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Seconda parte dello Speciale di Antonino Monteleone e Riccardo Spagnoli sull'omicidio di Willy Branchi. Ripartiamo dalle prime ipotesi, per poi concentrarci su una macchina misteriosa che gira per Goro e sulla pista dei festini gay

Ripartiamo dalla prime indagini, dopo che nella prima parte di questo Speciale Le Iene dedicata all’omicidio del 1988 di Willy Branchi, ci siamo concentrati su chi sono i sei nuovi indagati per false informazioni al pm. All’inizio si punta sul pluripregiudicato Valeriano Forzati, l’ultimo che avrebbe visto Willy in una pizzeria. L’8 febbraio 1990 viene assolto “per non aver commesso il fatto” per quanto riguarda l’omicidio di Willy.

Cala il silenzio. Il fratello, Luca Branchi, insiste assieme al suo avvocato Simone Bianchi. Si parla di una strana macchina che gira per il paese la notte dell’omicidio. A bordo sarebbero saliti in 5, in momenti diversi. Tra questi ci sarebbero Italo Mantovani e Antonello Veronesi, proprietario della Renault 4. Vedono Willy e Forzati dopo l’una di notte. In macchina salgono anche una donna di nome Maria, una di nome Monia e Antonio Biolcati. Le contraddizioni tra le versioni di chi sarebbe stato a bordo sono moltissime. Anche quando Antonino Monteleone cerca di parlare con loro. Perché tutto questo mistero su un giro in macchina?

Nel 2014 il fratello Luca lancia un appello per avere notizie: le informazioni arrivano e su una pista completamente nuova. Si inizia a parlare di festini gay con uomini benestanti che pagavano ragazzi anche minorenni, in cui sarebbe stato coinvolto Willy.

Abbiamo rintracciato la signora che segnalò tutto questo in una telefonata anonima. Ci racconta che un collega infermiere con 5 figli gli parlò di quel giro. A contattare tutti sarebbero stati “il farmacista e il macellaio”. “Vanno a fare i bocchini come si dà una pacca sulla spalla, pagavano 200-300 mila lire”. “Tenevano una pistola da macellaio sul tavolo”, dice la signora. Con un’arma di questo genere è stato ucciso Willy.

Il giornalista del “Resto del Carlino” Nicola Bianchi chiama a questo punto don Tiziano Bruscagin, che fa il nome del presunto assassino. “Anche i figli avrebbero collaborato all’occultamento del cadavere”. Parla di una famiglia ben nota a Goro: moglie, marito e due figli. “Willy era l’amante occasionale dell’uomo”. Sarebbe stato ucciso perché voleva uscire dal gire e avrebbe detto: “Ora dico tutto a mio fratello”.
 

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