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Guerra in Yemen, esposto al Tribunale dell'Aja contro chi vende le armi | VIDEO

L’esposto è stato presentato da un gruppo di associazioni internazionali, tra cui anche Amnesty International. La protesta del fronte pacifista riguarda le aziende che riforniscono gli arsenali della coalizione impegnata nella guerra in Yemen: tra queste c’è anche Rwm Italia, le cui attività noi de Le Iene abbiamo denunciato più volte

Le aziende che vendono le armi alla coalizione in guerra in Yemen rischiano di finire davanti al Tribunale dell’Aja. Un gruppo di associazioni pacifiste, tra cui Amnesty International, ha infatti presentato un esposto al procuratore generale della Corte affinché verifichi eventuali responsabilità delle aziende che producono e vendono armi ai paesi che stanno combattendo in Yemen. Tra queste società appare anche il nome della Rwm Italia, che come noi de Le Iene vi abbiamo raccontato ha prodotto nel nostro paese armamenti usati nel conflitto.

Le associazioni che hanno presentato l’esposto si affidano al fatto che la Corte penale dell’Aia ha il potere di verificare le responsabilità delle aziende fornitrici e dei funzionari politici europei. Secondo quanto sostenuto dal fronte pacifista questi ultimi, autorizzando l’esportazione e fornendo gli armamenti, possono aver contribuito ai crimini di guerra e per queste ragioni ritengono necessaria un’indagine del procuratore.

Le associazioni, secondo quanto riporta La Repubblica, hanno presentato un rapporto di centinaia di pagine con riferimenti a raid aerei condotti dai cacciabombardieri della coalizione contro obiettivi civili: scuole, edifici residenziali, musei, ospedali. Il sistema di guerra della coalizione, si legge nel documento citato dal quotidiano, “è caratterizzato da attacchi indiscriminati e sproporzionati che hanno portato alla morte e al ferimento di civili e alla distruzione di obiettivi civili”.

Noi de Le Iene ci siamo occupati più volte della tragica guerra che ormai da troppo tempo sta devastando lo Yemen e delle responsabilità italiane in quel conflitto. L’Onu l’ha definita “la peggiore crisi umanitaria dei nostri tempi”, crisi che non ha risparmiato nemmeno gli ospedali di Medici senza frontiere, come potete leggere cliccando qui.  Vi abbiamo in particolare raccontato della situazione della Rwm Italia, che ha prodotto ed esportato armamenti verso l’Arabia Saudita, uno degli stati che stanno partecipando alla guerra in Yemen. Lo scorso luglio il governo italiano aveva infine deciso di impedire l’esportazione di materiale bellico verso i paesi in conflitto.

Ma la vendita di armi è finita? Sembra proprio di no. Mauro Pili, ex governatore della Sardegna, ha denunciato che nei giorni scorsi un carico di bombe sarebbe partito dalla Sardegna in direzione Turchia. Un paese attivamente impegnato nel massacro dei curdi e che adesso sembra pronto a intervenire pure nel conflitto in Libia. Erdogan è pronto a prendersi mezzo Mediterraneo e forse lo farà con le armi italiane. Le responsabilità italiane nei conflitti in giro per il mondo non sembra quindi per nulla finiti: il business della guerra miete denaro e morti in giro per il mondo.

esclusiva web

Lo studio della Società italiana di medicina ambientale sul collegamento tra inquinamento e coronavirus, di cui noi vi abbiamo parlato già a marzo, è stato pubblicato sul British Medical Journal confermando le evidenze iniziali: le polveri sottili presenti nell’aria hanno “aperto un’autostrada al coronavirus”. Per prevenire una seconda ondata bisognerebbe usare la “mascherina anche all’esterno dove non fossero assicurate distanze di almeno 6-8 metri”

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