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Peppino Impastato, salviamo il casolare dov'è stato ucciso | VIDEO

È di proprietà del farmacista di Cinisi, che non fa nulla per sistemarlo. Anzi, sembra volerci lucrare sopra: ha chiesto fino a 500mila euro per venderlo, quando ne vale appena 80mila. Ismaele La Vardera gli ha chiesto spiegazioni

Peppino Impastato ha sacrificato la sua vita per combattere la mafia: per questo, la notte tra l’8 e il 9 maggio 1978 è stato assassinato in un casolare nella campagna di Cinisi, come è stato raccontato anche nel film “I cento Passi”. Oggi, a oltre 40 anni da quell’efferato omicidio, l’edificio è in stato di abbandono nonostante cinque anni fa sia stato dichiarato bene di interesse culturale.

L’unico a poter intervenire è il proprietario, il farmacista di Cinisi, che però non se ne cura. E anzi, sembra quasi volerci lucrare: quando il Comune ha cercato di comprarlo per salvarlo, ha moltiplicato per quattro il costo dell’immobile perché “è unico per via della vicenda in cui è stato coinvolto, e questo ne aumenta il valore”. Così, dagli 80mila euro iniziale il farmacista è arrivato a chiedere oltre 300mila euro al sindaco. Al fratello addirittura 500mila.

“Dovrebbe essere curato, messo in sicurezza. Così è uno scempio”, ha detto Giovanni, fratello di Peppino, a Ismaele La Vardera. La Iena è andata a chiedere conto della situazione al proprietario del casolare, che però non sembra minimamente in imbarazzo: “Non sto speculando”. Incalzato da Ismaele, non ha fatto nessun passo indietro: “Lei deve fare quello che dico io, pagare 500mila euro”.

Pochi giorni fa, per fortuna, è intervenuta la Regione: sono stati infatti approvati gli atti necessari all’esproprio del casolare, che diventerà bene pubblico. Speriamo che presto nessuno possa più pensare di lucrare sul luogo dove Peppino è stato assassinato dalla mafia. 

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