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Vannini, parla a Le Iene il vicino della famiglia Ciontoli | VIDEO

Giulio Golia torna sul caso dell'omicidio di Marco Vannini con nuove testimonianze esclusive tra cui  la testimonianza del vicino di casa, Tommaso Liuzzi: "Marco chiedeva scusa a Martina come se avesse fatto qualcosa di sbagliato lui"

“Abbiamo pensato che Marco avesse fatto delle stupidaggini”. A parlare è Tommaso Liuzzi, vicino di casa della famiglia Ciontoli, che vedete qui sopra nel servizio di Giulio Golia. 

Per l’omicidio di Marco Vannini, morto il 18 maggio 2015 a 20 anni a Ladispoli, vicino Roma, è stato condannato in Appello il 29 gennaio scorso a 5 anni di carcere Antonio Ciontoli, padre dell’allora fidanzata di Marco, Martina. Con una pena ridotta a 5 anni rispetto ai 14 della sentenza di primo grado chiesti nuovamente dall’accusa (il reato è stato derubricato da omicidio volontario a colposo).

“Come si può immaginare che qualcuno venga colpito da una ferita di arma da fuoco e non chieda aiuto?”. Si chiede il vicino di casa ripensando alle urla sentite quella notte dalla casa dei vicini. “Marco chiedeva scusa a Martina come se avesse fatto qualcosa di sbagliato lui. Non chiedeva aiuto. Urlava e basta. Non ha mai inveito contro nessuno. Si addossava le responsabilità: ‘Scusa’. Ma scusa di che?”. 

Liuzzi ha anche registrato la moglie di Antonio Ciontoli che è andata da loro a chiedere cosa avessero sentito.

Tanti sono ancora i dubbi su cosa sia realmente accaduto quella notte, come vi abbiamo raccontato nel servizio di Giulio Golia del 13 maggio 2018.

La condanna di Antonio Ciontoli a 5 anni ha lasciato indignati non solo i familiari della vittima (che si sono scagliati contro la decisione della Corte d’Appello di ridurre la pena per Ciontoli). Dalla rabbia che è dilagata sul web è nata una petizione su Change.org (clicca qui per partecipare alla petizione che ha già raccolto 300mila firme), indirizzata al ministro della Giustizia, in cui si chiede che venga riesaminato il caso e data una giusta pena ai colpevoli.

L’accusa aveva chiesto 14 anni di reclusione per omicidio volontario in concorso per tutta la famiglia Ciontoli per l’uccisione di Marco Vannini, convinta del “coinvolgimento di tutti i familiari in questo episodio": "Questi soggetti hanno perso il lume della ragione, e nessuno ha detto che era stato esploso un colpo d’arma da fuoco. Forse Marco si poteva salvare”Noi de Le Iene con Giulio Golia abbiamo ripercorso tutte le contraddizioni e i misteri che ancora avvolgono quanto accaduto nella notte del 17 maggio 2015

Marco Vannini è stato ucciso da un colpo di arma da fuoco mentre si trovava a casa della fidanzata. Il padre della ragazza, Antonio Ciontoli, avrebbe sparato a Marco colpendolo al braccio. La pallottola ha poi attraversato torace, polmone destro e cuore conficcandosi in una costola. In casa, quella sera, erano presenti, oltre ad Antonio e Martina, anche la moglie di Antonio, Maria Pezzillo; Federico, fratello di Martina, e la sua fidanzata Viola Giorgini (assolta e non coinvolta nella richiesta dell’accusa in Appello). 

Guardate qui sotto tutti gli articoli che abbiamo dedicato al caso.

Marco Vannini, ucciso a 20 anni dal padre della fidanzata

Torniamo sul caso furbetti della raccolta dei rifiuti di Roma sollevato dall’inchiesta di Filippo Roma e Marco Occhipinti. Lo facciamo perché la sindaca Virginia Raggi continua a dare versioni diverse, sia sull’utilità della nostra segnalazione sia sulla commissione di controllo di Ama che avrebbe dovuto vigilare sugli operatori della raccolta. E crediamo che adesso la capitale meriti risposte definitive

L'ultima puntata

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