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Omicidio Vannini: “Sparo involontario ma soccorsi ritardati consapevolmente”

Ecco le motivazione della sentenza di Appello che il 29 gennaio scorso ha ridotto da 14 a 5 anni la pena per Antonio Ciontoli, il padre della fidanzata di Marco, che ha ucciso nel 2015 il ragazzo di 20 anni

Antonio Ciontoli sparò a Marco Vannini in modo colposo ma fu gravemente responsabile di non aver attivato i soccorsi immediatamente. 

Sono uscite le motivazioni della sentenza che ha condannato Antonio Ciontoli a cinque anni di reclusione contro i 14 del primo grado e della richiesta dell’accusa per la morte del fidanzato ventenne della figlia, un caso di cui noi de Le Iene ci siamo occupati più volte con Giulio Golia anche attraverso testimonianze e retroscena esclusivi, che vi riproponiamo in fondo all’articolo assieme a tutti i servizi e articoli che abbiamo dedicato a questa storia.

I giudici della prima Corte d'assise d'appello di Roma sostengono che “il Ciontoli ha consapevolmente e reiteratamente evitato l'attivazione di immediati soccorsi" e questo per "evitare conseguenze dannose in ambito lavorativo”.

Ciontoli, sottufficiale della Marina distaccato ai servizi segreti, era stato condannato in primo grado a 14 anni con la pesantissima accusa di omicidio volontario, mentre per i figli e la moglie era arrivata una sentenza di condanna a tre anni, per omicidio colposo. In secondo grado si è passati dai 14 anni ai 5 perché il reato è stato derubricato da omicidio volontario a colposo (confermando invece il resto della precedente sentenza per i suoi familiari).

Marco Vannini, 20 anni, è stato ucciso da un colpo di arma da fuoco mentre si trovava a casa della fidanzata nella notte tra il 17 e il 18 maggio 2015 . 

Secondo la ricostruzione dei giudici, il ragazzo stava facendo il bagno nella vasca di casa Ciontoli. Il padre della fidanzata sarebbe entrato in bagno, avrebbe preso da una scarpiera una pistola, da cui sarebbe partito il colpo che ha portato dopo alcune ore alla morte del giovane. Un colpo che, entrato dal braccio, ha poi attraversato torace, polmone destro e cuore conficcandosi in una costola. In casa, quella sera, erano presenti, oltre ad Antonio e Martina, anche la moglie di Antonio, Maria Pezzillo, Federico, il fratello di Martina, e la sua fidanzata Viola Giorgini. 

Le Iene hanno intervistato di recente Maria Cristina, una vicina che abitava proprio sotto l’appartamento della famiglia Ciontoli, mai sentita dagli inquirenti.

E Maria Cristina, che parla malissimo degli ex vicini e che dice che la sera della morte di Marco Vannini la macchina di Antonio Ciontoli non era nel solito posto dove la metteva da 20 anni, racconta di essere stata l’ultima persona che ha visto Marco vivo. Ai microfoni de Le Iene ha detto anche di non essere sicura di aver sentito la voce di Antonio Ciontoli in casa durante i fatti, di aver sentito una discussione, poi “un botto”, il silenzio e poi di nuovo una gran confusione. Anche lei, come un altro dei vicini dei Ciontoli, racconta di aver sentito Marco dire: “Scusa Martina”. E di aver sentito le sue urla e visto l’arrivo dei soccorsi. Solo in quel momento avrebbe visto la macchina di Antonio Ciontoli in mezzo alla strada. “Sono stata vent’anni sotto una famiglia di assassini”, dice a Giulio Golia.

Le motivazioni della sentenza di secondo grado parlano di un ritardo “consapevole” nell’attivazione dei soccorsi da parte del Ciontoli.

Una sentenza che sottolinea “la gravità della condotta tenuta dall'imputato, la tragicità dell'accaduto, l'assenza di significativi tratti di resipiscenza" e che dunque ha visto l’applicazione del massimo della pena (5 anni appunto) per i casi di omicidio colposo. 

Noi pensiamo che questa vicenda possa e debba avere ancora altre pagine da scrivere.

Guarda qui sotto tutti gli articoli e servizi che abbiamo dedicato al caso.

Marco Vannini, ucciso a 20 anni dal padre della fidanzata

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