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Libia, non è un porto sicuro: "Liberiamo i migranti dai centri"

Il governo della Libia starebbe valutando l'ipotesi di liberare i migranti dai centri di accoglienza: "Non sono sicuri". La decisione arriva a due giorni dal bombardamento di un centro nell'area di Tajoura, nei pressi di Tripoli, in cui sono morte 40 persone. Anche noi de Le Iene ci siamo occupati di quanto la Libia sia un porto insicuro. Gaetano Pecoraro ha ascoltato la testimonianza di 9 ragazzi che ci parlano di fame, malattie e torture nei campi di accoglienza

“Dopo il massacro a Tajoura il governo della Libia sta considerando di liberare tutti i migranti nei centri di detenzione, perché la loro sicurezza non può essere garantita”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Fathi Bashagha confermando che i porti libici non sono sicuri. È di almeno 40 morti e 80 feriti il bilancio del raid aereo che nella tarda serata di martedì ha preso di mira un centro di detenzione. Il bombardamento si aggiunge alla continua barbarie che i migranti subiscono ogni giorno in Libia, di cui anche noi de Le Iene ci siamo interessati. Il nostro Gaetano Pecoraro ha raccolto la testimonianza di 9 ragazzi, come potete vedere nel servizio completo qui sopra.

La nuova carneficina ci porta a Tajura, sobborgo di Tripoli. A finire dilaniato dai bombardamenti è stato l’hangar della prigione, dove erano rinchiusi illegalmente oltre 200 migranti. La metà di loro è rimasta gravemente ferita mentre almeno una 40ina sono morti. L’attacco ha il primato di essere uno dei più sanguinari avvenuto con un aereo dell'aviazione del generale Khalifa Haftar. Qualche giorno prima almeno 20 persone sono morte di fame e di sete dopo essere rimaste chiuse per mesi in un hangar della Libia occidentale. La notizia arriva nelle ore in cui è scoppiato il braccio di ferro tra la Capitana della Sea Watch 3, Carola Rackete, e il ministro dell'Interno: "I migranti possono sbarcare in Libia che è un porto sicuro", aveva detto Salvini rispondendo a distanza alla polemica. Ma i fatti dicono ben altro. 

La Libia è il principale punto di partenza per i migranti dall’Africa diretti principalmente verso l’Italia su imbarcazioni di fortuna. Al momento sono 3.800 i migranti illegali detenuti nei centri di detenzione libici. 

“In Libia occorre garantire immediatamente misure di seria protezione per i civili e trasferire i migranti che si trovano nelle strutture di raccolta in luoghi al sicuro dai combattimenti e sotto la tutela delle Nazioni unite”, ha detto il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi.

Fame, malattie, torture continue è quello che i migranti devono subire ogni giorno nei centri di accoglienza libici. Gaetano Pecoraro ha incontrato nove ragazzi che sono stati in questi centri dove non c’era cibo né lo spazio per sedersi, con appena due bagni per 800-900 persone. Uno di loro racconta di essere stato torturato fino a perdere i sensi, anche con l’elettricità. Raccontano di pestaggi all’ordine del giorno, con bastoni e catene. Molti poi finirebbero nelle mani di trafficanti di uomini che chiedono soldi per liberarli.

Intanto in condizioni così disumane proliferano malattie come la scabbia ma anche la tubercolosi. La Iena è stata due anni fa in uno di questi centri e la situazione era già disastrosa, prima degli aiuti delle ong italiane.

Le ong cosa fanno con i soldi dati dallo Stato italiano per intervenire in aiuto dei migranti?  Le autorità libiche permettono un’assistenza? Cosa fanno i capi libici dei centri di quanto viene loro consegnato? Sono domande ancora aperte e intanto aumentano le stragi.

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