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Vaccini, Regno Unito criticatissimo per aver rinviato la seconda dose. Ma i numeri potrebbero dargli ragione

Londra ha deciso, attirandosi molte critiche, di somministrare la prima dose a quante più persone possibili, rinviando fino a 12 settimane la seconda. Adesso sembra che il vaccino di AstraZeneca sia più efficace a questo modo: il piano del Regno Unito è quello giusto per sconfiggere la pandemia?

Una decisione controversa, duramente criticata da quasi tutti gli esperti scientifici ma che alla fine potrebbe rivelarsi giusta. Il governo del Regno Unito all’inizio della campagna vaccinale aveva annunciato che avrebbe somministrato la prima dose del vaccino contro il coronavirus a quante più persone possibili, rimandando la seconda inoculazione fino a 12 settimane.

Una decisione che aveva attirato molte critiche, anche da altri paesi: "Il Regno Unito sta correndo molti rischi", ha dichiarato il ministro francese per gli Affari europei Clément Beaune. "Sono in una situazione sanitaria molto difficile, quindi posso capire perché abbiano deciso così, ma stanno correndo molti rischi”. Posizione supportata anche dalla Food and drug administration negli Stati Uniti, che si è detta molto scettica su questa strategia.

Eppure potrebbe rivelarsi giusta, soprattutto nel caso del vaccino di AstraZeneca: i ricercatori di Oxford e dell’azienda hanno infatti pubblicato un documento in cui si asserisce che l’efficacia del siero sia più alta se la seconda dose viene somministrata a tre mesi di distanza dalla prima, anziché dopo le 4 settimane inizialmente consigliate.

Secondo i ricercatori - che però sono anche gli stessi ad avere sviluppato il vaccino, e la cui pubblicazione non è ancora stata peer-reviewed - una singola dose di siero ha un’efficacia del 76% nel prevenire il Covid-19, registrata a tre mesi dall’iniezione. Nel caso in cui la seconda dose sia somministrata entro sei settimane dalla prima, l’efficacia è del 55%; nel caso in cui sia somministrata dopo tre mesi, l’efficacia sale all’82%. I dati provengono dalla rianalisi degli studi di fase 3. 

Insomma la decisione del governo inglese potrebbe rivelarsi giusta, almeno per quanto riguarda il vaccino di AstraZeneca. C’è però un problema: la stessa pubblicazione mette in evidenza come una singola dose di vaccino non sia in grado di prevenire la circolazione del coronavirus in forma asintomatica o paucisintomatica. La pressione sugli ospedali così viene sicuramente alleggerita, ma il virus continua a circolare.

Il Regno Unito è finora l’unico tra i grandi paesi ad aver scelto questa strada, e ciò è evidente dai dati sulle vaccinazioni contro il coronavirus: il 15% della popolazione ha già ricevuto una dose, ma solo lo 0,7% anche la seconda. In Italia invece la prima dose è stata inoculata al 2,2% della popolazione, e l’1,3% ha già completato l’immunizzazione. Cifre simili anche in Germania, Francia e Spagna, dove rispettivamente il 2,4, il 2,5 e il 2,7% della popolazione ha ricevuto la prima dose. La seconda invece è stata iniettata allo 0,8% degli abitanti in Germania, allo 0,2% in Francia e all’1,1% in Spagna.

E anche oltreoceano i dati mostrano come la strategia inglese - per adesso - sia solo inglese: gli Stati Uniti hanno fornito la prima dose all’8,5% della popolazione e la seconda al 2,1%. Il Canada, che è ancora più indietro dell’Unione europea nel piano vaccinale, ha dato la prima dose all’1,6% della popolazione e la seconda allo 0,3%. Anche in Israele, che invece è nettamente leader mondiale nella campagna di immunizzazione, vengono rispettate le distanze inizialmente indicate tra prima e seconda dose. E può vantare già il 20,9% della popolazione vaccinata.

Numeri e scoperte che adesso riaprono una domanda: il piano vaccinale del Regno Unito è quello giusto per sconfiggere la pandemia di coronavirus?

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