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Alvin, bloccato in un campo Isis: anche la Liguria chiede di riportarlo in Italia | VIDEO

Dopo la Lombardia anche la Liguria si unisce agli appelli per salvare il piccolo Alvin, solo in Siria in un campo di detenzione per terroristi dell’Isis. Con Luigi Pelazza, dopo avergli fatto incontrare il padre, abbiamo lanciato un appello a Giuseppe Conte e Luigi Di Maio: “Fate qualcosa per riportarlo a casa”

+++ AGGIORNAMENTO: ALVIN È STATO LIBERATO +++
 

Continua a crescere l’attenzione della politica sul caso di Alvin, il piccolo prigioniero in Siria di cui vi abbiamo parlato con Luigi Pelazza. Dopo l’appello della regione Lombardia, anche il consiglio regionale della Liguria ha approvato all’unanimità un ordine del giorno per chiedere il ritorno in Italia di Alvin.

“A dicembre del 2014”, hanno ricordato Ardenti e Puggioni, i due consiglieri della Lega che hanno presentato la mozione, “Alvin, che è nato in Italia e viveva in Lombardia, è stato sottratto dalla madre a 6 anni e portato in Siria”.  

“Con questo ordine del giorno abbiamo impegnato la Liguria a farsi interprete presso il ministero degli Affari esteri affinché metta in campo tutti gli strumenti pratici utili per una positiva conclusione della drammatica vicenda, consentendo il ricongiungimento del piccolo Alvin al padre e alle sorelle in Italia”, hanno spiegato i due consiglieri.

La tragica vicenda del piccolo Alvin è stata sollevata da noi de Le Iene, nel servizio di Luigi Pelazza che potete vedere qui sopra. Nato in Italia da genitori originari dell’Albania, Alvin è stato portato via dalla madre nel 2014: la donna ha deciso di scappare in Siria e di andare a vivere nei territori controllati dal sedicente Stato islamico, che recentemente ha visto il suo leader Abu Bakr al Baghdadi ucciso dalle forze americane.

Nel 2016, in un primo servizio, Luigi Pelazza ci aveva raccontato della battaglia del padre Afrim per riportare il bambino in Italia. Dal 2014 Afrim non aveva mai più potuto incontrare suo figlio, del quale conservava solo qualche foto. Quest’anno siamo tornati da lui Afrim ci ha detto, tra le lacrime: “Sono 5 anni che guardo queste foto”. Abbiamo allora deciso di prendere in mano la situazione e siamo partiti verso la Siria, nel campo dove si trova Alvin. Entrati ad Al Hom, dove vivono in prigionia migliaia di mogli dei miliziani dell’Isis con i loro bambini, scopriamo che la madre di Alvin è stata uccisa durante un bombardamento, assieme agli altri figli avuti da un militante dell’Isis. Si è salvato solo il piccolo Alvin, che zoppica a causa delle ferite riportate nell’esplosione che ha ucciso la madre.

Dopo una attesa infinita padre e figlio si riuniscono in un abbraccio rimandato troppo a lungo. La scena è gioiosa e straziante allo stesso tempo: il bambino è confuso, sembra lontano, ma riconosce subito il suo papà. La delusione è enorme quando il piccolo Alvin capisce che non può tornare subito a casa con il padre, perché nessuna autorità sembra volerci aiutare a tirarlo fuori di lì. Le autorità albanesi innanzitutto, il cui ambasciatore in Turchia prima dice di volerci aiutare e poi attacca il telefono in faccia al nostro Luigi Pelazza. Lavandosi le mani della sorte di questo bambino.

Alvin è rimasto così nel campo di prigionia, in una zona recentemente interessata dall’invasione turca della Siria. Sfruttando la ritirata dei curdi, i miliziani sembrano aver rialzato la testa: le bandiere dell’Isis sono tornate a sventolare in una zona dove da tempo erano state eradicate dall’eroismo e le armi dei curdi. Il tempo sta davvero per scadere: Le Iene e Luigi Pelazza hanno quindi lanciato due settimane fa un appello al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al ministro Luigi Di Maio perché aiutino concretamente Afrim a riportare a casa, in Italia, il piccolo Alvin: vi preghiamo, fate qualcosa subito!

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