risponde alla Iena. E anche in quel caso Berardino aveva pagato il suo debito con la giustizia, forse invano.

Intanto Berardino, ci dice Sandra, ha ancora il suo telefono. Il fatto che lui, seppur ai domiciliari, potrebbe di fatto continuare a commettere proprio lo stesso reato per il quale è recluso, cioè stalking e minacce, sembra avere dell’assurdo. Veronica Ruggeri è tornata da lui, ma l’uomo non si fa vedere. Arrivano due pattuglie dei carabinieri che ci chiedono di fermarci.

Così la Iena va a parlare con il figlio di Berardino. Anche lui e la sua ragazza ci dicono che purtroppo quello che abbiamo raccontato sarebbe un copione che si ripete da anni: “Come una donna lo lascia lui diventa… o botte o minacce, tutte queste cose qua”. E ci dice che Berardino avrebbe fatto così anche per quanto riguarda sua mamma. “Lui per difendere la mamma si metteva in mezzo e le prendeva lui”, racconta la ragazza. Siamo andati anche dai genitori di Berardino. “Da quando è nato mi sta rovinando la vita”, dice il padre. “Per separarlo dalla seconda moglie mi ha rotto la testa”.

“Ho voluto avere lo stesso coraggio di Sandra”, dice Tristana alla Iena. “Che forse dobbiamo avere tutte noi donne, cioè bisogna raccontare”. E denunciare. E noi chiediamo a chi ne ha il potere di intervenire.

Intanto, dieci giorni fa Sandra, esasperata da tutto questo, ha fatto una pazzia ed è andata a casa di Berardino dicendosi pronta a togliersi la vita per davvero. Per fortuna non è successo niente di irreparabile e lei ora sta bene. Ma ci chiediamo cos’altra potrebbe succedere prima che quest’uomo venga fermato. 

Per tutto quello che è successo e che purtroppo starebbe ancora succedendo, Sandra nei giorni scorsi è stata costretta a chiudere la sua pizzeria che gestiva nel paese dove vive Berardino. Ora è senza lavoro. Chiunque voglia aiutarla a trovare una nuova occupazione può scrivere a unlavoropersandra@gmail.com

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