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Riparte il Giro d'Italia: “Il doping è facile, scoprirlo no” | VIDEO

Alessandro De Giuseppe ha affrontato più volte il tema del doping nel ciclismo. Questa volta ha intervistato Pierre Sallet, medico che si batte contro il doping

Sabato prossimo parte il Giro d’Italia 2019, una delle più prestigiose competizioni di ciclismo al mondo.

Alessandro De Giuseppe si è occupato spesso di questo sport, per affrontare un problema che tutti conoscono ma di cui troppo pochi vogliono parlare: il doping.

Nel 2014 Danilo De Luca, vincitore del Giro poi squalificato per doping, ci aveva detto che secondo lui il 90% dei ciclisti ai vertici delle competizioni mondiali fa uso di doping. Dopo queste dichiarazioni la Federazione Ciclistica Italiana ci aveva querelato sostenendo che dal 2012 è impossibile doparsi e farla franca grazie al cosiddetto passaporto biologico, una tecnica antidoping che permette di tracciare la media del valore del sangue nei corridori evidenziando qualsiasi oscillazione.

Due anni fa però vi abbiamo anche mostrato un medico francese, Pierre Sallet, che ha fatto vedere come anche i controlli del passaporto biologico si possono eludere. Dopo l’esperimento questo medico ha contattato l’agenzia mondiale anti doping per mostrare cosa ha scoperto ma non ha ricevuto alcuna risposta. “Quello che mi dà fastidio è che i nostri dati sono a disposizione di tutti ma nessuno li considera”, dice il medico.

Siamo tornati da Pierre che ora sta indagando un metodo per doparsi che prevede l’utilizzo di microdosi di Epo che permette di mantenere il passaporto biologico biologico. Le microdosi sono molto difficili da rilevare ai controlli ma se fatte con continuità migliorano la prestazione.

Potrebbe anche esserci “un problema di conflitto di interesse perché a gestire l’antidoping sono le stesse federazioni che promuovono lo sport”, dice ancora Sallet.

Quindi il problema resta aperto: chi vince è realmente il migliore o solo il più bravo a eludere i controlli antidoping?

 

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