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Hikikomori italiani: famiglia non usciva di casa da 2 anni

Una famiglia pugliese dipendente da Internet è rimasta chiusa in casa in condizioni igieniche pessime tra giornate passate di fronte allo schermo e merendine come unico pasto. Con Nadia Toffa siamo andati fino in Giappone per raccontare il fenomeno degli hikikomori e parlare con alcuni di questi ragazzi, in via di guarigione, che hanno passato nelle loro camere anche 17 anni senza mai uscire

Restare chiusi in casa per due anni e mezzo, incollati di fronte al computer, isolati dal mondo reale. È quello che ha passato una famiglia pugliese (padre, madre e figlio 15enne), trovata chiusa in casa in pessime condizioni igieniche dai servizi sociali. 

È il fenomeno degli hikikomori, che colpisce solitamente gli adolescenti che si rinchiudono nelle loro camerette dimenticandosi del mondo esterno, ma anche di se stessi. “Si dimenticano anche di mangiare”, ha spiegato la dottoressa Carla Ricci a Nadia Toffa, che in un servizio del 2016 (che potete vedere qui sopra) è andata in Giappone per raccontare questo fenomeno, registrato per la prima volta proprio tra i giapponesi. “Gli hikikomori hanno perso la passione per la vita. Quella che fanno è una vita alienante”, spiega la dottoressa. 

La reclusione per queste persone può durare anche anni. Proprio come è successo alla famiglia del Salento, che mangiava solo grazie alla figlia più piccola di 9 anni (l’unica che ancora usciva di casa) e che andava a comprare per loro merendine e caramelle. Sono stati proprio gli insegnanti della piccola a insospettirsi e avvertire i servizi sociali.

Il ragazzo di 15 anni è stato trovato in uno stato di malnutrizione e con piaghe ai piedi. ““Internet è un grosso problema”, spiega la dottoressa a Nadia Toffa. “È qualcosa che comincia a isolare un ragazzo, ma è una concausa”. Dobbiamo infatti chiederci da cosa nasce questa dipendenza da Internet: “Accade perché questi ragazzi hanno perso la curiosità di scoprire il mondo e perdere questo è un fallimento per tutta la società”.

In Giappone, la Iena ha visitato uno dei centri che aiutano i ragazzi a superare questo disagio e reinserirsi nella società. Qui abbiamo incontrato un giovane che per 17 anni ha vissuto chiuso nella sua stanza senza vedere mai nessuno. “Giocavo ai videogiochi o guardavo la Tv”, racconta. “Ho iniziato quando avevo 7 anni, non avevo un buon rapporto con la mia famiglia e odiavo stare in posti dove c’era tanta gente. I miei genitori all’inizio continuavano a dirmi di andare a scuola ma io non ci andavo e a un certo punto mi hanno lasciato in pace. Avevo paura delle persone”. 

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