>External linkFacebookFacebook MessengerFull ScreenGoogle+InstagramLinkedInNewsmostra di piùTwitterWhatsAppClose
News |

“Zuckerberg sostiene Trump alle elezioni”. La fake news contro Facebook |VIDEO

Dopo l’audio in cui si sente Mark Zuckerberg dichiarare guerra a Elizabeth Warren, la candidata democratica favorita alla Casa Bianca risponde mostrando a Facebook gli effetti della disinformazione. E lo fa con le sue stesse armi: una fake news che colpisce proprio la società californiana

Elizabeth Warren attacca Facebook con le sue stesse armi. La candidata democratica favorita alla Casa Bianca ha infatti pagato per pubblicizzare su Facebook una fake news appositamente costruita, e dichiaratamente falsa, contro la società californiana. "Zuckerberg ha dato il suo endorsement a Trump per la rielezione alla Casa Bianca", si legge nel post che potete vedere qui sotto. Subito dopo la notizia del sostegno di Facebook a Trump, si legge: “Probabilmente starete pensando: come può essere vero? Beh, non lo è. Ma quello che Zuckerberg ‘ha fatto’ sta dando a Donald Trump la piena possibilità di mentire sulla sua piattaforma e di pagare Facebook fior di quattrini per far arrivare le sue bugie agli elettori americani”. La candidata fa un paragone tra il re dei social network e gli altri mezzi di comunicazione e informazione: “Se Trump prova a mentire in uno spot televisivo, la maggior parte dei canali si rifiuterà di mandarlo in onda. Invece Facebook semplicemente incassa gli assegni di Trump. Facebook ha già aiutato una volta Donald Trump a essere eletto. Ora stanno deliberatamente permettendo a un candidato di mentire al popolo americano”.

L’obiettivo della Warren? Mostrare a Facebook le conseguenze della disinformazione. La candidata democratica è da tempo impegnata nella denuncia allo strapotere delle società di big tech. E tra i bersagli il principale è proprio Facebook, per la disinvoltura mostrata nel (non) monitorare la pubblicità politica e la scarsa efficacia nel contrastare le fake news. Facebook ha per anni negato l’esistenza del problema, fino al “mea culpa” del settembre scorso di fronte al Congresso degli Stati Uniti.

Da questa dichiarazione di guerra a suon di fake news Facebook si è difeso spiegando in un comunicato che le pubblicità relative a campagne elettorali non vengono sottoposte al fact checking, così come le affermazioni di esponenti politici, cosa che avviene invece per le altre informazioni diffuse in rete. Una policy che la Warren ha criticato sostenendo che in questo modo Facebook può diventare per i candidati uno spazio per diffondere notizie false.

La settimana scorsa la battaglia Warren-Facebook si è accesa con la diffusione di un audio da parte del sito The Verge, che potete ascoltare qui sotto. Si sente Zuckerberg che durante una conversazione si esprime in maniera piuttosto netta a proposito della candidata. “Se viene eletta presidente scommetto che avremo battaglie legali e scommetto che le vinceremo. Questo per noi è uno schifo? Sì, voglio dire, io non voglio avere nessuna azione legale con il nostro governo, ma alla fine se qualcuno prova a minacciarci allora si combatte”. Una dichiarazione di guerra insomma, a cui la Warren ha prontamente risposto con la sua fake news ad hoc. 

Che le fake news trovino nei social terreno fertile ve lo abbiamo mostrato nel servizio di Matteo Viviani che potete vedere qui sopra. Vi abbiamo mostrato come nasce e si costruisce una bufala. Se durante le campagne elettorali abbiamo purtroppo visto diffondersi fake news volte a pilotare l’opinione pubblica, questo non è il solo scopo della loro esistenza. Alcuni siti le diffondono con l’obiettivo di guadagnare: la Iena, con l’aiuto di un esperto, ha spiegato come questo avviene. Per entrare nel vivo dell’argomento anche noi abbiamo creato e lanciato una bufala sul web, facendoci aiutare da un “creatore di bufale”.

Matteo Viviani ha dato però anche una facile ricetta che tutti possiamo seguire per capire se una notizia sia affidabile o meno. Ecco tre semplici regole:

1.  Controllate sempre il nome del sito da cui proviene la notizia

2. Fate attenzione a titoli "sospetti"

3. Verificate la notizia su Google (scrivendo accanto al titolo "bufala" o "fake news")

esclusiva web

Lo studio della Società italiana di medicina ambientale sul collegamento tra inquinamento e coronavirus, di cui noi vi abbiamo parlato già a marzo, è stato pubblicato sul British Medical Journal confermando le evidenze iniziali: le polveri sottili presenti nell’aria hanno “aperto un’autostrada al coronavirus”. Per prevenire una seconda ondata bisognerebbe usare la “mascherina anche all’esterno dove non fossero assicurate distanze di almeno 6-8 metri”

Questo sito utilizza cookie tecnici, di profilazione e di marketing, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per saperne di più o negare il consento a tutti o alcuni cookie CLICCA QUI.
Continuando la navigazione acconsenti all'utilizzo dei cookie.