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Biotestamento: arriva il registro per decidere sul fine vita | VIDEO

Il Ministro della Salute Roberto Speranza annuncia l’istituzione della banca dati delle “Disposizioni Anticipate di Trattamento”, una battaglia combattuta da anni da Marco Cappato e dall’Associazione Luca Coscioni. Assieme a loro vi abbiamo fatto raccontato con Giulio Golia la storia e la fine di Dj Fabo

Finalmente si potrà dare piena attuazione alla legge sul biotestamento approvata dal Parlamento italiano a fine 2017. Lo annuncia il Ministro della Salute Roberto Speranza, che spiega: “Ho appena firmato il decreto sulla Banca dati nazionale per le Disposizioni anticipate di trattamento (Dat). Con questo atto la legge approvata dal Parlamento è pienamente operativa e ciascuno di noi ha una libertà di scelta in più”.

A mancare era proprio la Banca dati alla quale i cittadini possono esprimere anticipatamente la richiesta di essere sottoposti o meno ad alcune cure, nel caso di gravi condizioni di salute che non permettano di esprimere autonomamente la propria volontà. Il vuoto normativo adesso è stato colmato.

Si tratta di una battaglia fortemente voluta dall’associazione Luca Coscioni, che dal 2018 si batteva perché i due milioni di euro previsti in Finanziaria venissero utilizzati per creare appunto la Banca dati delle Disposizioni anticipate  di trattamento.

I cittadini potranno chiedere di inserire le proprie disposizioni in questi registri, tenuti sia presso i notai che presso gli uffici delle amministrazioni comunali e che i medici, in caso di pericolo di vita del paziente, potranno consultare.

Una battaglia, per la dignità del fine vita, che è stata la bandiera anche di Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione, che ha accompagnato Dj Fabo in Svizzera per poter morire il 27 febbraio 2017 con il suicidio assistito e che nel settembre scorso aveva consegnato al presidente della Camera, Roberto Fico (M5S) oltre 130 mila firme per legalizzare l’eutanasia.Il servizio di giulio Golia potete rivederlo qui sopra.

“600 persone aspettando il suicidio assistito come Dj Fabo”, ha ricordato Cappato, riferendosi alla vicenda di Fabiano Antoniani, rimasto gravemente disabile in seguito a un incidente, che lo aveva reso cieco e tetraplegico. Noi de Le Iene abbiamo seguito in prima linea la sua storia con Giulio Golia e un lungo servizio, che potete vedere qui sopra e che è anche finito  come prova in Tribunale al processo a cui è stato sottoposto poi Cappato. Il caso è finito davanti alla Corte Costituzionale che ha stabilito che alcuni casi l’aiuto al suicidio, come in questa caso, non è punibile.

Vi abbiamo anche fatto conoscere la storia di dolore e di coraggio della piccola Nina, di cui ci aveva raccontato Nina Palmieri.  

Nina, morta solo qualche giorno fa, aveva iniziato a stare male meno di 20 giorni dopo essere nata. Inizia la febbre altissima, i medici dicono che ha preso la testa. La bambina era gravissima, racconta Francesca, la mamma.

Sono giorni devastanti. “Ho chiesto di non fare accanimento terapeutico, che mi sarei affidata alle loro professionalità ma soprattutto alla loro umanità”, dice la donna. “Gli ho chiesto di fermarsi se la vita di Nina avesse potuto essere dignitosa, cioè uno stato di coscienza”.

Nel frattempo quell’infezione diventa sempre più padrona del corpo della piccola Nina: “È stata intubata, le sono state fatte trasfusioni di tutto”. Poi arriva la terribile conferma: “Nina non aveva più strutture cerebrali. Non c’era più nulla, tranne che il tronco encefalico che regola la respirazione e il battito cardiaco”, spiega la mamma. I medici parlano di danni irreversibili sia psichiatrici che motori. “Ha iniziato con la formazione di liquido nel cervello, la sua testolina cominciava a crescere”.

Francesca si convince ad autorizzare l’operazione, ma la sera prima Nina sta male. “Ha avuto convulsioni. È stata intubata”. Per Francesca tutto questo è un segnale per evitare quel ricovero di cui non era mai stata pienamente convinta. Inizia a girare l’Europa per avere nuove diagnosi. “Tutti mi hanno detto di fermarmi: quell’intervento non era da fare perché avrebbe creato ulteriore dolore”.

E così mamma Francesca fa una scelta molto coraggiosa, una scelta di amore: non accanirsi con terapie inutili e dolorose per la sua bambina. “In questa struttura Nina ha smesso di soffrire”, ci raccontava durante il servizio, “e io per la prima volta ho potuto fare la mamma. Il giorno in cui lei non ci sarà più sarà la parte finale di questo lutto che mi darà la forza per tornare a essere la Francesca di prima, lo dovrò a lei”.

 

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